lunedì 30 aprile 2012

I pesci non votano (parte prima)


La “marina” è la pesca.
Il rumore è sempre lo stesso: quello dei pochi gabbiani, che volteggiano in aria, e delle onde che si infrangono ora sul bagnasciuga, ora sui blocchi di cemento. Anche le persone sembrano le stesse. Vecchi guardiani che fanno la guardia ad imbarcazioni sempre più vetuste in compagnia della loro MS. Perché le Marlboro costano care ed il lavoro non è remunerativo come prima. Questo è lo scenario della marineria di Mazara. Tutto, paradossalmente, sembra uguale. Fermo in un punto di quiete. Le voci dei marinai, certi giorni della settimana sono un ricordo, e, quando si sentono, spesso sono del Maghreb. Queste immagini, per nulla amplificate o stereotipate, sono la visione plastica di quella che una volta era la “marina”, di cui dovevi per forza parlare: per il numero di navi, per il presunto grado d’integrazione tra le diverse etnie, per la particolare posizione geografica, per la qualità, non eccelsa, ma comunque di rilievo del pescato. Questo è quello che era, rispetto a quello che è.  Ma se raccontando di ciò non si aggiunge nulla di nuovo al risaputo è solo perché la situazione attuale è figlia di un processo in cui nessuno ha mai voluto mettere le mani, per diverse ragioni, se non per aumentare ulteriormente il tasso di inefficienza del settore, per trasformare le imbarcazioni in seggi elettorali e per acquietare gli appetiti di personaggi non proprio “puliti”.

Vox populi vox dei.
Partiamo dall’inizio. Da ciò che pensa la gente. L’elemento essenziale di questa crisi è il caro carburante, cresciuto nell’ultimo decennio in modo sproporzionato rispetto al prezzo del greggio, ma soprattutto rispetto al prezzo del pescato. La prima esigenza, quando l’imbarcazione esce per una battuta di pesca, ancora prima dei salari, dei viveri e della burocrazia, è quella di coprire il costo del diesel impiegato per armare il natante. E’ opinione di tutti che se questo costasse meno non ci troveremmo in questa situazione. Gli si può dare torto? Nei bar si ascolta però un’altra versione, che non nega il costo del carburante, ma apre gli occhi su altre problematiche. Sostanzialmente l’anziano marinaio che da ormai 50 anni “bazzica” quei luoghi nota come la crisi del settore, sicuramente legata ad una crisi globale, non abbia allo stesso modo toccato tutti, nonostante i costi siano per tutti gli stessi. Alcuni imprenditori del mare, davvero pochi per la verità, hanno affrontato con piglio imprenditoriale la sfida, aumentando i propri interessi, riequilibrando gli interessi tra armatori e grossisti, superando la china e guardando anche ad altre nazioni, con situazioni sicuramente più agevoli. Se è vero che fisiologicamente questo salto non poteva essere fatto da tutti, una parte rilevante, che avrebbe trainato il comparto, doveva con competenza espandersi.

Andare avanti.
Negli anni ’60 e ’70, con ignoranza e con tanto sacrificio, potevi tirare avanti, ed anche bene. Oggi l’armatore medio, con la barca ereditata dal padre, segue schemi obsoleti condizionati dall’incapacità manageriale, dall’ignoranza, e dalla scarsa visione d’insieme. Insomma gli imprenditori sono così perché non sanno come va il mondo. La dimostrazione? Settori più professionali come quelli agricoli del nord Italia, capito per tempo come andavano le cose hanno automatizzato, innovato, razionalizzato. Sono andati al passo coi tempi. Gli armatori mazaresi no. La mancanza di metodo, di didattica, ha fatto puntare sempre un enorme pescato e su fermi biologici non dati secondo criteri logico-scientifici, ma secondo le elargizioni del politico di turno (o dell’amico locale del politico di turno). Che senso ha ad esempio dare il fermo biologico non considerando compiutamente i tipi di pesci pescati ed il loro relativo periodo di riproduzione? E si potrebbe anche parlare delle imbarcazioni, sproporzionate rispetto alle esigenze, che costringono a battute di pesca lunghe venti giorni, con un connesso posizionamento del mercato che da una parte inflaziona il pesce realmente fresco, dall’altro non produce il benessere sperato a fronte dell’investimento.
    
C’è del marcio?
Soggetti ancora più arditi, con il tipico sguardo di chi dalla vita ha capito tutto e niente più vuole sapere, propongono una tesi ancora più forte: anche negli anni ’80 il settore non era realmente così florido, solo che c’erano altre forme d’introito. Non lecite. Molte realtà armatoriali, quando la mafia controllava anche i singoli granelli di sabbia, avevano capito che con i pescherecci si poteva fare arrivare in Sicilia di tutto. Armi, droga, clandestini. Così come si poteva inviare (e trasportare) di tutto e chiunque. Questo garantiva ingenti quantità di denaro che doveva essere gestito, meglio se allegramente, attraverso gli stessi armatori, motoristi e gente di mare prezzolata a dovere. Il mercato, di fatto, veniva drogato da natanti, che uscivano in mare non solo per pescare: i soldi erano comunque garantiti. Ma svanito il controllo materiale della mafia sul porto (e specifico: fine del controllo, non della presenza), le imprese sono dovute andare avanti da sé. Ora non voglio insinuare che la marineria di Mazara fosse il vespaio della mafia, ma che era ne sicuramente tangibile il suo controllo nei precedenti decenni.  La più tipica esemplificazione di questa realtà è la mancanza di una teoria d’insieme nella flotta. Perché un settore che si presta per sua stessa natura alla collettività, dove tutti dicono di pescare prodotto locale, non ha dato ordinario seguito alle cooperative? Queste sono state il punto di forza di molte economie: la divisione della ricchezza era omogenea, ma soprattutto la difficoltà non ricadeva sul singolo. Prendete Mazara invece, fallisce un natante, la società che ci sta dietro, infliggendo danno all’intero sistema, ma nessuno ha titolo o modo per sopperire. Ma d’altronde chi avrebbe messo bocca, se poi ognuno aveva un piccolo segreto da mantenere? Chi avrebbe voluto condividere se aveva di che temere o di che essere temuto?

Oltre c’è la politica.
Si sorride quando si constata che nell’elenco dei lavori usuranti non c’è il marinaio, nonostante il sindaco Cristaldi sia stato politico di spicco (e per la verità ancora lo è), a livello regionale o nazionale. Si sorride perché il mercato all’ingrosso è arrivato con un ritardo mostruoso nella sede del porto, ed alla fine, quando ormai anche le pietre sapevano che era inutile è stato costruito lo stesso dall’amministrazione comunale del tempo. Si sorride perché mai e poi mai si è pensato di smuovere la politica nazionale, da Berlusconi a Miccichè, sulle navi giapponesi che solcano il mar Mediterraneo, fregandosene delle nostre regole o esigenze. Si sorride perché il marchio “doc” (o “dop”) non è ancora stato promosso, effettivamente e compiutamente, per il nostro pesce o per prodotti ad esso strettamente connessi per avere una tutela legale sugli abusi che il sistema del mercato impone per aumentare il profitto di chi uomo di mare non è. Si sorride perché il porto canale viene dragato con tutta questa lentezza e senza una cadenza prefissata. Ma la politica mazarese continua a scendere in piazzetta dello Scalo cercando consensi. E ancora oggi ne ha molti.

Tutto questo discorso, e poi? Poi ci sarebbero le soluzioni, ma questa è un’altra storia.




Alberto Tumbiolo (foto)
Ivano Asaro

lunedì 23 aprile 2012

La Repubblica degli stronzi. Telejato non ti meritiamo.



Spendere parole in certe occasioni è quanto mai la cosa più inutile da fare. Spendere parole talvolta è davvero fuori luogo. In certe circostanze il silenzio è il cerotto di una società che ha ferite che non si possono sanare. La nostra Repubblica non è più quella immaginata dai padri fondatori, scritta nella costituzione, per cui migliaia di uomini sono morti. La nostra è piuttosto la repubblica degli stronzi. Non siamo più degni di definirci figli dei partigiani, tanto più che alcuni non si sono mai definiti tali, non siamo neanche più in grado di sostenere una bandiera che nei suoi colori aveva il verde della speranza ed il rosso dell’ardore e del coraggio. Ormai siamo un’illusione. Siamo figli dei professionisti della politica, gente che mai e poi mai manderà avanti qualcun altro migliore di loro, poiché sono schiavi dello stipendificio della politica. Stiamo tanto a perderci su parole che sono vuote, libertà e giustizia ad esempio, che senza una reale difesa di alcuni concetti essenziali, che partono sempre dall’idea di società, sono vuote. Invece no, i politici, che non s’immaginano nemmeno di porre idee contro i problemi si piegano al volere d’interessi superiori. Come può questo definirsi uno stato civile se neppure ciò che è evidente è sancito. Dove i disonesti giocano con due o tre mazzi di carte e gli onesti hanno talmente poco spazio che sembrano non esistere.

