mercoledì 30 ottobre 2013

Tra Letta e Crocetta si fanno i conti a Mazara.

Parlare di elezioni amministrative a sette od otto mesi dalla loro celebrazione è esercizio di stile stupido, certamente anche a Mazara. Farlo significa affondare pesantemente le mani nel presente, disegnando scenari scarsamente futuribili, magari anche realizzabili, ma di sicuro non più veritieri di ipotesi altre, apparentemente errate in questa fase.
                                   
Il nocciolo della questione gira tutt'intorno a due fattori spaventosamente lontani culturalmente ma imbarazzantemente vicine nella contemporaneità del sud. Da un lato la capacità e sapienza politica di taluni soggetti, dall'altra la crisi non più strisciante ma che fa inginocchiare larghe fette della popolazione: anche chi, fino a qualche mese fa, era troppo orgoglioso per ammetterlo. 

Chi sono i sapienti della politica? 

Sicuramente è sapiente chi sa che, a parte alcuni patti di ferro fortemente personali, tutti i discorsi fatti la mattina potrebbero non esistere più al pomeriggio, e quindi è inutile scendere in una guerra di trincea, cercando accordi pubblici al ribasso. Meglio stare nell'ombra, vantando la propria forza vera o presunta.
Nicola Cristaldi
Questo fa Cristaldi, attuale sindaco, che lascia intendere la propria potenza personale, come al solito intrisa di tracotanza, e pone gli altri come nemici del suo “buon governo”: tutte le trattative che ci sono, perché ci sono e si vedono, sono sempre ammantate di personalismo, quindi ecco perché chi viene mandato via, finanche dalla giunta, ha sempre l'area del cacciato perché inutile o traditore.





In questo solco, magari con una cultura meno ostentata, forse perché meno presente, sta Torrente.
Vito Torrente
Il suo è uno star dietro meno silenzioso: <<chi non ha parlato del suo avvicinamento a Pietro Marino, ex fedelissimo di Scilla, ora passato alla corte di Torrente?>>. Il resto però è, per i più, soltanto un susseguirsi di illazioni circa la forza dei sui colonnelli, dalle liste che sarebbe in grado di tirare su, e delle amicizie all'ars, che nonostante le prese di posizioni, potrebbe ancora vantare. Vito Torrente vuole diventare sindaco, e lo voleva già anni fa, ma la prudenza tipica degli affaristi, ed il parere delle altre forze della coalizione, gli consigliò di deviare su candidati più rassicuranti come Vinnuccia Di Giovanni, che però stava alla politica come la neve la sera di ferragosto. Vito Torrente può diventare sindaco, ma è conscio di non potere sbagliare mosse, essendo il suo un gioco di potere al rialzo, pur basandosi sulla sorte della sola città di Mazara.


La domanda spontanea a questo punto è: chi sono gli ignoranti della politica?

Gli ignoranti, e ce ne sono molti, sono quelli che già vanno correndo per accaparrarsi posti di assessorato da questo o da quel candidato, o chi crede che già oggi i giochi siano fatti. Tutto, certamente troppo, deve ancora avvenire, e non scordiamoci che anche a liste chiuse i giochini sono ancora fattibili.

In mezzo, tra sapienti ed ignoranti ci stanno i <<sapienti costretti a fare la guerra di trincea>>. Due soggetti importanti per alterni motivi stanno muovendosi, pur essendo politici di lungo corso.
Giorgio Macaddino
Da un lato c'è Macaddino. L'ex sindaco, per questioni personali, alcune tristemente giudiziarie, non può apparire in prima persona, specie in un pd che ogni tanto si ricorda della questione morale. Allora cerca di guidare il partito da fuori. L'elezione a segretario del consigliere Francesco De Blasi, non con una mozione unitaria, è il chiaro simbolo che due cose sono cambiate: Torrente è meno vicino di quello che si pensi al pd; la fronda minoritaria, incarnata da Giampiero Giacalone ed il dott. Palermo, non può che uscire dal partito se non vuole adattarsi al volere dei Macaddiniani.


