sabato 18 gennaio 2014

Ciao, Liliana Pinta. Ti ricorderò così

Liliana Pinta
Scrivere, raccontare, descrivere, farlo con onestà intellettuale e metodo sono per me abitudini quasi quotidiane. Scrivere, parlare, discutere e riflettere sono gesti di cui non potrei fare a meno, sono parte del mio modo di essere. La ricerca della professionalità, provando ad imitare i bravi giornalisti, la voglia di essere mezzo e risultato di una società civile e funzionante, sono il punto di arrivo e la consacrazione dei valori in cui credo. Questo blog, condotto insieme a volenterosi amici, ne è dimostrazione e conseguenza. Ho spesso cercato il perché di questi miei interessi, che alcuni chiamano ossessioni, altri hobby, io semplicemente passioni. Ho di frequente pensato che lo spunto paterno sia stata la prima e più grande delle scintille, così come ho spesso identificato in una donna, estranea alla mia famiglia, il primo punto di riferimento professionale. Questa donna oggi, un triste 18 gennaio, è venuta a mancare e di lei ci resterà la sua parte migliore, ovvero la forza del suo metodo e la pervicacia delle sue convinzioni. Questa donna è Liliana Pinta. Per la mia città, ovvero per Mazara, il nome di Liliana rappresenta molto. Tutti i miei concittadini hanno almeno una volta seguito un suo programma nelle televisioni locali, alcuni ne ricordano sicuramente le vicende politiche, altri ancora il solo fatto di averla incontrata per questioni didattiche.


Liliana Pinta è stata giornalista, opinionista, politica ed altro ancora. Averla conosciuta significa necessariamente averci sbattuto il muso, perché lei era quello che era, nel bene e nel male, professionale e perfezionista, antipatica o simpatica, lei era lei. Per questioni anagrafiche, ed anche mentali, non posso accodarmi al coro di quanti ne faranno una biografia più o meno sintetica, ma certamente posso dire e dirvi quello che Liliana Pinta è stata per me. Vi dicevo all'inizio, ovvero quando mi auto descrivevo, non senza annoiarvi, che la mia passione per l'informazione e l'opinione è nata da piccolino, sia grazie all'aiuto di mio padre, sia grazie all'aiuto di Liliana. Ero un piccolo alunno della scuola elementare C.D. Castiglione (che tutti localmente conoscono come “Santa Gemma”). In terza elementare, ovvero 16 anni fa, l'allora preside dott. Graziella Lisma, propose ai giovani studenti un corso pomeridiano molto particolare, credo fosse uno dei primi anni, cioè il corso di giornalismo. Io affascinato dall'idea vi presi parte, come la gran parte dei miei pari età. La relatrice, praticamente maestra di giornalismo, fu Liliana Pinta. Di quei mesi mi resta molto, dalle riunioni di redazione, alle tecniche, alle visite guidate in cui dovevamo fare le domande “cattive” agli intervistati. Mi rimane il momento in cui mi scelse per la redazione del giornalino scolastico, perché ero stato bravo a sintetizzare l'ultimo libro letto. Mi ricordo di lei la frase un po infastidita: “Ieri sono stata al commerciale e credetemi mi trovo meglio con voi delle elementari”. Liliana era così. Un giorno mi chiese, e credo che questa domanda la ripetesse spesso: <<cosa serve per scrivere un buon articolo?>>, io da bambino spaventato risposi:<< un computer con la tastiera>>. Mai risposta fu più sbagliata. Lei mi corresse anche con un certo perfezionismo:<< Per scrivere un buon articolo serve un cervello, della carta e penna>>. Il suo metodo, il suo essere coinvolgente mi impressionò e se nel tempo ho agito ed ho pensato in un certo modo è anche merito suo.


Anni dopo, nell'estate del 2011, ci incontrammo di nuovo: fui intervistato proprio da lei nella famosa trasmissione “Promossi o Bocciati”. Il tutto avvenne grazie all'amico Nicola La Grutta, che sapendo dell'impegno profuso, insieme ad altri, per il raggiungimento del quorum sui referendum di quell'anno (temi erano la ri-pubblicizzazione dell'acqua, no al ritorno al nucleare, no al legittimo impedimento), mi propose come soggetto da intervistare. La trasmissione (di cui potete qui apprezzare il contenuto) è stata per me un'esperienza importante, soprattutto per i discorsi fatti prima e dopo la registrazione. Il poterle ricordare quei corsi di 12 anni prima, il potere dire quanto per me erano stati importanti, prendersi i complimenti proprio da lei, fu per me motivo di soddisfazione ed orgoglio. Oggi in questa triste giornata posso ricordarla per tutto questo, ringraziarla per tutto questo, e lasciarvi con l'immagine della luce dei suoi occhi quando si animava per le lotte per il mantenimento e la difesa dell'ospedale cittadino, occhi che erano vivi ed infuocati di passione civica, nonostante gli acciacchi del suo corpo.



<<Liliana devo dirti grazie prima di salutarti perché mi hai insegnato un metodo, e mi hai fatto capire quanto l'opinione sia politica e la politica sia frutto dell'opinione.>>







Ivano Asaro