Il beauty contest cancellerà Telejato, forse ormai neanche le speranze hanno un senso. Un territorio quello del palermitano che grazie all’opera d’informazione costante aveva avuto una sua dignità, aveva finalmente ciò per cui vantarsi oltre a quello per cui vergognarsi. Pino Maniaci ha saputo nonostante tutto essere il vessillo nazionale di un problema che nazionalmente s’ignora: la mancanza di libertà, di pensiero. Si perché nessuno è libero di pensare se le verità non sono tutte raccontate. Se Pino Maniaci non avesse raccontato le malefatte dei mafiosi, quelli sarebbero soltanto imprenditori scellerati agli occhi della gente. Eppure i politici che sanno oliare i meccanismi dei listini bloccati e la pubblica amministrazione per le nomine, pardon, per le raccomandazioni, non sono riusciti a salvare un’emittente che da solo ha formato professionisti, ha fatto conoscere una terra esclusa pure dal mappamondo per volere delle mafie. E freghiamocene se la Bertolino a Partinico prima ed a Mazara poi non c’è stata anche e soprattutto per Pino Maniaci, e freghiamocene se le querele per il bene di tutti se l’è prese lui. Freghiamocene di tutto. Anche di un uomo che non ha più la sua vita, costretto com’è ad interpretare il ruolo di eroe, che lui umilmente dice di non essere, ma che in fondo è come del resto tutta la sua famiglia. Che vi credete che sia facile essere parenti senza scorta di Pino Maniaci nel territorio stesso di cui si raccontano le verità? Eppure Telejato chiuderà. Chiude non perché non si siano trovate le scorciatoie o i cavilli, quelli si trovano e si sono trovati perfino per questioni più grosse: ricordate l‘affaire rete 4? Per Telejato, in una piccola parte della Sicilia invece no. Certo.Ma bisogna chiedersi chi lo vuole, di sicuro non i partiti dei mafiosi, quelli sempre nominati da Maniaci; di sicuro non i partiti con i mafiosi, anche loro citati per le loro strane abitudini; ma fidatevi neanche i partiti meno vicini al potere mafioso, e perciò più colpevoli. Non uso giri di parole, il Pd si è dimenticato di Telejato, perché era bello farsi fotografare con Pino Maniaci, passare per il suo microfono, ma lo stesso poi diventava antipatico se diventavi sponsor di Lombardo, che con la mafia deve chiarire i suoi rapporti, in base a quello che ci dicono i magistrati. Chi lo vuole maniaci che è sempre stato il cane da guardia della Democrazia, il cane pazzo da guardia. Nessuno a quanto pare. Senza renderci conto che quando l’ultima parola da quella emittente verrà proferita non si spegnerà soltanto una televisione, ma una voce, un pensiero, un sogno, l’intero paese che perderà la sua dignità. Quando Telejato si spegnerà l’economia dello stato, per meglio dire degli uomini dello stato, avrà vinto contro i diritti sanciti in COSTITUZIONE, avrà vinto sulla testa delle persone che saranno meno libere e più deboli, insomma sempre più schiave. A Pino non servono i grazie per avere dato tanto, troppo ad un paese, una regione, un territorio che non lo merita. No Pino, noi non ti meritiamo, perché siamo pronti ad indignarci per Santoro, per carità degno di una battaglia di civiltà ma sicuramente in una situazione infinitamente più facile della tua. E scusatemi se dico solo Pino, conosco i membri della famiglia ma per discrezione non li cito, ma specialmente sua moglie sa quanto voglio bene a quella famiglia e quanta stima ho per loro, e quanta impotenza provo in questi momenti.

giovedì 5 aprile 2012

Il pericolo vero è l’avvento del Fascismo Bancario…. che i fatti ne stiano preparando l’avvento?


E’ vero. Si è vero, qualcosa nel nostro paese sta accadendo. Lo strano concatenamento di eventi che da qualche tempo pregiudicano, e non solo semplicemente influenzano, le sorti del nostro stato è chiaro. Borse in fibrillazione quasi ad orologeria in tutte le fasi governative, giudici stranamente scelti, nonostante tutto, per l’amico più stretto e fidato di Mr B., Marcello Dell’Utri, il quale molto probabilmente non vedrà mai la galera, come se qualcuno volesse comprarne la silenziosità, a discapito di altri che in galera per lo stesso reato ci sono, eccome. E’ quasi tutto lineare, come se gli eventi ci vogliano consegnare una nuova Pax, è come se i fatti avessero un obiettivo comune, quello di aprire le porte a qualcuno che verrà dopo e che non deve essere ostacolato da chi c'è adesso, un po’ come accaduto per MrB. dopo tangentopoli. Ma Berlusconi e la sua ascesa, la cui spiegazione totale e definitiva deve essere ancora scritta, erano frutto d’interessi e di un vuoto, quello dei partiti che non esistevano più. Proprio quel momento infatti, post Mafiopoli e Tangentopoli, scacciò i socialisti, i democristiani, etc etc, costringendo perfino i comunisti a darsi una nuova anima, nonostante che il Compagno Greganti avesse, a torto od a ragione, salvato capre e cavoli. Ma oggi questo non c’è, anzi i partiti sono troppi e troppo alto e penetrante il loro potere. La politica decide su tutto anche quando, paradossalmente, non si pronuncia. I partiti sono il metro reale di quanto confuso sia il nostro stato, di quale grave crisi ideologica si stia vivendo, persone che la pensano per lo più allo stesso modo, tranne che per trascurabili sfumature, sono per convenienza in partiti diversi, perché in sedi e sezioni diverse hanno maggiore peso, ecco perché, persino, la trasversalità oggi non è più una brutta parola, quando fino a poco tempo addietro era sinonimo di trasformismo. Ma questo, considerando l’amoralità dei partiti, è un problema secondario, perché i partiti comunque ci sono. Il pd, pdl, udc, etc etc, hanno sempre i loro candidati, può succedere qualsiasi cosa, ma dovunque, comune o provincia del nord, centro o sud il loro simbolo campeggierà, e saranno in maggioranza od opposizione, ma sempre la a presidiare gli interessi di tutte le coorti formatisi dietro questo o quel candidato. Allora perché, mi chiedo, ma questo è solo frutto di una sensazione, qualcosa di nuovo sta per irrompere nella scena, presentandosi come la vera ed unica via possibile? Quando e come questo avverrà non lo so, però lancio qualche spunto di riflessione, che fra le riga è possibile leggere nei fatti di tutti i giorni. Partiamo dal principio. Che in Italia tutto per ora vada male non è indubbio, che non si salvi nessuno se non le realtà che più strettamente si confrontano con l’estero è un dato di fatto, la stessa Fiat, va bene, si fa per ridere, solo all’estero. Vanno male le aziende, si riduce il risparmio delle famiglie, aumentano le incertezze, i titoli di studio seppure non de-legalizzati hanno un peso infinitamente inferiore a quello di qualche anno fa, perfino il calcio sta per collassare, basterebbe solo che qualche grande club avesse un tesserato coinvolto per affossare l'intera serie A. Tutto, appunto, va male. Alle spalle abbiamo un 2008, annus horribilis, che molto peggio è rispetto a quel tanto citato 1929, anno che usano i notisti come metro di paragone per descrivere l’impatto sociale della crisi economica. Ancora di più, nelle fabbriche non è più strano vedere scene di umiliazione, di singoli di fronte alla massa, come a mettere uno contro gli altri gli stessi operai, e poi la ciliegina sulla torta, il potere Mafioso è, come prima, un vero e proprio interlocutore politico. A Milano, come a Genova, se vuoi essere eletto o sei fortunato oppure devi passare dai Boss. Tutto questo per una persona che abbia minimamente studiato è il panorama che gli storici descrivono prima della venuta, anzi per usare i termini didattici, della comparsa dei forti partiti totalitari, i quali nella forza del singolo Leader incarnano un’idea, sviluppano teorie e sogni, celano le malversazioni che in realtà i potentati, che sostengono il potere, vogliono ottenere. Una su tutte che mi ritorna nella mente in questi giorni, e penso non sia un caso, è la diminuzione dei diritti sociali, dei lavoratori e delle rappresentanze sindacali. Vi dice qualcosa questo argomento? Forse corro troppo con la mente, forse corro troppo con il rievocare il fascismo, come se qualcuno a breve volesse riprenderne le mire, come se poi i fascisti se ne siano mai andati. Forse esagero, ma se esagero lo faccio in quale verso? Esagero perché noto e metto insieme cose fra loro legate solo da coincidenze o perché il nuovo fascismo non avrà camicie nere e fasci littori ma palmari con l’aggiornamento dello spread, titoli di stato da piazzare, e persone da sacrificare sull’altare dei numeri? Non è che il nuovo totalitarismo si maschererà da diritto bancario, userà le armi della depressione finanziaria per ottenere qualcosa, anche attraverso quegli adepti che foraggia nei mass-media? La risposta non la so, e questo mio modo di fare mi ricorda il professore Ruffolo, che alle domande irrisolte a lezione sornione replica che le risposte possono essere molteplici, nella convenienza vostra troverete quella che un giorno vi sarà più utile, non essendoci univocità di vedute ed interpretazioni. Qui però non si parla di diritto, od almeno non solo, perciò Io alle prossime elezioni se vedessi un uomo candidato rappresentante delle Banche, più o meno direttamente, non lo voterò.


