mercoledì 11 gennaio 2012

Mazara,ospedale, Pd e...Buon Anno

C’erano una volta i simboli; c’erano una volta le belle storie, quelle che finivano con il "vissero felici e contenti"; c’erano una volta anche le storie che non erano belle ma solo importanti, quelle che vissute nella loro pienezza mettevano insieme gente diversa sotto uno stesso colore, sotto uno stesso sogno. C’era una volta anche la forza di non salire mai su certi carri, da vincenti o meno, perché una storia importante vissuta con ipocrisia, non conta se bella o meno, non merita di essere vissuta nè tantomeno condivisa.

Dare uno sguardo al passato, a quello che è stato, da la nozione chiara di quello che non è più e che dovrebbe essere il punto di partenza.

Tanto d’incipit non è casuale poiché a differenza di quanto fatto fino ad adesso non rivolgerò l’attenzione a tematiche teoriche, non guarderò criticamente al generale. Questo nuovo anno va inaugurato con qualcosa di diverso, un superamento di Sosta Vietata e di Canto Libero (che spero non vi dispiacerà), certo non disdegnando in futuro articoli meno “particolaristici”.

Ci sono giorni come altri, che passano da calendario, veloci e netti; ci sono giorni che segnano, che se anche non indicati in rosso sul calendario descrivono, incidono e colorano una vita, una città, una società. Il 29 dicembre 2011 per molti di voi non vorrà dire nulla di particolare: per carità compleanni ed onomastici, anniversari e commemorazioni sono liturgie importanti nella nostra cultura, ma quello a cui mi riferisco è altro. Se dico 11 settembre, senza specificare l’anno, tutti direte "torri gemelle" (così di getto!), magari non ricordando di quanti aerei realmente si componesse l’attacco, di quanti civili innocenti dolorosamente si descrivono sommariamente gli ultimi istanti di vita come l’evento topico della storia recente. Eppure senza volere arrivare ad alti livelli di esagerazioni nel piccolo della Sicilia occidentale, il 29 dicembre non è una data da superare velocemente. Di sicuro non è importante perché l'emittente televisiva Telejato di Pino Maniaci è sull’orlo del baratro e nessuno sembra accorgersene, neanche quella politica attenta ed antimafia (ahahahahaha!); di sicuro non è importante perché ci si apprestava a vivere uno dei capodanni più tristi dell’ultimo 15ennio dal punto di vista sociale nonché lavorativo; di sicuro non lo è neppure per tanti altri motivi seri di cui però la maggior parte dei divora-reality beatamente se ne infischia. Niente di tutto questo: il 29 dicembre a Mazara del Vallo c’è una sessione APERTA del consiglio comunale dal tema “OSPEDALE” (nel merito della questione rimando a gente più preparata di me che citerò più avanti in questo stesso testo). La sessione, per la verità, si consuma sempre secondo cerimonie ormai statualizzate nella prassi del consiglio, ad un occhio, stanco o peggio disincantato, poco verrebbe insolito: insomma tutto come da copione. Ma nella consuetudine non c’è per forza la verità, figuriamoci la giustizia. Ed allora i motivi per parlare di questa giornata sono parecchi: si potrebbe ad esempio cominciare dicendo che due consiglieri, nello specifico Iacono e Ballatore, magari per motivi degni, hanno precocemente abbandonato la seduta, senza motivare tale gesto. Non è che avessero l’obbligo di farlo, ma risultando presenti (gettone in tasca!), di fatto non lo erano: io, da ingenuo quale sono, non ne capisco il perché...sarebbe una giusta cosa spiegarlo; ancora si dovrebbe chiedere perché un sindaco, una giunta, una maggioranza ad essa collegata, correlata, costretta, siano assenti in blocco. Per la verità le domande sono due:

- Politicamente come si scioglie l’intreccio Mpa-Pdl, nemici alla regione, strani alleati nella Città del Satiro? L’assessore Russo manifestava certe intenzioni e tempi per le sorti sanitarie mazaresi, dall’altra parte il sindaco prometteva lotte contro la volontà di togliere il punto nascite nella nostra città. Sarà una coincidenza, ma entrambe le rette apparentemente incidentali si sono risolte in un muto parallelismo, rimanendo inevase. Indovinate chi ci perde…

- E poi oltremodo risulta strano che la figura più carismatica di una città sia assente laddove la città lamenta le peggiori, non uniche, carenze.

