Scrivo spesso in maniera noiosa. Me ne rendo conto. Mi accorgo
spesso pure di annoiare gli interlocutori, nei dialoghi da Bar,
quando cerco di essere (come al mio solito) un rompipalle puntiglioso
e libero. Sul fatto di essere puntiglioso ci sto lavorando, magari un
giorno lo sarò meno, sulla libertà credo ci sia poco da fare. Mi da
parecchia noia l'essere a favore del forte. Godo di più nell'essere
contro, quasi che essere solo, o comunque in scarsa compagnia, sia un
pregio.
Contro: la parola chiave. Essere contro: la condizione
dell'anima.
Nel tempo le maggioranze da avversare, quasi sempre a
ragione, erano le flotte Berlusconiane, oggi quelle Renziane e
Grilliote. A guardare bene però c'è una maggioranza ben più ampia
verso cui essere contro, una maggioranza più forte,
inconsapevolmente strutturata e gerarchica nei suoi capisaldi. Una
maggioranza strana, inscindibile ma che non si autoriconosce, che
segue però lo stesso credo, lo stesso codice, gli stessi generali.
E' la maggioranza dei Cojjoni.
Prendo in prestito una parola
abbastanza volgare, anche di questo mi rendo conto, che però spiega
bene ciò di cui sto parlando. Partiamo dal principio, ovvero da chi
sono i cojjoni. Non esiste il cojjone tipico, è una famiglia vasta
ed articolata che non riesce ad identificarsi in stereotipi interni,
al contrario, spesso i cojjoni sono tra loro contro, in dispute
ridicole e grottesche. I cojjoni sono quelli che alle sei del
pomeriggio del sabato preparano il pacchetto di fazzoletti perché
sanno che piangeranno davanti a <<C'è posta per te>>. I
cojjoni sono quelli che guardano puntate sconclusionate di un
programma che è una casa d'appuntamenti in diretta televisiva, come
<<Uomini e Donne>>. I cojjoni sono quelli che criticano
il Festival di Sanremo dopo quindici minuti della prima puntata (il
festival ne dura 4 di serate) ogni anno, con ogni conduttore, con
ogni direttore artistico, con ogni scenografia. I cojjoni sono quelli
che discutono sempre e solo degli ingaggi degli uomini dello
spettacolo e mai mai di quanto quell'artista ha fatto guadagnare o di
quale sia il suo valore in senso assoluto.
I cojjoni sono quelli che
guardano i video virali di <<Maria di Trapani>>,
<<Giuseppe Simone>> e gli altri sottoprodotti della
cultura popolare che vive sullo sfruttamento di persone disagiate non
solo culturalmente. I cojjoni sono quelli che fanno i video sulle
sfide senza senso basati sul bere mezzo litro di birra (nonostante
questa pratica abbia già mandato all'ospedale un numero abbastanza
alto di ragazzi). I cojjoni sono quelli che allo stadio fanno
striscioni indegni. I cojjoni sono i razzisti che ululano alla
presenza di un calciatore di colore. I cojjoni sono quelli che votano
alle elezioni nazionali contraddicendo quello che pensano (su quello
che dicono stendiamo un velo pietoso) perché tanto per quello ci
votano tutti. I cojjoni sono quelli che diffondono sulla rete (che
per inciso non è solo un social network, non è solo un blog, non è
solo un motore di ricerca) materiale dalla fonte improbabile, dai
titoli che sono l'iperbole della stronzaggine e che magari non hanno
neppure letto la prima riga oltre il titolo di quello che hanno
postato. I cojjoni sono quelli che non si fanno un'idea con il
materiale che hanno a disposizione (non la mia, ma una loro propria).
I cojjoni sono quelli che con superficialità affrontano il mondo.
Quelli che hanno l'Iphone, l'ipad, il Mac, e poi non sanno cos'è un
pdf. I cojjoni sono tanti. I cojjoni sono disperati e non lo sanno,
perché sono convinti che il passo indietro lo debbano fare prima gli
altri e si fidano di chi cojjoni ha influito a farli diventare. I
cojjoni sono un esercito formato da ignoranti arroganti, bimbiminkia,
padri peter pan, arrogantelli con lo slang da ghetto italiano. I
cojjoni sono milioni. I cojjoni non vogliono vere responsabilità.
Dicevo all'inizio che mi piace essere contro le maggioranze,
i forti, quelli che di solito vincono. Ho provato a scherzarci su,
dando un nome (cojjoni) alla categoria delle categorie del peggio che
l'uomo moderno possa esprimere. In questo contesto rintracciare la
cultura è esercizio difficile, a volte inutile. Pensateci:
Berlusconi e Di Pietro (universi opposti) in diverso modo speravano
di prendere i voti sull'ignoranza. Di Pietro considerava il fatto di
parlare l'Italiondo strumento per entrare nel cuore degli italiani
onesti, per dire sono uno di voi (in realtà Di Pietro l'Italiano lo
parla benissimo), <<anche io non mastico il politichese>>.
Berlusconi invece faceva di più: speculava proprio sull'ignoranza
della gente. Frasi come :<<Vi tolgo l'Ici>>, o la più
paradossale <<vi restituisco l'Imu>> sono passate alla
storia come “genialate politiche” quando non sono altro che forme
vili di approfittamento. Grillo poi, o forse meglio dire Casaleggio
hanno superato i predecessori. Il Movimento 5 Stelle ha proprio
portato in seno alla vita del Paese l'ignoranza (rendendola visibile,
non perché prima non ci fosse). Sono ferite aperte le frasi:<<
ci avevano detto che la politica è una cosa difficile, in realtà è
una cosa facile con l'impegno>>. Naturalmente non possiamo non ricordare i Bossi, i Borghezio e gli altri amici reclutati alla sagra del rutto libero.
La deriva è ancora in
svolgimento e si fatica a distinguere il vero dall'apparente. Paolo
Sorrentino con la sua opera, vincitrice di un Oscar, “La grande
Bellezza” ci ha raccontato tutto questo. Il
film di Paolo
Sorrentino
non mostra solo l'Italia dopo 20'anni di cura “Silvio
Berlusconi".
Il messaggio è più profondo. Descrive proprio come sono i tipici
volti, pensieri, atteggiamenti che si possono rintracciare in ogni
<<fine impero>>, in ogni <<tempo di decadenza>>.
Ci fa capire inoltre quanto la stessa decadenza possa essere
magmatica, affascinante, oscura. La deriva morale, dell'anima, non
per forza porta all'assoluta perdizione e dietro l'apparente e
dissennata condotta può celarsi il valore dei propositi e degli
uomini più deboli e per questo eroi.
In realtà io sono contro a
tutto ciò e questo non mi rende migliore, non mi da merito, non è
un pregio. Al contrario io sono il primo Cojjone che non avverte la
leggerezza di un certo modo di comportarsi, di pensare, di esistere,
il valore del fatalismo. Quindi alla fine anche io vedrò
assiduamente <<Maria di Trapani>> e berrò il mio mezzo
litro di birra. O magari comincio a guardare il Grande Fratello.
P.S. : Complimenti
per questo mistico risultato a Toni
Servillo e PaoloSorrentino.
Ivano Asaro
Ivano Asaro |
Nessun commento:
Google+Posta un commento