Ivano Asaro

Un alternativa d’obbligo


Sarà che in questo vecchio pazzo paese la normalità non è mai stata di casa, sarà che il confine tra ciò che è giusto o sbagliato (legale o illegale) è talmente sottile da essere abitualmente confuso, sarà che il qualunquismo è la patologia più comune tra la gente, e l’opinione pubblica è macchiata da un malsano relativismo che fa dell’ignoranza la sua arma migliore e della menzogna la sua primaria fonte di sostentamento , sarà che da quando riesco a capirci qualcosa la politica o almeno quella degna di tale nome l’ho vista tristemente soltanto sui libri di storia (nemmeno tanto recente)cosa già dette già sentite , sarà ; eppure in mezzo a questo oceano di considerazioni reali ma che erroneamente inducono ad avere un’ idea totalmente pessima e pessimista della nostra società, trova spazio la solita sciagurata speranza.

La solita sciagurata speranza, quella di un Italia diversa o meglio di italiani diversi, chissà se migliore mi limito a dire diversa; perché a questo “sistema” dove vige la legge del più furbo, dove la legalità solo talvolta è un dovere, una necessità, dove politica e corruzione, stato e mafie hanno avuto e continuano ad avere interessi comuni; destini incrociati, a uno stato criminale si può e si deve contrapporre un alternativa.

L’ anomalia è palese il nostro è in un paese dove la legalità rappresenta un alternativa e non la prassi.

Il quesito essenziale che mi pongo a questo punto, al di là della soluzione, al di là della via giusta da percorrere (credo di parlare a nome di un intero popolo affermando che la giustizia, il rispetto delle leggi, l’equità tra governati e governanti siano la via giusta da perseguire per una condizione sociale che ci avvicini ai nostri modelli europei ) è fondamentale capire chi?chi potrebbe nell’immediatezza rappresentare la giusta controparte?chi l’innovatore?

Sarò sincero non ho una risposta o almeno attualmente non ho una risposta “politica” che soddisfi pienamente i suddetti quesiti.

Scoraggiato anche dal fatto che i partiti che si avvalgono di maggiori consensi elettorali sono: il soggetto politico responsabile del disastro economico , sociale e culturale italiano degli ultimi anni: il reo PDL, e il PD che con un opposizione di facciata diventa di fatto corresponsabile e complice. Nessuna differenza tra gli schieramenti, se poniamo la questione morale al centro della nostra auspicata innovazione, i superstiti sono certamente pochi, sicuramente insufficienti.

A questa politica corrotta e corruttrice, che non può rappresentare un alternativa leale, e che non può aspirare minimamente ad essere un modello in Europa, voglio contrapporre la purezza di singoli che lottando quotidianamente portano alle spalle il peso di un intero popolo, quella sciagurata speranza.

Utopico si, Lecito anche, perché ho sempre criticato il qualunquismo insensato, il “sono tutti uguali” m’infastidisce parecchio e quindi cominciamo a selezionare gli ideali di quegli italiani onesti dai ladri, i vari criminali Dell’Utri, Riina, Provenzano, Mr B… & co. dai lodevoli ( ognuno a suo modo )Falcone,Borsellino, Pino Maniaci , Peppino Impastato,Don Peppino Diana, Marco Travaglio solo per citare i più noti all’informazione, vorrei citare anche le tantissime anonime persone, imprenditori, sindaci, avvocati, giudici che nel silenzio, nel buio, nel disinteresse generale, lottano e magari muoiono per la legalità e la giustizia.

Concludo questo articolo con le parole tratte da un documento che fu di Don Peppino Diana, ciò che sarebbe dovuto essere un discorso pubblico, ma arrivarono prima le armi,i killer e la morte.

“Non permettiamo uomini che le nostre terre diventino luoghi di camorra, diventino un'unica grande Gomorra da distruggere..” [cit].

Pasquale Diodato.

martedì 27 marzo 2012

#ammazzafuturo


E’ strana la vita, lo s’impara andando avanti. Un giorno ti senti fiero ed orgoglioso, anche per cose piccole, che per nessuno contano, il giorno dopo magari sei li a leccarti ferite che ancora non sanguinano, ancora forse neanche inferte, che forse non arriveranno mai. La vita è strana si, proprio strana. Ci sono i posti nella vita, che contribuiscono a dare colore e tono alla stessa, i posti dove gente serena e spensierata ti fa capire che il domani è molto vicino a quel passato dove le lotte erano quotidiane e producevano altro rispetto ai sogni. Ma ci sono anche i posti, quelli tristi, dove si concretizza il malaffare degli “ammazzafuturo”. Il danno è quando un posto non riesci a catalogarlo. Ci sono luoghi che il dominio dei soldi ha consegnato all’ambiguità, dove ti sforzi di vedere gente che pensa al futuro, termine che per sua stessa natura include la socialità tra le genti, ed invece ci trovi solo gente, che non pensa al domani, ma che semplicemente va avanti, rilanciando la bisca legalizzata sulla pelle della gente. Questi luoghi, incastonati nella città più bella ed importante del mondo, Roma, sono quelli del potere, si del potere, ormai i termini rappresentanza e sinonimi sono caduti in desuetudine. Il parlamento, le sedi dei ministeri, lo stesso Palazzo Chigi, li chi vede più uomini che progettano un futuro dove si deve stare meglio che nella generazione precedente? Chi può dire che dalle aule parlamentari si siano alzate voci in grado di disegnare una società che abbia un qualche pregio od almeno un tratto identificativo? Niente di tutto ciò. E fa ancora più impressione pensare che forse il più “fondamentale” dei Presidenti del Consiglio ebbe a dire che- i politici (politicanti) pensano alle prossime elezioni, gli statisti alle prossime generazioni-cit.. Già un altro mondo. Ma cosa ci è successo? Cosa ha determinato il fatto che una volta a parlare in tv e a dare lezioni ai tedeschi eravamo noi, proprio De Gasperi (autore della citazione precedente) creò la stessa necessità di una realtà Europea, e che i discorsi di fine anno erano letti da personaggi come Pertini. Le risposte possono essere le più disparate, e non tutte conducono a MrB. Ma adesso proprio lui, MrB, non c’è più, eppure noi siamo ancora qua a farci del male, solo che adesso al male diamo un nome ed un cognome, ci accorgiamo che qualcosa sta accadendo ma stiamo fermi, impassibili, lasciando che il mondo ci passi a fianco. Ci facciamo dire di tutto, persino le sciocchezze più bieche ci entrano nello stomaco, ed avviene che magari la mente si lascia asfaltare dalla parlantina, ma l’intestino proprio non ce la fa e ti viene il mal di pancia. Come si fa a non “incazzarsi” quando ci dicono che l’articolo 18 così strutturato l’abbiamo solo noi, ergo non è così fondamentale, neanche la tanto citata Germania infondo ce l’ha. A parte che su questo andrebbero aperte discussioni enormi, ma ancor prima dei tecnicismi mi chiedo: ”ma se vogliamo davvero imitare la Germania, ma proprio da li dobbiamo cominciare?” Ok rinunciamo all’art 18 così com’è oggi, ma prima dateci una classe dirigente dove ministri si dimettono perché rei di avere copiato ad un esame, datemi una classe imprenditoriale che partorisce le eccellenze in qualsiasi campo, e che va si in Cina, ma mantiene ed aumenta i posti di lavoro sul suolo tedesco. Datemi fabbriche dove i sindacati contino nel giusto modo, non come in Italia che i contribuenti hanno comprato decine di volte la Fiat e questa adesso fa la furbetta. Dateci tutto questo prima di parlare di Germania, dateci tutto questo prima di parlare di Liberismo. Liberismo altro grande tema. Anche li le parole si sprecano, gli economisti che sanno cos’è ci vanno cauti, i politici che non lo sanno si mettono a dire delle oscenità. Risultato che loro vogliono ottenere è che gli uomini siano trattori, che quando consumano troppo carburante si buttano e se ne compra uno nuovo, naturalmente portare a demolire un mezzo agricolo ha i suoi costi, che però saranno compensati dal risparmio di carburante del nuovo trattore, utile fino al nuovo modello. Così i lavoratori che costano troppo, saranno “demoliti” sull’altare del nuovo impiegato versando una mancia di massimo 27 mensilità, che sono tante si, ma troppo poche per rappresentare un ammortizzatore utile a sopperire alla mancanza di reddito prima del nuovo lavoro, sempre se a 45-46 anni un nuovo lavoro lo trovi, sempre se lo trovi a 50 poi. Stupidamente ci incartiamo nelle parole di qualche vecchio parruccone che ci dice dove sta la verità, una verità che dopo aver venduto a pochi euro la Grecia e l’Italia adesso si prenderà la Spagna ed il Portogallo. Discorsi che non piacciono a nessuno, certo, ma che è ora di fare, perché è ormai quasi 10 che paghiamo una costante perdita di dignità nell’interesse di un sistema, quello finanziario autoreferenziale, dove singoli manager guadagnano come stati. La realtà è dura ma come si reagisce alle cose dure? Come? Questo non lo so, in questo sfogo che la rete mi permette di diffondere non voglio giustificare certe reazioni, ma come ebbi a dire tempo a dietro, chi conosce lo sguardo di un padre che non può nutrire i propri figli? Chi conosce il cuore di un padre che deve dire al figlio all’università, non ti posso più mantenere? Chi sa cosa c’è nell’animo dei ragazzi che appena finito di fare l’amore in macchina immaginano la loro vita insieme, come fu per i loro genitori, certo con sacrificio ma con tantissima passione, e che invece non possono fare altro che ritornare ad essere bambini, condannati ad essere eternamente inutili? Io non so se sia giusto scusare certe reazioni, non lo so. La cosa che più mi preoccupa, però, è che una volta quando sentivo di certe manifestazioni violente, il mio disappunto era netto, totale e spassionato. Ora sempre più spesso mi capita di vedere le immagini della Grecia, della Spagna, della Russia, della Val di Susa, e non avere più la stessa serenità d’animo e farmi una domanda, “ma perché nessuno chiede il conto a chi ha creato questo casino?”