E’ vero, tutti questi sono punti interessantissimi da trattare (con la salute non si scherza del resto), ma pensare che le nostre vite e la nostra stessa sorte siano affidate a chi da una parte, prima credeva che Ruby Rubacuori fosse la nipote di Mubarak ed appartiene ad un partito che s'indigna contro chi fa i controlli fiscali ai ricchi, e dall’altra ad un governo regionale senza nessuna legittimazione elettorale ma fatta da “inciucioni” in cui lo stesso presidente, Lombardo, oltre alle storie che lo riguardano, si permette di dire che i 16 mila euro di stipendio mensile siano appena decenti, soprattutto dopo le tragedie sociali che si stanno consumando, beh mi lascia basito e speranzoso che presto un voto possa ripulire tutto questo. Altro però è quanto mi ha maggiormente colpito in questo 29 dicembre 2011, e non mi riferisco alle capacità oratorie di certi consiglieri (ahahahahaha!), quanto piuttosto alla compagine del Pd locale. Che il Partito Democratico abbia problemi a livello nazionale, tra le varie correnti che si fronteggiano per poltrone e direttivo, è tutto fuorché un segreto: d’altronde i Veltroni ed i D’Alema non sono soggetti sconosciuti e come loro tanti altri subordinati nella galassia delle inutilità politiche. Ma la cosa che più sconcerta è che a livello periferico la situazione è anche peggio. Dall’alto la linea non univoca, dal basso invece proviene l’equivoco. Nell'assise comunale i consiglieri comunali del Pd si scagliavano (spero sapendo di fare cosa senza velleità alcuna), sia contro il sindaco assente, che con la sua non presenza mette sempre tutti d’accordo, sia contro l’assessore Massimo Russo. Ma come? Contro Massimo Russo? Ma non ne avete sostenuto il candidato Vinnuccia Di Giovanni? Vabbè mi si dirà che “sono passati anni, le considerazioni sono diverse alla luce dei fatti sopraggiunti”. Non ci avevo pensato. Si, ma allora perché se l’operato dell’assessore è deprecabile il Pd di Lupo ne sostiene l’azione nel Consiglio Regionale? Non si può essere bravi e scellerati allo stesso tempo. Ma chiedere questo ai consiglieri comunali locali risulta fuori luogo, perché il coordinatore cittadino è fuori dagli scranni del massimo consesso cittadino. Per questo io chiedo direttamente alla coordinatrice Caterina Agate:

- Qual è la reale posizione del Pd nella vicenda ospedale?

- Perché Camillo Oddo e Baldo Gucciardi non spiegano ai tesserati ed elettori della provincia di Trapani perché è giusto fare sopravvivere il governo Lombardo alle condizioni attuali?

- Perché i Big del Pd non vengono nella nostra città a dire cosa voglio fare per questo pezzo di territorio?

Ed ancora:

-Perché il Pd mazarese è sempre alla ricerca di un “Papa Straniero”, ora Vinnuccia di Giovanni, alias Massimo Russo, quota Mpa, ora Tony Scilla, che per altro non risparmia mai all’ormai primo partito d’Italia, nella sua declinazione trapanese, sferzate anche parecchio piccate, da leggere non solo fra le parole?

- Perché persone che potrebbero dire la loro nel centro-sinistra sono state lasciate fuori nonostante abbiano investito il loro buon nome per la faccia di questa città?

Spero veramente di ricevere delle risposte, anche se chi d’illusioni vive diciamo che rischia di morire, almeno, “disilluso”. Certo queste domande saranno state fatte svariate volte, e tante svariate volte mi sarà capitato di non leggerle. Inoltre la situazione pensandoci è ancora più complicata allargando lo sguardo: il Partito Democratico nella nostra città conta meno di una realtà neonata come FDS (Forza del Sud) e non si può dimenticare quanto Ciro Caravà sia vicino. Tutto ciò meriterebbe qualcosa in più che qualche comunicato stampa. Meriterebbe attenzione ed impegno!

Come mia consuetudine però non mi fermo agli attacchi, poiché la pars destruens, ovvero le critiche, anche se fatte in buonafede hanno il solo compito di far notare il problema, non certo di risolverlo. La parte difficile è dire cosa fare e come, senza però essere convinti di essere maghi o strateghi. Bisognerebbe partire dal coinvolgimento che attualmente è assente. Le elezione prima di Veltroni e poi di Bersani alla segreteria e l’enorme mole di voti usciti dal nostro territorio dimostrano la voglia di esserci e di contare che andrebbe alimentata non dispersa: chi sa realmente dove sia la sede del Pd mazarese? Non solo il Pdl deve stare sul territorio o nel corso principale. E ancora: i giovani mancano o quelli che se ci sono vengono messi in naftalina? Dove sono le loro iniziative, le loro volontà ed i loro rappresentanti; perché un giovane dovrebbe approcciarsi al Pd se non vi sono coetanei da loro scelti? I giovani non devono essere il surrogato dei vecchi, così come nessun giovane con la passione politica deve illudersi di potere crescere all’ombra di un uomo mediocre se non vuole emularne la mediocrità. E’ vero che le ricette sono banali, semplici, ma addirittura questa semplicità può essere decisiva. In precedenza avevo fatto riferimento a chi più e meglio di me poteva parlare dell’Ospedale di Mazara e dell’attuale difficoltà e mi riferivo al “MOVIMENTO DI AZIONE POPOLARE”. Questo gruppo, formatosi spontaneamente sull’onda crescente d’indignazione, ha creato nello stupore generale, e da alcuni tristemente celato, una magia ed al tempo stesso una riscoperta dei valori civici. La bellezza dello stare insieme, del manifestare con la genuinità delle proprie idee senza preconcetti, rimettendoci soldi e salute, passando notti insonni dentro l’ospedale. Quella forza che proprio il Pd ha perso e che non può ritrovarsi solamente in pancia. Il Pd dovrebbe partire da queste realtà, da questi splendidi cittadini che vogliono il loro diritto così com’è giusto che sia. Partire da questi movimenti, dove si parla a discapito di età e di titolo di studio, dove non c’è un parola ed il coro, ma le diverse opinioni da cui si può anche dissentire, è l’humus che rende un club un partito, un sogno un progetto, una sfida un percorso.


