martedì 3 settembre 2013

Centinaia di milioni spesi sul mercato, e il fair-play finanziario?

Mirko Scimemi
Come pronosticavano in molti, è stata l’estate delle grandi punte, da Falcao e Bale, tutte le grandi europee, o chi lo vuol diventare come Napoli Monaco e Fiorentina, hanno fatto shopping in attacco. 
I soliti sceicchi hanno portato in Francia giocatori come Cavani e Falcao per cifre che hanno fatto felici le casse delle società da cui provenivano. In Germania il Bayern “piglia tutto” si è rinforzato andando a prendere Mario Goetz e Thiago Alcantara su richiesta esplicita di Pep Guardiola. 
In Spagna invece come ogni anno non si bada a spese, le big hanno fatto acquisti che nessun club potrebbe sostenere, montagne di euro per rinforzare reparti già abbastanza coperti. Per tradizione Barcellona e Real, che fatturano il doppio delle società italiane, nelle sessioni estive devono piazzare il colpo, non tanto per migliorare la squadra, ma per fini mediatici. A inizio estate Neymar, acquisto blaugrana per un totale di 67 milioni, e nell’ultimo giorno di mercato i blancos hanno ufficializzato per ben 99 milioni Gareth Bale, asso ex Tottenham che ha suscitato l’invidia di C. Ronaldo diventando l’acquisto del Real Madrid più caro di sempre. Acquisti, si sensazionali, ma allo stesso tempo irrilevanti per innalzare il livello della squadra, in quanto si va a potenziare l’attacco tralasciando le falle difensive che Real e Barca si portano dietro da almeno due stagioni. 


Il vero mercato si è svolto in Italia, non abbiamo preso né Bale né Neymar, ma grazie a cessioni onerose o ingenti ricavi negli ultimi anni, le italiane hanno arricchito la nostra Serie A con Tevez, Higuain, Gomez, per non parlare dei ritorni dei vari Kakà e Maicon, che anche se ultratrentenni hanno sempre un certo appeal. Ma non solo attacco, chi più chi meno, ha pensato a sistemare i difetti alla base, rinforzando difesa e mediana e diventando sempre più competitivi, attrezzando i rispettivi club per sostenere l’onere degli impegni europei. Certo non siamo in grado di competere contro le corazzate spagnole e tedesche, ma sicuramente non possiamo ritenerci così inferiori come lo è stato negli ultimi anni, adesso è il momento di fare esaltare il valore del calcio e non del denaro, non può sempre vincere chi ha più soldi, alla fine deve esultare chi fa grandi cose con quello che si ha,entro i limiti del normale. 

Una cosa sola mi meraviglia: l’immobilismo di Platini. Il presidente che ha introdotto il fair play finanziario, rimane quasi impassibile di fronte all’esborso di cifre astronomiche, come è mai possibile? Alcune squadre si sono messe in norma, chi ha dimezzato il monte ingaggi, chi ha cercato di aumentare i ricavi con gli sponsor, insomma si sono dati da fare, ma coloro che arrivano sempre in fondo alle competizioni europee non badano a spese. Vogliamo il rispetto del fair play anche noi monsieur Platini, o la paura che il calcio italiano primeggi di nuovo la preoccupa non poco?
         



Mirko Scimemi