Ivano Asaro

venerdì 9 marzo 2012


Ci sono serate che non la smetteresti mai di camminare tra la gente. Ci sono serate dove le cuffiette non sono strumenti di distrazione ma ampolle di vetro dentro le quali nascondersi, osservare. Ci sono serate che ti senti inutile, ma non perché qualcuno sia più utile di te, neanche perché hai avuto qualche delusione. Niente di tutto questo, no. Ci sono serate dove ti senti inutile perché passi sotto grandi storie di gente che ha fatto qualcosa che andava oltre ed al di sopra della loro stessa vita. Gente che con un foglio ed un po’ d’inchiostro tesseva la tela dell’orgoglio. E tu? Ed io? Guardi la gente dentro le loro macchine, non sai a quello che pensano, non sanno che tu rifletti su cose importanti. Li guardi, a volte ti guardano anche loro. Pensi che quelle persone al semaforo mai più staranno in quell’ordine, che il ragazzo dietro di te con la bici è un essere umano come te e che forse mai più vi rivedrete prima di morire, eppure non vi fermate a parlare, non vi fate neanche un saluto, figuriamoci un sorriso. Ti vengono i brividi quando sotto mille tatuaggi vedi confusione e paura, quando le maniche di camicia sotto una bella giacca sono sdrucite. Ma tu che fai, noti tutto questo, sospiri e vai avanti. Poi magari ti vengono in mente frasi che hai sentito ed a cui hai anche colpevolmente sottaciuto.<< L’arroganza della cultura, c’è gente che ha l’arroganza della cultura>>. Ma che cos’è l’arroganza della cultura? Avete mai visto un professore di lettere non essere infastidito se qualcuno ignorante prende stupide posizioni sulle figure letterarie di una poesia? Beh io si, come pure ho visto meccanici infastiditi perché avevano di fronte uno stupido che voleva spiegargli com’erano fatte le automobili. No, non esiste l’arroganza della cultura, perché chi sa è naturalmente infastidito da chi sa meno di lui, in qualsiasi ambito. Altro è l’arroganza del nozionismo, tipo quelli che sanno tutto di scemenze colossali come il numero di lingotti d’oro che nascondeva in casa Gheddafi o l’aggiornamento sempre più aggiornato sulla situazione di Avetrana, anzi no ora ultimo aggiornamento: il testamento di Dalla. Poi cambia canzone, pochi secondi in cui senti il rumore dei tuoi passi, le cuffiette non sono più ne di vetro ne di plasma, sei li nel cuore della notte, il rumore delle auto nella testa, anche di quella vecchia Alfa Romeo. Ma dura solo pochi secondi la nuova nota è già pronta, li a farti sentire forte, invincibile, solo, fesso….

martedì 6 marzo 2012

L’incredibile caso di Palermo…quando i cittadini sono colpevoli.



E’ possibile sperare?

Ad ore ormai dal verdetto delle primarie di Palermo, 4 Marzo 2012, questa domanda mi frulla per la testa vorticosamente. Ho cominciato quest’articolo svariate volte. La verità è che di preciso non sapevo cosa avrei voluto scrivere, fino a quando ho capito che io non volevo spiegare ne tanto meno illuminare le menti. La cosa che voglio fare è sfogarmi, mettere tutto insieme: quello che ho pensato in queste ultimissime ore, quello che ho sperato, quello di cui sono convinto. Cominciamo dal principio. Rita Borsellino, che non è solamente la sorella del Magistrato con la schiena dritta, non sarà la candidata del centro-sinistra per la carica di primo cittadino del capoluogo siciliano. A scalzarla è stato tale Ferrandelli. La notizia arrivata a notte fonda ormai ha destato sulla rete numerose polemiche, tanto da farmi realmente dubitare di quello che leggevo. Invece no, seppure con un vantaggio ridicolo Ferrandelli sarà il candidato unico, a meno di colpi di scena, rappresentante dell’Idv, partito da cui è stato messo fuori proprio per il suo forte temperamento, di Sel, che per il vero tenta di entrare nella vita politica siciliana, speriamo con esiti più felici rispetto a Campobello di Mazara, dove era nota la vicinanza con il sindaco Caravà, e del Partito Democratico, quel partito che fortemente aveva voluto Rita Borsellino, o per meglio dire quel partito che fortemente aveva litigato per arrivare alla candidatura di Rita Borsellino. La candidatura di Rita Borsellino non era una candidatura come le altre, non poteva esserlo in una città come Palermo, non poteva esserlo in un momento in cui i nomi di grossi latitanti sono diradati e che il nord si scopre affetta da un cancro che fino a meno di un decennio fa ignorava, la mafia. La candidatura di Rita Borsellino non era una candidatura manageriale ne tanto meno un moto d’impeto, no nulla di tutto questo, era l’istinto di dare ad una città devastata dalla non guida di Cammarata un assetto di normale convivenza civica. Chi dice che l’età della Borsellino era troppo elevata, 70 anni, mi troverebbe d’accordo sempre, perché la macchina amministrativa ha bisogno di progettualità, ha bisogno di ardore e lungimiranza, doti che è bello riscontrare in un giovane, ma non ora, non nel 2012 dopo quasi 10 anni di sfracello. Palermo è una città che bisogna amare, ma il primo atto d’amore è ammettere che ad oggi non è per nulla rilanciabile. Nel capoluogo siculo è tutto difficile, si arriva persino a discutere se le corsie per gli autobus nel budello di corso Tukory siano giuste o sbagliate, non ci sono sommosse per il ritardo degli autobus, che passano secondo il calendario lunare non secondo gli orologi; la Zisa, un gioiello europeo è contornato da un magnifico spazio verde, basta allontanarsi però 100 metri per trovarsi garage incendiati, gente che butta l’acqua sporca per la strada e zone in cui è normale passare sotto il giogo dell’infamia; la bellezza di Ballarò è in realtà ormai schiava del solo folklore, roba che neanche i mercati di Istambul; per non parlare del mercato della Vucciria, lasciato al degrado perché, e questo lo sanno tutti, i palazzinari aspettano di potere azzannare la preda rimediando spazi sulla centralissima via Roma a basso prezzo. Palermo è questo e molto altro, non si può pensare di partire da qua direttamente con lo sviluppo, chi volesse rilanciare Mondello, intendo gli imprenditori, chi troverebbe alla pro-loco, all’assessorato, chi? Sicuramente gli stessi che hanno abbandonato le strade di Mondello al proprio destino, che non hanno saputo gestire il centro storico e che hanno permesso che il Massimo, teatro mondiale, per una sera si trasformasse in una discoteca. Non voglio essere duro, solo che Palermo o si ama o si odia, ed io l’amo, come si ama un posto che ti sa di casa anche la notte, che ha come monumento un tribunale, perché sai la grandezza degli uomini che ne hanno delineato la maestosità oltre le pietre. A questo doveva servire la placida dolcezza di Rita Borsellino, la donna che ha sempre voluto il Pd degli onesti, il Pd dei buoni. Invece no. Ha perso, di poco, ma lo ha fatto. Il popolo ha scelto qualcun altro, che non giudico, sarà la storia a dirci chi sarà l’uomo Ferrandelli. Delle annotazioni però voglio farle. Rita Borsellino è risultata sconfitta, ma perché ha perso? Non ha perso in realtà contro Ferrandelli, lei ha perso contro altri attori più subdoli. Lei ha perso contro chi ha strumentalizzato Ferrandelli, quei Lumia e Cracolici, e chissà chi altro più in alto di loro, che avevano in mente di abbattere il segretario regionale Lupo e poi creare il dramma vicino a Bersani. Queste persone sono state sorrette da truppe di politicanti pronti a svendersi al miglior offerente, tutto sotto l’egida di Raffaele Lombardo, che non potendo avvicinarsi al Pdl, causa scarso amore con Miccichè fa il bello ed il cattivo tempo con il Pd. Rita ha perso contro il tafazzismo di coloro i quali sono sempre pronti ad affermarsi per un piatto di lenticchie, vedi l’episodio Faraone, l’unico con la tessera del Pd, candidato alle primarie, con il solo sponsor del Berlusconiano democratico Matteo Renzi e del compagno di Merende e reality show Giorgio Gori. Rita Borsellino ha perso però soprattutto con i siciliani. Si perché ipotizziamo che sia vero che le truppe dei Lombardini siano intervenute, come ne sono arciconvinto anche se non ne ho le prove, per votare Ferrandelli, il loro voto seppur determinante non potrebbe mai essere la somma totale di Ferrandelli. Quindi scientemente gente non ha votato, od ha votato contro la Borsellino. Innegabile quindi dire che c’è parte del popolo palermitano che non vuole la Borsellino sindaco, al contrario di tutto il centro-sinistra italiano, quello in buona fede s’intende. E queste sono le cose che ti scoraggiano pesantemente. Come trovare la forza per continuare a dire la propria se poi la gente si propone sempre di fare delle stupidaggini. So che il mio discorso non è obbiettivo, può darsi pure che Ferrandelli risulti il nostro Kennedy, anche se sono convinto perfettamente del contrario, ma nonostante tutto Kennedy, J.F., arrivò solo dopo il "new deal" di Roosevelt, non si sarebbe potuta lottare la guerra fredda o mandare l’uomo sulla Luna senza questa scelta, come Palermo non può essere capitale del mediterraneo senza gli autobus che funzionano, un recupero delle periferie, l’affluenza di capitali esteri, un migliore collegamento con l’aeroporto, la cucitura di un ruolo dei più degni laureati direttamente in seno all’amministrazione, un piano delle opere pubbliche, non solo di centri commerciali. La rabbia è tanta, perché si è persa un’occasione per cambiare, per seguire il treno su cui Napoli, Bari, Milano dettano legge, un treno che porta verso l’Europa. Certo poi ci sarebbero altre stupidaggini da commentare, come chi vorrebbe strappare la fantomatica foto di Vasto, tipo Enrico Letta, a cui chiedo: ma con le primarie di Palermo che c'entra la foto di Vasto?