Per carità, cari democratici, poi potete sempre ignorare questa gente e restare come siete: trasparenti.

Ivano Asaro

domenica 8 gennaio 2012

Rivoluzione: Stazione Milano Centrale, binario 24.


In questi giorni, in assoluta continuità con l’anno appena trascorso, si percepisce tra le strade, nei luoghi pubblici e soprattutto in rete, un apparente desiderio di cambiamento, di svolta, sempre più spesso ci troviamo al cospetto di un termine impegnativo come, rivoluzione.

Ho usato volontariamente due aggettivi: apparente e impegnativo, proprio perché stanno alla base di una domanda, ovvero un dubbio sortomi qualche tempo fa, ma gli italiani la vogliono davvero cambiare questa nazione?

­“Rivoluzione: improvviso cambiamento di idee, condizioni sociali, economiche, culturali, politiche in forte contrapposizione a quelle precedenti.”

Credo di aver trovato risposta al mio interrogativo, un giudizio del tutto soggettivo, ma che rispecchia pienamente la realtà dei fatti, la concezione che ne scaturisce è in forte contrasto con l’attuale immagine che diamo del nostro paese, nello specifico della nostra situazione economica e mi riferisco all’economia reale del paese,quella che riguarda in prima persona le famiglie italiane.

La maggior parte di esse è ancora fortemente legata ad uno stile di vita che fa del suo idolo il dio-consumismo e della sua preoccupazione più grande il presente,senza pensare all’imminente futuro, è molto diffuso il pensiero “per oggi va bene, domani si vedrà”, sono certo che fino a quando varrà questa condizione,la rivoluzione rimarrà soltanto un miraggio, una parola priva di senso da scaraventare in qualche meandro del World Wide Web, la grande rete mondiale.

Con tale affermazione non intendo negare le difficoltà che trovano riscontro oggettivo nella quotidianità del nostro paese, ma è mia intenzione evidenziare una personale impressione, un pensiero che nasce in quel di Milano.

Mi trovo alla stazione Milano centrale per dirigermi successivamente in piazza duomo, arrivato a destinazione, mi sorprese la folta presenza di persone all’interno di negozi stracolmi, ma ipotizzai che il tutto rientrasse nella normalità meneghina, nulla di strano quindi; se non fosse stato che tornando in stazione, potei rendere effettivo ciò che mi ero programmato precedentemente, ovvero mi sentivo in dovere di recarmi sotto l’ormai nota “torre dei ferrovieri” dove da circa un mese è in atto la protesta di 3 lavoratori (Giuseppe, Carmine e Oliviero insieme agli altri ex-dipendenti della Wagon-Lits) contro la soppressione dei treni notturni e del loro conseguente licenziamento.

Seguendo il binario 24, mi ritrovai ad ascoltare le parole, le richieste e i canti (Indimenticabile interpretazione di “bella ciao”) di quei tre operai sulla torre, tre lavoratori simbolo a mio parere di quella rivoluzione VERA non quella banalmente divulgata, LORO stavano ribellandosi realmente.

Fu sotto quella torre che vidi e sentii la bellezza della rivoluzione, ma di un'altra cosa mi resi conto, di quanto fossero soli, l’assenza e l’indifferenza della “folla”era la vera protagonista, ed è con la medesima indifferenza che scagliamo contro chi protesta e si ribella davvero, che uccidiamo la nostra rivoluzione.

La rivoluzione è in atto, e noi ci teniamo accuratamente a debita distanza, in fondo abbiamo ancora qualche spicciolo da spendere in piazza duomo.

