venerdì 11 novembre 2011

Si chiude una porta ma attenti che la finestra è spalancata.

Figuratevi se la chiudono quelli che in questi anni non hanno fatto i compiti ed adesso temono il “voto”…

Con la solita canzone di De Gregori nella testa assisto all’ennesimo capitolo della balzana commedia ordita da un soggetto senza scrupoli, incosciente talmente tanto da risultare quasi goffo e incolpevole di cose troppo serie per essere attribuite al suo cervello. In realtà, così come la musica che ho in testa, le parole di questo dramma sono state sempre le stesse negli ultimi anni, verbi usati per eludere, frasi offensive atte a distogliere dal centro dei problemi, quelli veri; insomma uno stile, che va ben oltre il Berlusconismo, che forse mai nessuno replicherà, ma che sicuramente tanti adepti ha fatto. Con la seconda votazione sul rendiconto dello stato si sancisce la fine di un’epoca, la fine di quei governi retti e guidati da Silvio Berlusconi, che mai più sarà, o almeno spero, presidente del consiglio italiano. Qui come in altre occasioni, senza nostalgia si guarda al passato, accorgendosi che le foto di Ruby e della D’Addario sono diventate qualcosa di più che volti di Escort, pensando che i fascisti che ancora fanno il saluto romano possono essere presidenti di regione o onorevoli, e così via. Ma in fondo lui ci ha saputo prendere, almeno la maggior parte di noi, lui era ricco, lui era quello che ce la faceva, lui era quello tanto ardito da provarci, che alla fine pure vinceva, come non ricordare lo slogan: l’imprenditore prestato alla politica, etc. etc. etc. Alla fine però come finì De Gasperi finisce anche Berlusconi, certo non è proprio la stessa cosa, perché tutti finiscono, tutti, forse. In realtà non credo che Berlusconi finisca qua, troppe sono le sue pendenze, troppi i conti in sospeso, troppo ricca la sua storia per non recitare ancora un’ultima drammatica parte prima dell’addio. Ma se il colpo di coda che penso arriverà, anche se spero ovviamente nel contrario, è di fatto un’incognita frutto del mio pensiero, cosa certa è ciò che a breve avverrà, che alla luce dei nomi, i potenti della terra sapevano già da qualche tempo. Proprio qualche giorno dopo la votazione parlamentare, Napolitano ha nominato senatore a vita quel Mario Monti che sarà il sostituto del Cavaliere e che traghetterà l’Italia in questa tempesta. Certo Napolitano ha fatto bene ha creare questo ponte ideale tra le borse e le istituzioni, facendo capire palesemente che colui che porterà i conti a posto fa ormai parte del Circus politico dell’Italia, che quindi potete cominciare a rasserenarvi, vi restituiremo quanto dovuto. Fondamentalmente si declina il parlamento non più come luogo di rappresentanza del popolo che deve legiferare, ma al massimo come luogo dove i rappresentanti del popolo devono leggere ed approvare, per lo più possono dare una mano, se richiesta, perché ora ci sono quelli bravi, quelli che sanno come fare funzionare le cose. Questo è quello che succederà, quello che alla fine vogliono un po’ tutti, dal centro ad una certa sinistra ed una certa destra, ognuno con motivi diversi e propri. L’Udc non le vuole proprio le elezioni, sarebbe presto per proporre uno schema da Terzo Polo che con l’attuale legge elettorale gli assegnerebbe sempre un ruolo secondario, meglio il governo tecnico, dove rivendicare le esigenze del Proporzionale come garanzia di rappresentanza; a ruota anche gli amici dell’Udc sono contrari alle urne, Il Fli ad esempio non saprebbe come riempire le liste di uomini forti, meglio aspettare un anno e prendersi sul territorio uomini del Pdl che vedrebbero con Fini una maggiore possibilità di elezione, stesso discorso per l’Api di Rutelli, oddio li sono talmente pochi che anche tra un anno la situazione sarà similare, certo però meglio non staccarsi dal treno Casini-Fini. A sinistra la situazione ha del ridicolo, solo le ultime giornate drammatiche hanno fatto prendere il la alla corsa del Pd che finalmente mostra fiero il suo volto, a noi- dicono- non fa paura nessuna soluzione, perché siamo il primo partito in Italia; vero il Pd è il primo partito d’Italia, ma lo è esclusivamente perché resta vago ed indefinito, lo è perché non si capisce che cosa voglia, Letta smentisce Fassina, Bersani ha contro il Grullo di Renzi e il solito Veltroni, e c’è anche D’Alema, vabbè quello c’è sempre: qualora il Pd andasse al voto, non avendo in questi anni elaborato una dottrina chiara, si ritroverebbe o con Idv e Sel o con il Terzo Polo, in ogni caso perderebbe pezzi di elettorato, che rimarrebbe interdetto dalle scelte. A destra la Lega pur urlando si accontenta di fare l’opposizione muta di un governo tecnico per non essere più sorda di fronte il proprio elettorato, facendo