Alla luce di questo è possibile sperare?

Ivano Asaro

mercoledì 29 febbraio 2012

La Corte dei diritti umani condanna l’Italia

La Corte dei diritti umani ha condannato ieri all’unanimità, in via definitiva, i respingimenti verso la Libia attuati dal 2009, per aver violato il diritto dei migranti a non essere sottoposti a tortura o trattamenti inumani e degradanti. Il caso nello specifico riguarda i 22 somali ed eritrei che assieme ad altre 200 persone circa vennero intercettati a 35 miglia da Lampedusa il 6 maggio del 2009 da navi italiane, trasbordati su queste e riportati in Libia. L’Italia dovrà risarcire a ciascuno dei ricorrenti 15mila euro per danni morali.

“Questa sentenza sarà esaminata con la massima attenzione ed alla luce dell’analisi di questa, prenderemo decisioni per quanto riguarda il futuro”, ha commentato il presidente del Consiglio Monti. Questa sentenza “ci farà pensare e ripensare alle nostre politiche sulle migrazioni”, ha concordato il ministro per l’Integrazione e la cooperazione Andrea Riccardi. L’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr), loda il verdetto definendolo “storico”. Sempre all’unanimità, la Corte ha condannato l’Italia per aver violato l’articolo che vieta le espulsioni collettive (è solo la seconda volta in 60 anni che uno Stato membro del Consiglio d’Europa viene condannato per questa violazione) e per non aver concesso un ricorso effettivo ai migranti contro la decisione di respingimento. Nella sentenza, contenuta in circa 80 pagine, la Corte rigetta tutte le tesi difensive italiane.

Noi Giovani dell’Italia dei Valori riteniamo che la condanna della Corte di Strasburgo costituisca un necessario atto di civiltà contro le scellerate politiche sull’immigrazione messe in atto dal precedente governo, che calpestano i più elementari e fondamentali diritti della persona. Una politica aggressiva che non ha prodotto alcun risultato positivo, se pensiamo alle considerazioni del vicepresidente del Csm secondo il quale l’introduzione del reato d’immigrazione clandestina non ha affatto diminuito il fenomeno e relega dunque tale azione politica ad una mera, pericolosa ed improduttiva campagna mediatica.

Tale sentenza costituisce una condanna nei confronti di un governo illiberale, demagogico e populista, per colpa del quale un intero Popolo, quello italiano, che si è sempre caratterizzato per la tolleranza, l’accoglienza ed il rispetto dei diritti fondamentali, dovrà pagare per una condanna che denota tutta l’incapacità, l’arretratezza e l’inattualità di certe pratiche politiche che ci sono estranee ma che fanno presa su una certa classe dirigente.

Rudi Russo

Coordinatore nazionale Giovani IDV

Consigliere Regione Toscana

lunedì 20 febbraio 2012

Giovani IDV per la liberazione di Rossella Urru


Era il 22 ottobre del 2011 quando Rossella Urru, 29 anni, cooperante del Cisp è stata rapita nel deserto algerino sud occidentale, vittima della guerra tra bande terroristiche che infestano l’area. Insieme a Rossella, altri due colleghi spagnoli sono stati rapiti.

Centoventi giorni. E nessuna notizia. O meglio, le ultime risalgono a dicembre quando un gruppo dissidente di Al Qaeda ha rivendicato il rapimento. Si tratta del Movimento Unito per la jiahad in Africa.

I tre giovani lavoravano nel campo profughi di Tindouf, dove da 36 anni vive in esilio un intero popolo, quello saharawi , da quando l’ex possedimento spagnolo fu invaso dal Marocco nel 1975. Da allora i miliziani del Fronte Polisario rivendicano l’indipendenza del territorio e si battono per ottenere il ritiro del Marocco e un referendum per l’autodeterminazione del loro popolo.

Per il popolo Saharawi il rapimento potrebbe avere sviluppi fatali dal momento che la popolazione sopravvive quasi esclusivamente grazie al sostegno e all’impegno di organizzazioni umanitarie internazionali, moltissime delle quali spagnole ed italiane.

“Rossella è la parte migliore dell'Italia”, si legge sul web. Lei che ha lasciato l'Italia per “dedicarsi agli altri”. Ma l’altruismo non l’ha salvata. Si legge nel web, dove si moltiplicano gli appelli ed i comunicati.

Noi Giovani dell’Italia dei Valori aderiamo ai numerosi appelli per chiedere il massimo impegno alle Istituzioni affinché Rossella possa tornare a svolgere la sua encomiabile attività.

Chiediamo al Governo ed al Ministero degli Esteri di fare quanto più possibile per liberare Rossella e non lasciare da soli quanti, come lei, mettono a disposizione le proprie capacità, le proprie energie e si impegnano per non lasciare al proprio destino intere popolazioni che rivendicano il proprio diritto all’autodeterminazione e proprio per questo vengono perseguitati, uccisi e privati dei più fondamentali diritti.

La Comunità internazionale prenda esempio dalla Società civile che si organizza e si impegna affinché i più basilari diritti, internazionalmente garantiti, abbiano una reale ed effettiva tutela cominciando proprio dal non abbandonare chi dedica parte della propria vita impegnandosi in tal senso ed è vittima di sabotaggi e rapimenti.

Rudi Russo

Coordinatore nazionale Giovani IDV

Consigliere Regione Toscana



lunedì 13 febbraio 2012

Giovanardi e le sue ossessioni non ci rappresentano

Giovanardi questa volta l’ha sparata davvero grossa ed ha dimostrato un certo impegno nel ricercare parole offensive e provocatorie che ormai denotano infraintendibilmente l’inattualità di un personaggio politico retrogrado ed assolutamente fuori luogo.

Due donne che si baciano in strada? Sono come “chi fa la pipì in pubblico”. Il senatore del Pdl, Carlo Giovanardi ex sottosegretario con delega alla Famiglia, prosegue la sua personale “crociata” contro gli omosessuali, degna di Luigi IX di Francia, che visse nel 1200.

Ma Giovanardi, nelle sue parole, cerca una credibilità che non esiste fornendo bizzarre lezioni di educazione sessuale e di igiene. “Ci sono organi costruiti per ricevere e organi costruiti per espellere”, ha spiegato in una intervista radiofonica, aggiungendo poi: “Ci sono anche faccende delicate. Ci sono problemi di batteri, che richiedono una grande attenzione nel momento in cui si fanno certe pratiche. Quindi nel momento dell’educazione sessuale nelle scuole, è normale, dare un modello: gli organi dell'uomo e della donna sono stati creati per certe determinate funzioni. E non è altrettanto naturale il rapporto tra due uomini o due donne".