P.Diodato

martedì 27 dicembre 2011

I preti che non fanno la storia


Ho a lungo pensato prima di scrivere quest’ultimo post del 2011. Ho riflettuto svariati giorni circa l’opportunità di dedicare un pensiero, personale per carità, alla politica, alla manovra, a quello che vi gira intorno, insomma a tutto ciò che dalla televisione ai giornali è diventato importante, solo adesso e non prima. Ho pensato in seguito di dedicarmi a quei due sindacati, cisl e uil, che si sono accorti ora dell’opportunità dello sciopero generale, adesso che la barca sta affondando, e non quando ancora aveva un senso tutelare alcuni diritti con “affidabilità”. Ho poi pensato di parlare della fabbrica di Pomigliano, il gioiello che tutti mediaticamente hanno raccontato, nessuno notando però che in uno stabilimento seppure all’avanguardia, seppure capace di enormi produzioni, se non si sa quali modelli produrre è impossibile promettere il reintegro della manovalanza. Ancora avrei voluto parlare del Pd, collassato tra indecisioni, palleggi tipici della “DC” e quei pochi, che di sinistra lo sono, ma non hanno voglia di gridare. Certo anche la vittoria di Casini, che adesso tiene il paese in mano, meriterebbe un approfondimento, d’altronde sapere con disinvoltura passare da Cuffaro a Bagnasco, da Berlusconi, nella fase puttaniere-privato, a Monti denota una certa faccia da c..o, ma anche un’abilità sopraffine. Questi sono gli argomenti che mi sono passati per la testa, non solo questi per la verità, che frullati avrebbero soltanto prodotto od un’enciclopedia, noiosissima, od un quadro inutile su cui essere d’accordo o dissentire senza troppa voglia. La morte di Giorgio Bocca, con cui non sono concorde per moltissimi aspetti, mi ha però fatto riflettere sul fatto di essere portavoce delle proprie idee, di dire ciò di cui si è convinti, anche quando questo è secondario o scomodo. Bene nell’attesa di dire cose più scomode, mi dedico a dire cose di secondaria importanza, ma comunque, a mio avviso, interessanti. Qualche tempo fa, ricorderete, nell’ultima puntata dello spettacolo di Fiorello, si era inaugurato lo slogan “SALVAVITA-PISCHELLI”, cioè un modo per diffondere la cultura del preservativo nel nostro paese, che non solo non è diffusa a dovere, ma che viene oltremodo osteggiata dalla chiesa e dai suoi cani da caccia. Bene a quello spettacolo, proprio nel momento in cui si lanciava questo slogan era presenta con la sua innata allegria, non solo Fiorello, ma anche Lorenzo Jovanotti, che si è ben prestato a ripetere musicalmente quelle due parole così cariche di contenuti vicini alla salute dei giovani. A quella puntata sarebbe seguito un concerto dello stesso Jovanotti, a distanza di una settimana circa. A montare il palco per quel concerto stava partecipando anche un giovane, Francesco Pinna, il quale tragicamente è stato schiacciato dalle impalcature e da parte della stessa scenografia, incidente che ne ha causato la morte. Facciamo un salto adesso, andiamo su La7, il programma è quello di prima serata, Italialand, portato avanti da Maurizio Crozza, che tra i suoi sketch ha anche una irriverente imitazione del papa Ratzinger, il quale, ora cantando, ora raccontando storielle, ripete la sua avversione per le tasse, specie quella su cui dibattiamo un po’ tutti l’ICI. Vi chiederete perché ho messo questi due fatti insieme, cosa c’entrano i preservativi e l’Ici (IMU), la morte di un ragazzo con Italialand? Apparentemente niente, se non fosse perché in questi due episodi la chiesa ha una volta in più dimostrato quanto meschini e spregevoli possano essere taluni ministri di Dio. Nel primo caso, quello di Jovanotti e del povero Francesco Pinna, l’interpretazione di un parroco diffusa in rete, fu di un segnale che “Dio aveva voluto mandare a Jovanotti poiché si era schierato a favore del Preservativo, quindi del sesso protetto, etc. etc. …, e per questo il ragazzo era morto per un tragico incidente”. La cosa è scioccante a mio avviso, ma si può pensare solo allo svarione di un folle, che la Santa Sede ha voluto coprire, cosa che nei secoli gli è riuscita benissimo, e quindi passi che non c’è stata una smentita ufficiale. In questi giorni invece l’atteggiamento è stato corroborato da un altro stupido con l’abito talare. Secondo un prete l’alluvione di Genova di un paio di mesi fa e gli ultimi incendi verificatisi nella città avrebbero natura, per così dire, divina: “Dio avrebbe voluto segnalare la ripugnante azione del comico Crozza, genovese acclarato, mandando punizioni sulla sua città”. Certo non c’è che dire. La stupidità dei singoli preti che si prestano a questi giochi è impressionante. Mi pare però che fino ad oggi, ne nel primo caso, ne nel secondo nessuno abbia ufficialmente smentito ne preso le distanze da affermazioni così forti. Non è che forse la chiesa, che nell’era dei Pc risulta essere superata in ordine di popolarità dai social network, vuole riutilizzare la paura per fare proseliti?. Non è che questa crisi, che ci rende tutti più poveri ed ignoranti è il modo per riavere un medioevo spirituale, dove la gente si comportava bene perché aveva paura delle fiamme dipinte sugli affreschi delle chiese? E poi chiedo perché così poca importanza viene data ai preti che parlano di punizioni divine, nulla ne viene data all’imprecatore-puttaniere-saprofita di Arcore, salvo poi mettersi in mezzo sol quando si parla di diritti per i non affini ai loro canoni? Personalmente non sono molto religioso, ho tante domande circa la fede. Ma questo esula dal discorso morale che un prelato deve mantenere e pretendere. Le domande sarebbero ancora tante ma questo non è il momento. Il mio vuole essere un altolà alla gente, bisogna affidarsi alla fede, per chi crede, ma non alle parole cariche di odio di chi vuole fare amici e nemici. PER IL RESTO NON CONTINUO, ANZI SCUSATE LA NOIA, CI VEDIAMO NEL 2012 DOVE RITORNEREMO A PARLARE DI COSE SERIE E CONFRONTARCI….. AUGURONI DA CANTO LIBERO…IVANO ASARO.