Nella sponda opposta a Macaddino, sta Pino Siragusa.
Pino Siragusa
Lui è il candidato naturale del Pdl-Forza Italia, è l'alfiere in città del senatore D'Alì, ed è sempre stato li. Per la forza ideologica che il Berlusconismo ha a Mazara e nel trapanese Siragusa dovrebbe avere vita facile, facilissima. Proprio il suo referente politico, però, mesi addietro gli ha un po rovinato la festa. L'entrata del forte Scilla nel pdl pone questioni di non poco conto nel partito di Berlusconi: può Scilla stare fermo e comunque mantenere il potere su un esercito così vasto e così ardito? Può Siragusa non essere il candidato a sindaco per il pdl-forza italia? Discorso espandibile anche ai colonnelli: quelli di Scilla vogliono correre, consci di una loro forza sul territorio, liberi da condizionamenti palermitani e romani; i pdellini al contrario voglio mantenere quella leadership sul pdl locale, che gli permetterebbe di avere anche una crescita maggiore a livello regionale e nazionale. Di certo Siragusa è artefice del suo destino, ma i voti di Scilla faranno gola a molti, insieme od in ordine sparso.

Ora starete pensando:<< ma questo non aveva esordito dicendo che era stupido addentrarsi nella guerra dei voti sette od otto mesi prima delle elezioni?>>.
Si, rispondo, e ne sono ancora convinto, ma stupido lo sono sul serio, e quindi penso anche che in questo momento, nelle intricate matasse sopra descritte, per sommi capi, vadano aggiunti altri dati per una reale comprensione degli avvenimenti futuri. Le sfere alte dell'amministrazione del nostro paese sono in fibrillazione, specie il governo Letta, ma quasi tutto potrebbe rimanere quello che è almeno per larga parte del 2014.
Enrico Letta
Il consiglio dei ministri attuale è difeso dal Presidente della Repubblica, che ne è di fatto il premier politico, e questo potrebbe essere una forte garanzia, anche se può esserci la furbata del decadente Berlusconi. L'ars, a meno di clamorose defezioni, improvvise ed inaspettate, è anche quella bloccata. Crocetta ha superato la mozione di sfiducia proposta dai Grillini, e il modo in cui l'ha superata dimostra che anche a Destra non c'è tutta questa voglia di lasciare la poltrona per paturnie ideologiche.
Toni Scilla
La domanda quindi è: ma se Scilla e Pecorella non possono essere sindaco di Mazara, chi per scelta, chi per mancanza di posto, che fanno visto che non possono ambire a fare gli onorevoli? Domanda che certo pesa molto di più a Scilla che a Pecorella, reinventato e reinventabile fin troppo negli ultimi anni.

La mancanza di spazio in alto, ovvero della possibilità di concorrere per la provincia, abolita per farla breve, per la regione e forse per le camere, potrebbe complicare le cose anche a sinistra: può stare fermo Giampiero Giacalone?
Giampiero Giacalone
Può bastargli una moglie consigliere comunale, od eventualmente ritornare a farlo lui? Sicuramente no, ma neanche quella di sindaco allo stato attuale è una strada percorribile. Certo lui non resterà a guardare gli svolgimenti con le mani in mano.

Ultima, ma non ultima, questione è quella della crisi.

Ne avevo accennato all'inizio e per forza di cose, non posso dimenticarla. Mazara, anche per motivi storicamente complessi, è quasi un cadavere, ed alcune sue realtà economiche e sociali sono ormai in decomposizione incontrollata. Questo è il primo dei motivi per cui si prevede un numero enorme di candidati al consiglio comunale, quei famosi “signor nessuno”, che non finiscono mai sui giornali, che però hanno l'ardire di conoscere tizio o caio e sono altresì, a loro unico parere, titolari di almeno venti voti. Questi, per ignoranza o cretinaggine sono persone che hanno il solo scopo di lucrare, anche per disperazione personale, sulla politica. Sono convinti di entrare in consiglio e mettere bocca su un po di affari, che ormai non esistono più, per tirare via qualche migliaio di euro per loro, confortati da una classe dirigente che del resto lo fa per milioni di euro. Alcuni devono riempire le liste e raccogliere un po di voti per ricambiare qualche favore ricevuto al politichetto di turno. Tutta questa gente è per diversi motivi comunque illusa dai potenti e disillusa dalla società e dalla politica. Se i candidati al consiglio dovessero superare le 500 unità, per soli 30 posti disponibili, Mazara ed i mazaresi dovrebbero vergognarsi: questa non è più democrazia, ma la peggiore delle “stronzocrazie”. 


Ivano Asaro
Ivano Asaro