“A lei che effetto fa se uno fa pipì? Se lo fa in bagno va bene, ma se uno fa la pipì per strada davanti a lei, può darle fastidio”.

Parole che fanno effetto, specie se pronunciate dall’ex sottosegretario con delega alla Famiglia di un Paese civile come il nostro, in cui chi governa dimostra spesso di non essere all’altezza dei cittadini che rappresenta.

Noi Giovani dell’Italia dei Valori, da sempre attenti ed attivi nelle battaglie civili, riscontriamo una pericolosa ossessione nelle parole di Giovanardi che non rendono onore ad un Paese libero ed una comunità civile come la nostra. Affermazioni di una tale volgarità dovrebbero essere immediatamente censurate dal partito di cui Giovanardi fa parte, poiché irrispettose e non degne di un rappresentante del Popolo. Le uscite del senatore dimostrano quanto il nostro Paese abbia bisogno di una classe politica nuova, in grado di interpretare le propensioni di una società in continua ed inesorabile evoluzione. Chi rappresenta i cittadini ha il dovere di governare in nome del Popolo secondo il principio di universalità che vede gli eletti responsabili di fronte alla nazione intera e non una parte di questa.

Rudi Russo

Coordinatore nazionale Giovani IDV

Consigliere Regione Toscana


venerdì 10 febbraio 2012

Giovani IDV nel Giorno del ricordo

Oggi per il nostro Paese è il “Giorno del ricordo”, il giorno di memoria delle vittime delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata.

Istituito per legge nel 2004, “la Repubblica riconosce il 10 febbraio quale Giorno del ricordo al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale”.

Il Giorno del ricordo è una solennità civile, un atto doveroso che ha l’obiettivo di conservare e rinnovare la memoria dei tragici eventi che costrinsero migliaia di italiani, abitanti dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia, a lasciare le loro case, spezzando secoli di storia e di tradizioni. Per non dimenticare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, per lo più compiuti dall’ esercito popolare di liberazione iugoslavo dopo la seconda guerra mondiale e che portò all’esodo di 350 mila fiumani, istriani e dalmati che, dal 1945, si riversarono in Italia con tutti i mezzi possibili.

Noi Giovani dell’Italia dei Valori nel ricordo delle vittime e dell’esodo di istriani, fiumani e dalmati riteniamo che, come anche per il “Giorno della memoria”, solo una conoscenza ed una coscienza storica collettiva, approfondita e condivisa può dare luce a vicende dolorose della storia del nostro Paese, che hanno investito i nostri connazionali. Scelte di campo, arbitrarie interpretazioni e distorsioni della realtà, specularmente condotte da italiani e slavi e mosse da spirito identitario o nostalgico verso opposte ideologie morte e sepolte non hanno fatto altro che dare margini di movimento a gruppi estremisti che prendono spunto da tali e tragici avvenimenti per urlare la loro folle menzogna e giustificare la loro becera e sepolta ideologia.

Il Giorno del ricordo sia, per gli italiani tutti, un momento per fermarsi a pensare quanto la follia umana non abbia un colore, una ideologia precisa e definita, quanto invece questa sia frutto di estremismi che, seppur opposti, si incontrano nel netto ed inequivocabile rifiuto dell’altro, percepito come una minaccia, non come una risorsa.

Rudi Russo

Coordinatore nazionale Giovani IDV

Consigliere Regione Toscana

mercoledì 8 febbraio 2012

IDV, Russo: “Giovani SI della Toscana sia un esempio per il Governo”


Firenze, 8 febbraio 2012. “Insieme al Comitato “9 aprile” – commenta il Segretario della Commissione Sviluppo economico in Consiglio regionale e coordinatore nazionale Giovani Idv, Rudi Russo - saremo domani pomeriggio di fronte al Ministero del Lavoro per dar voce alle proposte concrete del decalogo della precarietà e chiedere con forza che il dibattito ritorni su un terreno di serietà e concretezza, dopo le ultime dichiarazioni dei ministri e del Premier. Le misure previste dal Progetto Giovani SI dalla Regione Toscana possono esssere un esempio per il Governo”.

“Dall'articolo 18 che allontanerebbe gli investimenti, alla monotonia del posto fisso e al posto accanto a mamma; si sta perdendo di vista la serietà e l'importanza che la riforma del lavoro deve avere, nonchè i termini concreti della questione, relativi alla necessità di garantire la stabilità e la continuità delle condizioni di lavoro, anche di fronte agli ovvi requisiti di mobilità, formazione continua e flessibilità che il mercato oggi richiede”.

“La sfida è quella di garantire i diritti del lavoratore, rifiutando gli scambi al ribasso, e garantirne la libertà di scegliere i propri percorsi lavorativi. Combattere la precarietà significa combattere una causa e non un effetto della crisi; per rilanciare l'economia e' necessario partire dalla certezza del lavoro e dal rilancio dell'imprenditoria giovanile: temi che nulla hanno a che vedere con l'articolo 18, ma che riguardano la condizione concreta dei lavoratori e una nuova politica dello sviluppo”.

Il decalogo contro la precarietà:

http://www.ilnostrotempoeadesso.it/component/content/article/35-contenuti/237-il-nostro-decalogo.html


Rudi Russo

Consigliere Regionale della Toscana - Coordinatore Nazionale Giovani dell'Italia dei Valori

mercoledì 1 febbraio 2012

Si è aperto il congresso degli imbecilli in massa…e su questo la penso come Manzoni



Sarà perché da piccolo, all’esame della quinta elementare, la maestra mi disse “tu non sai scrivere”, probabilmente aveva ragione; sarà perché adesso che sono cresciuto mi stanno sul naso molte cose, ma di certo non voglio smettere di pensare e di scrivere.

La neve fuori la finestra s’addensa, presto sarà ghiaccio, poi si scioglierà, così com’è naturale che avvenga, perché tutto è po’ così, avviene, colpisce, ti condiziona e poi svanisce.

Giorno 16 gennaio 2012 la Sicilia viveva uno dei suoi momenti topici, la gente si svegliava, usciva dalle case, bloccava strade ed autostrade, si complicava la vita, perché è così che si fa quando lo stress e la disperazione ti prendono, si rinuncia a qualcosa, ti attiri le ire di chi i problemi non li vive ancora personalmente, però fai rumore, imprimi in tutti la consapevolezza che qualche cosa non va. Ed allora eccoli li gridare, scaldarsi con mezzi di fortuna quei trasportatori, per primi e poi, agricoltori, pescatori, disperati di ogni genere. Movimento dei forconi e forza d’urto i nomi dei manifestanti, pastori sardi nell’altra isola. Da dire ci sarebbe tanto come cronaca, poco come spiegazione, che cosa vuoi chiarire politologicamente a chi non ce la fa ad andare avanti, quale motivazione vuoi dare a chi vede i suoi figli senza futuro, nemmeno quello immediato, e quindi spacca tutto, e chissenefrega della benzina che non arriva per qualche giorno. Infondo potrei dirvi ve l’avevo detto (intervista estiva di LILIANA PINTA), ma quelli che usano questi mezzi, queste frasi, mi stanno proprio antipatici, quindi figuratevi se mi metto io a riempirmi la pancia di sospiri compiaciuti. Ed allora perché quest’articolo?

Perché: se, infondo era facile dire che il “popolo affamato fa la rivoluzion” come cantava Rita Pavone, cosa ben più complessa è capire se quello che sta succedendo è proprio tutto causato dagli eventi, oppure c’è qualcosa, o qualcuno, che soffia perché ciò avvenga. Ma andiamo per gradi. E’ logico che ciò non sarebbe avvenuto se a governare questo paese politicamente ed industrialmente non ci fossero gli esempi più eclatanti dell’illogicità e della rappresentanza occulta, e ahimè anche dell’inutilità. Ma a chi vuoi chiederle queste cose se ad esempio Pd e Pdl, i due maggiori partiti di questo paese sono governati da zio e nipote, Gianni ed Enrico Letta? Allora cerchiamo di capirle da soli, ognuno con il proprio apporto, il mio è questo articolo.