domenica 11 dicembre 2011

“Siamo Tutti Telejato” - Firma la petizione















http://www.telejato.it/ComitatoSiamoTuttiTelejato.htm





Comitato “Siamo Tutti Telejato”

Via Francesco Crispi, 33

Partinico - Palermo

tel. 091 8905850

Al Presidente della Repubblica

Giorgio Napolitano

Al Presidente del Senato

Renato Schifani

Al Presidente della Camera
Gianfranco Fini

Al Presidente del Consiglio

Mario Monti

Al Ministro per lo Sviluppo Economico

Corrado Passera

Capigruppo parlamentari

Corte di Giustizia Europea

Il comitato “Siamo Tutti Telejato” nasce affinché le televisioni comunitarie e locali come Telejato possano continuare a trasmettere e conservare il loro ruolo di strumento informativo locale.

Con la Legge di Stabilità 2011 (articolo 1, commi 8, 9 e 10) sono state, di fatto, abolite le televisioni comunitarie (250 in tutta Italia), e il Ministero dello Sviluppo Economico si è riservato il diritto di assegnare, a pagamento, tutte le frequenze del digitale terrestre, tranne 6 che saranno assegnate attraverso il sistema “Beauty Contest”, in parte ad aziende che già posseggono frequenze. In questo modo vengono sottratti al mercato circa 30 canali (6 mux) per le TV locali. Si sottolinea inoltre come in un momento di austerità economica lo Stato italiano stia di fatto regalando frequenze ad aziende private e pubbliche. (mentre ha venduto i canali dal 61 al 69)

Le altre utenze saranno, invece, assegnate attraverso graduatorie regionali formulate in base a: copertura territoriale, numero dei dipendenti, situazione patrimoniale. È la fine del volontariato anche in questo campo ed è la fine dell’emittente che serve un piccolo territorio svolgendo un servizio ai cittadini e a comunità altrimenti trascurate.

Nonostante riteniamo vi siano i presupposti, non intendiamo concentrare prevalentemente la nostra attenzione sull’evidente accumulazione di risorse che sembra si vogliano lucrare favorendo in particolare i maggiori gruppi editoriali, con condizioni di evidente privilegio per quei network che, dalla loro posizione di predominio (materia di competenza dell’antitrust), già possono raccogliere fette amplissime di introiti pubblicitari

Noi ci proponiamo di denunciare oggi la cecità con cui, nella normativa indicata, le nuove misure legislative predisposte non tengono conto del fatto che esse potrebbero rendere impossibile a piccoli gruppi editoriali, come Telejato, di rimanere attivi sul mercato della comunicazione. A tali realtà si impedirebbe così il loro ruolo insostituibile di vigilanza sulle attività e penetrazioni mafiose nel tessuto sociale dei singoli territori e nella dimensione culturale dei Cittadini. Tutto ciò si tramuterebbe quindi in un danno spaventoso al dichiarato progetto di contrasto alle mafie che, pur essendo costantemente declamato, viene di fatto disatteso nella concretezza di una simile azione politica.

Se la lotta e il contrasto alle mafie sta davvero a cuore a Istituzioni e Rappresentanti istituzionali, se davvero essi confermano di essere impegnati a costruire diffuse culture antimafiose per il ritorno ad un più profondo ed efficace senso dello Stato e della Legalità Democratica voluta dalla Costituzione, essi non dovrebbero non tenere conto che, le concessioni di frequenze per l'accesso a concreti spazi di comunicazione sono, per gli operatori “minori”, assolutamente vitali in questa grande battaglia di civiltà.

Non vi è alcun dubbio che solo tv locali presenti capillarmente sul territorio e che siano animate da una profonda cultura di rinnegamento e di contrasto alla mafiosità, possono infatti dare un decisivo contributo di informazione e di indagine per rompere i muri di omertà di fronte al ricatto estorsivo ed intimidatorio della mafia, ricatto che passa anzitutto dalla estraneazione dei soggetti che la contrastano, come ammonimento a quanti osino mettersi sul loro cammino con una vera rivoluzione culturale Antimafia.