un anno di volgarità tipicamente Bossiane o Borgheziane, con la speranza di potere ridire con vigore Roma Ladrona. Il Pdl infine è spaccato tra chi sicuro di un seggio vorrebbe le elezioni, anche perché potrebbe togliersi di torno parecchie ciurme ex-An che mai si sono trovate a casa nel Pdl nazionale, tranne chi in An credeva poco; dall’altro lato del Pdl c’è invece chi sa che, specialmente al sud, certe cose non le puoi più propinare, come da tempo non lo puoi fare neanche al nord, vedi Milano, e del resto Napoli ne è la conferma, ed allora meglio sopravvivere, meglio arrivare a quel benedetto 2013, sperando in miracoli, od in caso accontentandosi del vitalizio. Restano fuori tre partiti, in realtà ci sono pure i Comunisti, ma loro non li conto perché in larga parte ormai sono movimento d’opinione e dall’altro, nella figura di Di Liberto hanno fatto capire che possono barattare voti di fiducia con inserimenti nelle liste del Pd, insomma un quadro astratto, tutto da capire. Dicevo di tre partiti, La destra, Idv e Sel. La destra in realtà è probabile che non corra proprio alle prossime elezioni inglobandosi nel Pdl oppure lo faccia sperando di raggiungere quella soglia per accedere ai rimborsi elettorali; Sel e il suo leader, Vendola, sono l’unico partito che vuole coeso le elezioni, la cattiveria mi porta a dire che le vogliono perché sono gli unici di quelli citati fuori dall’attuale parlamento, anche se sarei contento di vederli negli scranni per misurane coerenza e capacità; infine Idv, la più delicata delle questioni, non per i numeri che di per se incarna, ma perché il leader interpreta una posizione, ma la base ne vuole un’altra: infatti Di Pietro un po’ fuori da giochi veri in un esecutivo tecnico, vorrebbe il voto, anche se diplomaticamente dice di non avere pregiudizi su Monti, la base invece, al di là della battuta sgradevole sugli uomini in camera da letto, gli rimprovera questa scelta, auspicandosi maggior senso di responsabilità. Di sicuro qualcuno avrà ragione, attualmente l’Idv non ha ancora capito chi. Questa è la situazione attuale, una realtà consegnata nelle mani di un economista, che speriamo ci consideri uomini e non numeri, che appartiene a quella cerchia di semi-dei che sta conquistando il mondo, gli uomini Goldman Sachs. Mario Draghi è un uomo di quella banca, e lo è anche Mario Monti e il sostituto di Papandreu nel governo greco: Papademos, tutta gente che avrà enormi poteri, non avendo alcuna investitura popolare. E’ chiaro che non è il momento di abbandonarci ai complottismi, perché dovremmo farlo, sol perché Gianni Letta ed Enrico Letta, zio e nipote, entrambi numeri 2 dei due maggiori partiti italiani, Pdl e Pd, sono pure dello stesso giro. Meglio fare finta di niente e dire in calce a questo testo, umilmente cosa sarebbe giusto secondo me. Credo che il nostro stato, nonostante lo Spread, sia un grande stato, ma non lo dico perché lo pensa così Bersani o Casini, no, la penso così perché la storia ce lo insegna, perché sono le centinaia di volte in cui il nostro popolo è stato sul baratro che ci fa scattare qualcosa dentro che ci porta a dare di più, a fare meglio. Siamo sopravvissuti al fascismo e non lo faremo al Berlusconismo, non ci credo, nonostante quest’ultimo sia più ostico perché ci è entrato nel midollo. Ma nel concreto cosa farei, o per meglio dire cosa mi auspicherei? Per primo mi aspetterei che questo governo tecnico duri lo spazio di un fiato, e che si vada al voto, anche con l’attuale legge elettorale, che veramente urge di un cambiamento, ma nel breve si può ovviare. Come? Semplice con le primarie, tutti quegli schieramenti che credono nel diritto di voto organizzino le primarie per scegliere i leader e la composizione delle liste sul territorio. Per carità il problema non si risolverebbe totalmente, ma almeno nelle grandi linee vi sarebbe una responsabilizzazione del popolo e soprattutto un coinvolgimento delle masse che vogliono tornare a contare e per l’ultima volta possono rinunciare a scrivere un nome nella scheda a patto che i partiti abbiano la responsabilità politica di chi inseriscono, e non solo la responsabilità del numero di voti che portano al leader nazionale. Le segreterie devono riaprirsi, scendere per le strade e con i gazebo piantati fermare la gente e spiegare cosa serve e dire cosa Berlusconi ha sbagliato. Ma forse vaneggio, forse avrà ragione la maggioranza dei partiti politici e quindi sarà meglio affidare tutto all’esimio professor Monti, sperando che almeno lui pensi alle nuove generazioni, non nel modo in cui lo faceva Mr B.

Aggiungo in fine un link, forse li c’è raccontato perché ce la faremo, perché ce l’abbiamo sempre fatta:

http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=wLHqOVJOCME#!