Vent’anni di Silvio Berlusconi hanno legittimato l’ignoranza in questo paese, non che prima le persone sapessero cosa significasse democrazia parlamentare, ma avevano più rispetto per ciò che era giusto, adesso vedendo le riunioni della Lega, che il bravo Saverio Tommasi ci mostra con tanta ironica minuzia, si capisce come una frase, “in questo paese non c’è democrazia”, ha un significato tutt’altro che ideale. In questo stato di cose, finché è durato, l’impero mediatico è stato il vero oppio per i popoli, bastava che Gerry Scotti regalasse due biciclette a bambini disperati per la fame che i nostri cuori erano colmi di speranza per il futuro, senza contare null’altro. Così nonostante la povertà si diffondeva come la peste del Manzoni, la benzina arrivava a costare come il pane, noi ci crogiolavamo nelle guerre di popolo dei pacs, nelle questioni sulla cittadinanza, ecc., ecc., che diciamoci la verità hanno si un fondamento, ma sono indubbiamente stati usati per distrarci. Questa però, come tutte le epoche finiscono, e poco importa se per meriti oscuri di Corrado Passera, o per telefonate tedesche all’indirizzo del Quirinale, ed allora Silvio Berlusconi non è più il nostro presidente. Quello che mi aspettavo era, come tutti, che il Presidente nuovo, cioè Mario Monti, fosse più incisivo, più equo, più presidente di tutti. Questo non è avvenuto, per lo meno fino ad oggi. Quello che di sicuro non mi aspettavo era che dopo anni di peggioramenti continui, il popolo insorgesse proprio in queste circostanze. Che senso ha sottostare per un 20’ennio ad un puttaniere, non nel senso di consumatore finale di escort, ma nel senso che è riuscito ad accumulare svariati record come quello di debito pubblico prodotto in un giorno, figuracce a livello internazionale, amici sbagliati, (basta non ne metto più)… e poi ribellarsi dopo poco tempo dall’insediamento di un nuovo esecutivo? Mario Monti, come dirò dopo, ha il merito di rappresentare il cambiamento, se poco incisivo lo dirà il tempo, ma è sicuramente un miglioramento, perché è stato contestato così presto, perché così fortemente? Vedete io non voglio vederci per forza un deus ex machina dietro le cose che accadono: sono ad esempio convinto che Cisl e Uil, Angeletti e Bonanni, sono rientrati nel solco della Cgil, perché adesso non c’è più Mediaset che li fa andare in tv, quindi per avere spazio mediatico devono dire e fare cose di rilievo, in parole povere protestare. Ma i forconi sono un’altra cosa. La Sicilia è una terra particolare, dove pochissimi sono schiavi delle situazioni di mafia, ma tutti lo sono delle circostanze, dei saluti, dei caffè offerti al bar. Che la rivoluzione parta naturalmente da li non è impossibile, ma molto molto strano. Certo la redenzione è cosa accaduta in passato, ma per redimere Palermo dalla facile connivenza e convivenza dovettero morire parecchi poliziotti, parecchi magistrati, parecchia gente, poi Falcone e Borsellino, e ciò non avvenne in due mesi, ed ancora dobbiamo eleggere un governatore regionale sicuramente scevro da condizionamenti mafiosi. A questo punto urge un chiarimento sul mio pensiero, ritengo che ci siano dei registi dietro queste proteste, ma questi non sono certamente di carattere mafioso, anzi ci vedo tutt’altro. Secondo me i fautori esistono, e per cercarli si potrebbe partire dai finanziatori dei Forconi: ad esempio chi ha pagato striscioni, cappellini, festoni, giubbotti tutti con i loghi? Chi ha pagato i biglietti aerei per le varie ospitate tv? Dico il vero mi girano parecchie idee per la testa, alimentate anche dalla scomposta reazione della Confindustria siciliana, ma per ora le tengo fuori, ripromettendomi di approfondire l’argomento.

Ma andiamo oltre: di certo se possono esserci dei promotori occulti, il popolo è comunque sovrano delle proprie azioni, quindi è sostanziale parlare non solo dell’appoggio che il popolo siciliano ha dato ai tir fermi, ma di quello che la stragrande maggioranza degli italiani ha dato ai padronicini in rivolta. A questo punto mi sovvengono le lezioni che Manzoni mi diede, tramite la mia professoressa delle superiori, il popolo preso nella sua totalità è qualcosa che agisce sull’onda del populismo, e questo spesse volte è padre delle peggiori idiozie. Già in passato mi ero accorto di quanto una frase, ripetuta tante volte, può diventare un inno, anche se totalmente privo di senso. Se chiedete all’italiano medio un giudizio dell’ultimo governo Prodi vi sentirete rispondere: “Berlusconi è terribile, ma prodi quante tasse ci ha messo”, “ Con Prodi non si respirava più, le imprese stavano morendo dietro le sue tasse”…… Alla domanda “ Quale tassa ha maggiormente sofferto introdotta dal governo Prodi?” la risposta è: eeeeeee, aaaaaaaaaaaaa, comunque erano troppe ….Ancora chiedi “ Mi dici una tassa introdotta dal governo Prodi?” la risposta è: eeeeeee, aaaaaaaaaaaaa, comunque erano troppe. Questo per dire, che possono pure essere attribuite delle colpe a Prodi, ma la gente arrabbiata con lui nella stragrande maggioranza dei casi lo è, ma non sa perché. Ora nei riguardi di Monti vedo lo stesso trend, ci si lamenta delle azioni economiche e fiscali che si stanno approntando, anche qui le risposte mediamente date sono imbarazzanti ed imbarazzate, però una mi colpisce particolarmente: “ Ci siamo tolti Berlusconi ed abbiamo preso Monti, non ci abbiamo guadagnato, anzi”. Questo mi spaventa. E’ come dire che un assassino di fronte al proprio giudice dichiara: “Quando io gli ho sparato, il poveretto perdeva poco sangue, il medico per salvargli la vita gli ha fatto perdere molto, moltissimo sangue”. Qui non si guarda a chi ha sparato agli italiani, ma a chi sta eseguendo una difficilissima operazione per salvargli la vita, e sta dissanguando il corpo. E’ chiaro che anche Monti vada comunque guardato e non venerato, anche lui deve essere capito, studiato e se è il caso criticato. Intanto va detto che solo un paese come il nostro poteva farlo diventare un idolo dei partiti di sinistra, solo un paese come il nostro poteva scambiare la sua buona educazione come risposta ai reali temi che la società attuale ci pone. Le critiche vanno fatte, nel merito però. Ad esempio, era quasi necessaria la riforma del sistema previdenziale in Italia, e questo va capito. Il fatto è che però il sistema è stato innovato, ma dal notevole risparmio avutosi, non si avvantaggeranno nei i lavoratori nella busta paga ne gli imprenditori, quindi consumi bloccati e pensione comunque rinviata, senza contare che non sono date rassicurazioni a chi voleva andare in pensione perché il lavoro rischia di perderlo. Ancora il settore dell’energia è stato toccato, specie con l’aumento delle accise, ma anche qui il percorso è stato fatto a metà, perché le tasse potevano essere stemperate aprendo al sistema dei rifornimenti plurimarche, diciamoci la verità: fare diversi chilometri per risparmiare 4/5 cent. di euro non vale la pena, se ci fosse la possibilità nel rifornimento sotto casa allora li si avrebbe la possibilità di scelta, imponendo ai petrolieri le vere leggi del mercato, di fronte le scelte del consumatore. Questi sono esempi di come le cose sono criticabili in questa realtà, ma non si può essere perentori poiché il tempo è stato veramente risicato, quindi bisogna attendere le scelte nel corso di questo 2012 che sarà travagliato e ricco di colpi di scena. E’ chiaro però che chi pensa deve fin da subito avanzare proposte concrete, dissipare le ombre (in tv volevano per esempio farmi credere che i farmacisti avevano lo stipendio di un operaio), chiarire che soltanto con mosse collettive e lungimiranti si può veramente iniziare un nuovo futuro.



Ivano Asaro

mercoledì 11 gennaio 2012

Mazara,ospedale, Pd e...Buon Anno

C’erano una volta i simboli; c’erano una volta le belle storie, quelle che finivano con il "vissero felici e contenti"; c’erano una volta anche le storie che non erano belle ma solo importanti, quelle che vissute nella loro pienezza mettevano insieme gente diversa sotto uno stesso colore, sotto uno stesso sogno. C’era una volta anche la forza di non salire mai su certi carri, da vincenti o meno, perché una storia importante vissuta con ipocrisia, non conta se bella o meno, non merita di essere vissuta nè tantomeno condivisa.

Dare uno sguardo al passato, a quello che è stato, da la nozione chiara di quello che non è più e che dovrebbe essere il punto di partenza.

Tanto d’incipit non è casuale poiché a differenza di quanto fatto fino ad adesso non rivolgerò l’attenzione a tematiche teoriche, non guarderò criticamente al generale. Questo nuovo anno va inaugurato con qualcosa di diverso, un superamento di Sosta Vietata e di Canto Libero (che spero non vi dispiacerà), certo non disdegnando in futuro articoli meno “particolaristici”.