Telejato, come poche altre realtà, ha affrontato con dignità e determinazione tutti i rischi che potevano venirle da quel suo essere schierata sul fronte antimafia e dal suo sforzo di costruire una comunicazione davvero libera, indipendente e coraggiosa: ha pagato per questo un prezzo fatto di attentati minatori della criminalità e di contrasti all'interno della stessa realtà dell'ordine regionale dei giornalisti.

Non ha mai ceduto né al ricatto esplicito di stampo mafioso, né ai tentativi “interni” che miravano a ricondurla a forme meno “spettacolari” e meno “esplicite” di denuncia e di indagine antimafia sul territorio.

La sopravvivenza di Telejato con la sua storia, le sue battaglie, la sua valenza culturale, nel segno di Danilo Dolci, di Peppino Impastato, di Mauro Rostagno e di Giuseppe Fava, è un segnale importante per la garanzia dell’esistenza di una libera informazione.

Chiediamo che sulle ultime redazioni libere, in particolare quelle impegnate in terra di mafia come Telejato, che trasmette nel Partinicese (nello Jato e nel Corleonese), non cali il silenzio e l’indifferenza ovvero la certezza di essere eliminate fisicamente dalle mafie.

Il Comitato chiede:

1. La revisione della normativa vigente in quanto:

· La concentrazione oligopolistica e la chiusura di centinaia di tv locali è palesemente in contrasto con l'articolo 11 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, comma 2, che sancisce che “ La libertà dei media e il loro pluralismo sono rispettati”.

· La possibilità che sarà data a sei aziende di poter avere assegnati gratuitamente i diritti d’uso di 6 frequenze televisive attraverso il sistema denominato “Beauty Contest” rispetto alla procedura generale di assegnazione si scontra con l’articolo 9 della Direttiva 2002/21/CE, la quale ai punti 1 e 2 recita: “Stati membri garantiscono che la allocazione e l'assegnazione di tali radiofrequenze da parte delle autorità nazionali di regolamentazione siano fondate su criteri obiettivi, trasparenti, non discriminatori e proporzionati.”; “gli Stati membri promuovono l'armonizzazione dell'uso delle radiofrequenze nel territorio della Comunità europea in modo coerente con l'esigenza di garantirne un utilizzo effettivo ed efficiente e in conformità della decisione n. 676/2002/CE (decisione spettro radio)”.

· La legge di Stabilità 2011 non ha regolamentato semplicemente un cambio di tecnologia, dall’analogico al digitale, ma di fatto ha dato avvio ad un esproprio dei canali 61-69 per "venderli" alle compagnie telefoniche per l'offerta dei servizi in banda larga. Se di esproprio si tratta manca l’utilità sociale con la sospetta violazione dell’art. 41 della Costituzione che così recita: “L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità pubblica o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana… ”. Riteniamo, inoltre, che si ravvisino palesi violazioni di diversi articoli della Costituzione Italiana tra cui gli articoli 3 e 21;

2. Revisioni dei criteri per l’assegnazione dell’LCN (Logical Number Channel), che relega le televisioni locali ad un posizionamento fortemente penalizzante.

3. Il riconoscimento del ruolo sociale delle TV comunitarie (che adesso vengono escluse dalla possibilità di diventare “operatore di rete”), riservando loro una quota nei piani di assegnazione delle frequenze;

4. La costituzione di una Commissione Parlamentare che verifichi:

· gli effetti della normativa sulle realtà che già sono “passate” al digitale terrestre;

· la Costituzionalità della attuale normativa che rischia di concentrare l’informazione nelle mani di potentati nazionali e regionali;

· una moratoria della normativa per il "passaggio" al digitale terrestre.

Roma, 22 novembre 2011

Per il Comitato “Siamo Tutti Telejato”

Associazione Antimafie “Rita Atria”

Libera Palermo

Associazione Culturale Peppino Impastato

Redazione Telejato

Ad oggi, aderiscono al Comitato Siamo tutti Telejato le seguenti realtà:

