Ivano Asaro |
Siamo nani sulle spalle dei giganti. Da loro dobbiamo imparare,
anche quando ci sono ostili. Impariamo dai giganti del passato,
grandi perché venuti prima di noi, e noi li, piccoli a proseguire la
strada. Uno dei grandi del nostro tempo, ormai gigante consegnato
alla cultura è Indro Montanelli. Non ho mai parteggiato molto per le
sue idee: Montanelli fu per quasi tutta la vita difensore di troppe
cose fasciste o parafasciste, e comunque è stato il più alto
esponente della cultura di destra in Italia. Montanelli è la sua
vita, la sua esperienza militare e la sua militanza ideologica.
Montanelli è quello che è, si sa, come si conosce anche il più
grande tra suoi pregi: il rigore logico delle sue osservazioni. Non
sono serviti ne proiettili ne lacrime per distogliere la sua vista da
un mondo che lui considerava a suo modo: capendolo il più delle
volte e anche fraintendendolo talvolta. Montanelli è un gigante,
magari non proprio convenzionale, ma un gigante. Da lui ho imparato e
continuo a farlo. Perché vi faccio partecipi della mia ammirazione
per Montanelli? Intanto perché è sempre giusto celebrare un
intellettuale così alto e pervicace, ma anche perché in queste ore
non fa altro che passarmi per la testa una sua frase: "Se
vince Berlusconi la parola destra diventerà impronunciabile nei
prossimi 50 anni per motivi di decenza"
(Indro Montanelli, 1994).
Montanelli ci aveva preso, così come ci
aveva preso su tante altre cose. Ogni tentativo di spiegare che la
destra non è solo Berlusconi al popolo bue finisce sempre in
“caciara” e prese di posizione stupide. Berlusconi ha infangato
una tradizione, un nome, l'ideologia stessa della destra. La
grandezza logica di Montanelli lo aveva portato a decretare ciò già
nel '94, quando Berlusconi era l'uomo del sogno, della ricchezza per
tutti e dell'amore patinato e ricco. La frase mi continua e ritornare
e non posso non notare come l'averlo detto prima è l'unica cosa non
banale del concetto espresso.
E' sempre capitato infatti che singoli
uomini, magari coadiuvati da altri e dal destino, riescano ad
infangare intere tradizioni socio-politiche, in maniera anche non
preannunciata. Solo provando a dire socialisti, del resto, la gente
dice immediatamente Craxi e tangenti. Provate a dire allora
democrazia cristiana ed ecco che subito si pensa ad Andreotti e la
mafia, ma anche ad i magheggi e le raccomandazioni. Gli uomini
possono rovinare intere classi dirigenti molto più velocemente di
quanto faccia un intero partito a costruirsi una reputazione. Ancora?
Dite Italia dei Valori e con tutta la superficialità del mondo vi
sarà detto: << Bravo Di Pietro che con i soldi degli Italiani
si comprava le case>>, che è poi una cosa falsa, con tanto di
sentenze, ma intanto la gente lo pensa scordandosi dei meriti di quel
partito come, tanto per dirne una: il referendum sull'acqua, nucleare
ed immunità per Silvio Berlusconi, negata fortunatamente.
Chi rimane
sempre fuori da questi giochi? Chi è rimasto fuori, per farla
facile, da tangentopoli. Tutti i partiti, che adesso non esistono
più, e tutti gli uomini di partito, loro esistono ancora, sono stati
intaccati dal pool di Mani Pulite (i più noti pm Davigo, Colombo e
Di Pietro). Tutti tranne uno: il Partito Comunista. Qualcuno ha detto
che Di Pietro si volle fermare di proposito prima di entrare nella sede di via
Delle Botteghe Oscure (storica sede romana del PC), altri dissero che
i comunisti erano veramente più onesti degli altri. Io credo che
anche nel PC ci fossero le mele marce, sicuramente meno che da altre
parti, e che semplicemente per la ferrea convinzione del compagno
Greganti ciò non venne fuori. Ecco, per tutto questo, il PC non era
mai associato a nulla di tragico ne di peccaminoso. Certo
l'intellettualismo e lo scarso pragmatismo si tinsero spesso di rosso
comunista e non di meno il “tafazzismo” e la capacità di perdere
sempre le elezioni, ma finiva li. Nessuno vedeva il simbolo del PC e
vedeva i ladri. Così almeno per grandi linee fu per i partiti eredi
del PC, ovvero il PDS, i DS ed ultimo il PD. Il Partito Democratico è
sempre stato visto come inconsistente, diviso, non serio, difensore
delle cause perse, anche quando magari davanti al caso Lusi era
facile pensare alla delinquenza pura. Certo avendo dall'altra parte
Berlusconi persino i ladri sembrano solo teppistelli di periferia. I
più affezionati agli ideali che furono del PC del dopoguerra dicono,
e possibilmente non sbagliano, che chi può vantare nella propria
storia Che Guevara, i partigiani e le lotte per i diritti dei
lavoratori, oltre ai morti contro la mafia, di per se è meglio degli
altri. Tesi affascinante ma che si scontra con la dura realtà
sociale che, dalla trasmissione Drive In in poi, ha messo al bando
decenza ed indignazione. Il budget di credibilità del Pd sta nel non
avere mai avuto un Berlusconi, un Craxi od un Andreotti, punto. Non
conta la storia positiva, purtroppo. Nella storia della Dc è valso
in negativo Andreotti più di quanto De Gasperi in positivo,
nonostante De Gasperi abbia costruito l'Italia e fondato l'Europa;
stesso discorso per Pertini e Craxi, ovvero buono e cattivo dello
stesso partito, e se oggi non esiste più il partito Socialista è
per le azioni di Craxi, non certo per l'esempio di Pertini. Alla luce
di quanto pensato, e la frase di Montanelli è sempre li, che
succederebbe se ci fosse un Craxi, Andreotti o Berlusconi di Sinistra od a Sinistra?
Quello che è successo agli altri: fine della festa e della baracca.
Il Pd sarebbe definitivamente come gli altri, non più perno dei
giovani sognatori e dei vecchi nostalgici con il fazzoletto rosso.
Addio Rossa Emilia, addio Rossa Toscana, addio sogno “malsano” di
partire dall'uguaglianza e dalla meritocrazia. Questa è la mia
paura. Purtroppo penso che se Renzi diventasse leader della sinistra
italiana e segretario del Pd, senza più opposizione interna (gran
parte passata con lui negli ultimi mesi) la parola sinistra in Italia
diventerà una parolaccia. Con buona pace dei Renziani.
Ivano Asaro
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