Ci sono giorni come altri, che passano da calendario, veloci e netti; ci sono giorni che segnano, che se anche non indicati in rosso sul calendario descrivono, incidono e colorano una vita, una città, una società. Il 29 dicembre 2011 per molti di voi non vorrà dire nulla di particolare: per carità compleanni ed onomastici, anniversari e commemorazioni sono liturgie importanti nella nostra cultura, ma quello a cui mi riferisco è altro. Se dico 11 settembre, senza specificare l’anno, tutti direte "torri gemelle" (così di getto!), magari non ricordando di quanti aerei realmente si componesse l’attacco, di quanti civili innocenti dolorosamente si descrivono sommariamente gli ultimi istanti di vita come l’evento topico della storia recente. Eppure senza volere arrivare ad alti livelli di esagerazioni nel piccolo della Sicilia occidentale, il 29 dicembre non è una data da superare velocemente. Di sicuro non è importante perché l'emittente televisiva Telejato di Pino Maniaci è sull’orlo del baratro e nessuno sembra accorgersene, neanche quella politica attenta ed antimafia (ahahahahaha!); di sicuro non è importante perché ci si apprestava a vivere uno dei capodanni più tristi dell’ultimo 15ennio dal punto di vista sociale nonché lavorativo; di sicuro non lo è neppure per tanti altri motivi seri di cui però la maggior parte dei divora-reality beatamente se ne infischia. Niente di tutto questo: il 29 dicembre a Mazara del Vallo c’è una sessione APERTA del consiglio comunale dal tema “OSPEDALE” (nel merito della questione rimando a gente più preparata di me che citerò più avanti in questo stesso testo). La sessione, per la verità, si consuma sempre secondo cerimonie ormai statualizzate nella prassi del consiglio, ad un occhio, stanco o peggio disincantato, poco verrebbe insolito: insomma tutto come da copione. Ma nella consuetudine non c’è per forza la verità, figuriamoci la giustizia. Ed allora i motivi per parlare di questa giornata sono parecchi: si potrebbe ad esempio cominciare dicendo che due consiglieri, nello specifico Iacono e Ballatore, magari per motivi degni, hanno precocemente abbandonato la seduta, senza motivare tale gesto. Non è che avessero l’obbligo di farlo, ma risultando presenti (gettone in tasca!), di fatto non lo erano: io, da ingenuo quale sono, non ne capisco il perché...sarebbe una giusta cosa spiegarlo; ancora si dovrebbe chiedere perché un sindaco, una giunta, una maggioranza ad essa collegata, correlata, costretta, siano assenti in blocco. Per la verità le domande sono due:

- Politicamente come si scioglie l’intreccio Mpa-Pdl, nemici alla regione, strani alleati nella Città del Satiro? L’assessore Russo manifestava certe intenzioni e tempi per le sorti sanitarie mazaresi, dall’altra parte il sindaco prometteva lotte contro la volontà di togliere il punto nascite nella nostra città. Sarà una coincidenza, ma entrambe le rette apparentemente incidentali si sono risolte in un muto parallelismo, rimanendo inevase. Indovinate chi ci perde…

- E poi oltremodo risulta strano che la figura più carismatica di una città sia assente laddove la città lamenta le peggiori, non uniche, carenze.

E’ vero, tutti questi sono punti interessantissimi da trattare (con la salute non si scherza del resto), ma pensare che le nostre vite e la nostra stessa sorte siano affidate a chi da una parte, prima credeva che Ruby Rubacuori fosse la nipote di Mubarak ed appartiene ad un partito che s'indigna contro chi fa i controlli fiscali ai ricchi, e dall’altra ad un governo regionale senza nessuna legittimazione elettorale ma fatta da “inciucioni” in cui lo stesso presidente, Lombardo, oltre alle storie che lo riguardano, si permette di dire che i 16 mila euro di stipendio mensile siano appena decenti, soprattutto dopo le tragedie sociali che si stanno consumando, beh mi lascia basito e speranzoso che presto un voto possa ripulire tutto questo. Altro però è quanto mi ha maggiormente colpito in questo 29 dicembre 2011, e non mi riferisco alle capacità oratorie di certi consiglieri (ahahahahaha!), quanto piuttosto alla compagine del Pd locale. Che il Partito Democratico abbia problemi a livello nazionale, tra le varie correnti che si fronteggiano per poltrone e direttivo, è tutto fuorché un segreto: d’altronde i Veltroni ed i D’Alema non sono soggetti sconosciuti e come loro tanti altri subordinati nella galassia delle inutilità politiche. Ma la cosa che più sconcerta è che a livello periferico la situazione è anche peggio. Dall’alto la linea non univoca, dal basso invece proviene l’equivoco. Nell'assise comunale i consiglieri comunali del Pd si scagliavano (spero sapendo di fare cosa senza velleità alcuna), sia contro il sindaco assente, che con la sua non presenza mette sempre tutti d’accordo, sia contro l’assessore Massimo Russo. Ma come? Contro Massimo Russo? Ma non ne avete sostenuto il candidato Vinnuccia Di Giovanni? Vabbè mi si dirà che “sono passati anni, le considerazioni sono diverse alla luce dei fatti sopraggiunti”. Non ci avevo pensato. Si, ma allora perché se l’operato dell’assessore è deprecabile il Pd di Lupo ne sostiene l’azione nel Consiglio Regionale? Non si può essere bravi e scellerati allo stesso tempo. Ma chiedere questo ai consiglieri comunali locali risulta fuori luogo, perché il coordinatore cittadino è fuori dagli scranni del massimo consesso cittadino. Per questo io chiedo direttamente alla coordinatrice Caterina Agate:

- Qual è la reale posizione del Pd nella vicenda ospedale?

- Perché Camillo Oddo e Baldo Gucciardi non spiegano ai tesserati ed elettori della provincia di Trapani perché è giusto fare sopravvivere il governo Lombardo alle condizioni attuali?

- Perché i Big del Pd non vengono nella nostra città a dire cosa voglio fare per questo pezzo di territorio?

Ed ancora:

-Perché il Pd mazarese è sempre alla ricerca di un “Papa Straniero”, ora Vinnuccia di Giovanni, alias Massimo Russo, quota Mpa, ora Tony Scilla, che per altro non risparmia mai all’ormai primo partito d’Italia, nella sua declinazione trapanese, sferzate anche parecchio piccate, da leggere non solo fra le parole?

- Perché persone che potrebbero dire la loro nel centro-sinistra sono state lasciate fuori nonostante abbiano investito il loro buon nome per la faccia di questa città?

Spero veramente di ricevere delle risposte, anche se chi d’illusioni vive diciamo che rischia di morire, almeno, “disilluso”. Certo queste domande saranno state fatte svariate volte, e tante svariate volte mi sarà capitato di non leggerle. Inoltre la situazione pensandoci è ancora più complicata allargando lo sguardo: il Partito Democratico nella nostra città conta meno di una realtà neonata come FDS (Forza del Sud) e non si può dimenticare quanto Ciro Caravà sia vicino. Tutto ciò meriterebbe qualcosa in più che qualche comunicato stampa. Meriterebbe attenzione ed impegno!

Come mia consuetudine però non mi fermo agli attacchi, poiché la pars destruens, ovvero le critiche, anche se fatte in buonafede hanno il solo compito di far notare il problema, non certo di risolverlo. La parte difficile è dire cosa fare e come, senza però essere convinti di essere maghi o strateghi. Bisognerebbe partire dal coinvolgimento che attualmente è assente. Le elezione prima di Veltroni e poi di Bersani alla segreteria e l’enorme mole di voti usciti dal nostro territorio dimostrano la voglia di esserci e di contare che andrebbe alimentata non dispersa: chi sa realmente dove sia la sede del Pd mazarese? Non solo il Pdl deve stare sul territorio o nel corso principale. E ancora: i giovani mancano o quelli che se ci sono vengono messi in naftalina? Dove sono le loro iniziative, le loro volontà ed i loro rappresentanti; perché un giovane dovrebbe approcciarsi al Pd se non vi sono coetanei da loro scelti? I giovani non devono essere il surrogato dei vecchi, così come nessun giovane con la passione politica deve illudersi di potere crescere all’ombra di un uomo mediocre se non vuole emularne la mediocrità. E’ vero che le ricette sono banali, semplici, ma addirittura questa semplicità può essere decisiva. In precedenza avevo fatto riferimento a chi più e meglio di me poteva parlare dell’Ospedale di Mazara e dell’attuale difficoltà e mi riferivo al “MOVIMENTO DI AZIONE POPOLARE”. Questo gruppo, formatosi spontaneamente sull’onda crescente d’indignazione, ha creato nello stupore generale, e da alcuni tristemente celato, una magia ed al tempo stesso una riscoperta dei valori civici. La bellezza dello stare insieme, del manifestare con la genuinità delle proprie idee senza preconcetti, rimettendoci soldi e salute, passando notti insonni dentro l’ospedale. Quella forza che proprio il Pd ha perso e che non può ritrovarsi solamente in pancia. Il Pd dovrebbe partire da queste realtà, da questi splendidi cittadini che vogliono il loro diritto così com’è giusto che sia. Partire da questi movimenti, dove si parla a discapito di età e di titolo di studio, dove non c’è un parola ed il coro, ma le diverse opinioni da cui si può anche dissentire, è l’humus che rende un club un partito, un sogno un progetto, una sfida un percorso.


Per carità, cari democratici, poi potete sempre ignorare questa gente e restare come siete: trasparenti.

Ivano Asaro