Acmos; Addio Pizzo; Agesci di Agrigento; Altra agricoltura; ANPI Palermo; Antimafiaduemila; Ass. Antimafie “Rita Atria”; Ass. culturale Nicodemo; Ass. culturale Peppino Impastato; Ass. il Giglio; Asvit Bisacquino; Movimenti per l’acqua; ASVIT; Auser di Ribolla; Avviso Pubblico; Banca Etica Firenze; Bariot; Benvenuti in Italia; Camera del Lavoro di Corleone; Carrettino delle Idee, Camera del Lavoro di Partinico; Casablanca; Castellolibera; CGIL Palermo; CIA Palermo; Ciaula scopre la luna; Circolo Metropolis; Comitato “Il Salvagente”; Comune di Partinico; Comunisti Sinistra Popolare Palermo; Coop. Lavoro e non solo; Coop. Solidaria; Coppola Editore; Corleone Dialogos; CSP; Giovani Comunisti Partinico; IDV Partinico; Libera Calatafimi Segesta; Libera Castellamare del golfo; Libera Castelvetrano, Palermo, Piemonte, Siracusa, Trapani e Libera Nazionale; Movimento dei forconi; Naviter; Osservatorio La Franca; PD Borgetto; PD Partinico; Pensiero Canicattinese; PRC Pioppo, Firenze, Palermo e Partinico; Presidio Libera Bisacquino; Presidio "Rita Atria" Libera Milazzo - Barcellona P.G.; Radio Aut; Riportiamo alla Luce; Sinistra Ecologia e Libertà – Palermo; Sesto fiorentino SPI-CGIL; Sindaco di Corleone; SPI – CGIL Firenze; Ucuntu; Uil San Cipirello; Centinaia di Cittadini Italiani.

giovedì 8 dicembre 2011

Le borse tifano per l’Illegalità……. O quanto meno la mafia non gli da fastidio.

Grazie a tutte le FORZE DELL'ORDINE per renderci orgogliosi di questo paese.





Sono molto arrabbiato. Lo sono perché secondo me è giusto esserlo. Certo uno spazio come questo, che aspira ad essere d’opinione, poco spazio dovrebbe lasciare alle emozioni. Gli stati d’animo sono una cosa che poco ci entrerebbe con la politica e con la legalità, un politico corrotto non lo è perché antipatico o non lo è meno perché simpatico. Tutto questo è vero, verissimo, non si arresta un mafioso per la tracotanza ma per i reati, non si va alla presentazione di un libro contro la criminalità per la simpatia dell’autore, che non guasta per carità, ma per la sua bravura nell’esporre il tema. Alla luce di tutto questo sono stato in dubbio parecchie ore prima di decidere se scrivere o meno questo breve testo-sfogo. Alla fine però mi sono deciso, perché al di là della rabbia, al di là di qualsiasi dato moralmente soggettivo, vi sono i fatti, quelli per cui mi sono arrabbiato, che non hanno interessato le televisioni ed i giornali e che magari non interesseranno neanche voi. Senza tanti giri di parole i dati sono questi: da qualche mese ormai abbiamo in testa termini che riguardano la finanza, la borsa, insomma i capitali. Ci hanno voluto insegnare che il nostro stato per uscire dalla crisi deve fare le riforme, deve puntare a creare economia reale, e farla crescere, anche a costo di sacrifici sulla pelle degli operai. Insomma tutti hanno fornito una “ricetta” per abbassare lo spread, per far si che lo stato non andasse in fallimento e quindi il paese si potesse mantenere, tutti partendo dal presupposto che bisognava incidere sulla realtà anche pesantemente per ottenere qualcosa. Perfetto, infondo anche il popolo si era convinto, tutti abbiamo aspettato il lunedì di “Monti” per sapere cosa dovevamo rimetterci, tutti, anche se non d’accordo, abbiamo usato frasi di circostanza per dire che la direzione presa dal nuovo premier in fondo non è quella sbagliata. Ed anche le borse hanno in queste settimane reagito positivamente, lo spread è andato sempre più restringendosi, l’Europa sembra tenerci maggiormente in considerazione (ahhahahaha), ed il mondo adesso ha una persona seria in più al timone. Addirittura ricordo quando in televisione si teorizzava il carattere diretto tra alcune uscite scomposte dell’Ex “capo”, Berlusconi, e le perdite in borsa. Anche io stavo cominciando a convincermi, può darsi che la gente investa leggendo costantemente i giornali economici sparsi nel globo, mi dicevo; può darsi che la gente non creda che uno stato guidato da un 75enne in quelle condizioni psico-fisiche sia in grado di restituirmi l’investimento: tutte queste cose le ho pensate e molte persone come me, in buona fede. Ora però mi viene in mente una domanda: se il cambio della guardia a Palazzo Chigi fa cambiare trend alle borse ancora prima di effettivi disegni di legge, come mai l’arresto di un potentissimo boss della Camorra, latitante da 15 anni, con intrecci economici in tutta Italia financo in Parlamento, con un potere economico stimato in cifre con parecchi zeri e per di più uomo di copertura di un vero e proprio sistema economico parallelo non lascia traccia nella Borsa? Non è forse più affidabile uno stato con un super-latitante in meno? Perché la gente dovrebbe essere più fiduciosa con un Berlusconi in meno e non dovrebbe esserlo invece con un MICHELE ZAGARIA in meno? A questa domanda non ho risposta, se non pensando male, se non arrivando ad immaginare che il sistema delle borse e della finanza sia solo un’immensa truffa ai danni dei popoli, dove artificiosamente si comprano titoli di stato, o non si comprano quando conviene così, per portare in auge o far sprofondare rivali nel sistema economico mondiale. In tutto questo non ci vedo chiaro niente, se non il fatto che il mio paese, L’ITALIA, il 7 dicembre 2011 è un po’ più libera perché le forze dell’ordine hanno affidato alle galere un boss che come tutti i mafiosi rappresenta l’anti-stato. Quindi vince lo stato, vince la legalità e vincono gli italiani, anche se forse alle banche conviene qualcosa di diverso. Mi scuso per lo sfogo, complice di una forma quanto mai elementare e verace ma sentito come un moto dell'animo.

mercoledì 30 novembre 2011

La casta perde il pelo ma non il “fisco”


Le linee guida del “neogoverno” sono ormai chiare e ben definite,condivise o meno, il tutto è riassumibile nei gettonatissimi vocaboli crescita, rigore ed equità sociale, parole del presidente del consiglio professor Mario Monti.

Dalle parole ai provvedimenti, ed ecco che ci presentano i sacrifici necessari per risanare l’economia in necrosi di un paese sull’orlo del fallimento, a dire il vero secondo qualcuno che di economia qualcosa ne sa,siamo già ben oltre il punto di non ritorno proprio per citarne qualcuno alcuni giorni fa, l’OCSE, organizzazione per la cooperazione e sviluppo economico con sede a Parigi, afferma che l’Italia sarà in recessione già nel 2012, segnali negativi anche da tutte le agenzie di Rating internazionali, ma i tecnici sono preparati e allora ne viene fuori un programma che fa brillare gli occhi ai capoccioni d’Europa quelli della tripla A, ma che qualcosa da ridire lascia all’esame di quel ceto medio che si assottiglia sempre più per entrar a far parte delle famiglie povere, e mi riferisco all’operaio che non ha più un lavoro, al giovane ricercatore costretto ad emigrare con i pochi risparmi che si ritrova, alla maestra precaria da una vita.

Veniamo ai contenuti cardini di questa nuova era Monti: già dal prossimo anno sarà in vigore l’imposta municipale unica (Imu o Super-Imu) sulla casa,innalzamento degli anni di contribuzione da 40 a 41/43 sulle pensioni,aumento dell’imposta valore aggiunto (iva) ipotizzata al 23% ma con ulteriori aumenti anche delle imposte del 4% e 10%, per concludere con una patrimoniale versione soft per i redditi oltre 1.5 mln di euro, ricordo che la maggior parte delle famiglie ricche italiane non corrisponde alla fascia prevista e quindi non saranno interessate dall’imposta.

Cosi affronteremo la crisi con una pressione fiscale ancora più incisiva,a pagare saranno le tasche già vuote delle famiglie italiane, ma è opportuno sottolineare che il divario tra il popolo e la casta rimane importante, una missione fondamentale del professore era proprio quello di ridare credibilità alla classe politica annullando i privilegi, ma fin ora i risultati sono scarsi e impercettibili.

Alla faccia dell’equità sociale.

Di certo non sono esaustivi i primi provvedimenti presi a riguardo, anche perché non rispecchiano i sacrifici richiesti alla popolazione comune; le differenze sono evidenti, dalla prossima legislatura i parlamentari eletti non percepiranno il vitalizio,ma ciò non è applicabile appunto agli attuali parlamentari, il risparmio effettivo di questa modifica strutturale sarà strettamente associato al numero di parlamentari che saranno rieletti, il ritardo dell’efficacia rimane l’unica certezza, come una certezza è l’urgenza di riforme che taglino da subito e con effetto immediato, gli eccessivi costi della politica, la stessa che ci chiede sacrifici ma che ci costa, facendo qualche esempio: 25.600 euro al mese solo per il presidente della provincia di Bolzano,circa 5 volte in più del presidente russo Vladimir Putin e il triplo di Nicolas Sarkozy, o le spese del Quirinale che sono il triplo di quelle di Buckingham Palace,Casa Bianca e anche della casa imperiale di Tokyo.

Dove sono finiti i tanti buoni propositi espressi da tutti i leader di una destra inesistente, di un centro incerto e della solita sinistra, prima della fiducia a Monti? le tante idee e promesse che tanto sapevano di campagna elettorale, e che forse tali rimarranno; come sempre tante parole per riempire le pagine di qualche giornale ma pochi fatti concreti.

L’unico rammarico è quello di aver creduto troppe volte e in modo recidivo, a dichiarazioni ingannevoli, che non trovano in nessun caso riscontro alcuno, ma adesso non c’è più spazio per le parole,non c’è più tempo per le promesse, anche sorrisi sono un lusso da risparmiare per qualche ora di varietà.

Non mi rimane che congiungere la mia voce alle altre migliaia di voci incazzate,che stanno cercando di dare un senso a questa fase storica dominata da politiche scorrette opportunistiche e inconcludenti,con la convinzione di chi sa di dover lottare per guadagnarsi la speranza di un futuro migliore.

P. Diodato