venerdì 15 novembre 2013

Finisce un’era. Galliani dice addio a fine anno!

Dopo il lungo colloquio avvenuto qualche giorno fa ad Arcore, Adriano Galliani ha deciso di terminare il suo rapporto col Milan dopo 27 anni di gloria. Per il Milan sarà un cambio epocale, perché si assisterà all'addio di un dirigente che ha contribuito ai grandi successi dell’era Berlusconi: 8 Scudetti, 1 Coppa Italia, 5 Coppe dei Campioni, 5 Supercoppe Europee, 2 Coppe Intercontinenantali, 6 Supercoppe Italiane e 1 Mundialito sono infatti i trofei conseguiti infatti da Galliani da a.d. del club. La causa scatenante? Questa volta il Presidente Silvio Berlusconi ha davvero poche colpe, la causa di tutto è la figlia Barbara, che ha deciso di prendere in mano la situazione vista la crisi in cui riversa il Milan. Lady B ha trovato la scusa per emergere e fare fuori il vero leader della squadra rossonera, quell’Adriano Galliani che negli ultimi anni ha dovuto fare i conti con la crisi economica del suo club e il conseguente ridimensinamento del prestigio rossonero in campo europeo. Barbara accusa la dirigenza di aver operato negli ultimi anni in malo modo, specie sul mercato, affermando che i soldi sono stati spesi per giocatori che, secondo l’opinione di tutti, non sono da Milan. La figlia di Berlusconi non ha tutti i torti, la squadra rossonera negli ultimi due anni è stata modificata in toto, sono partiti giocatori come Thiago Silva, Ibrahimovic, Pirlo (mandato alla Juve a parametro zero), Seedorf, Nesta e tanti altri campioni per essere sostituiti da giocatori presi a parametro zero da squadre mediocri. Inevitabile il riscontro sul campo, il diktat della società, ovvero il bel gioco e il dominio sull’avversario, non può essere rispettato se mandi in campo giocatori poco adatti ai grandi palcoscenici. È vero però che Galliani è stato costretto ad operare sempre in uscita per limare i conti di una società che non ha più un centesimo, una società che spende quasi quanto una squadra che lotta per la salvezza non può di certo competere con le grandi del calcio. Nessuno è perfetto, tantomeno Galliani, gli è stato ordinato di rendere autosufficiente un club che aveva ingenti perdite economiche e ci è riuscito con qualche cessione e ampliando le entrate commerciali,ma se da un lato ha ottenuto grandi successi, la squadra si è fortemente indebolita. Privarsi di lui in questo momento così delicato sarebbe alquanto pericoloso per una società che non ha più un’identità. 

Non sappiamo che Milan sarà senza Galliani, ma dopo tutti questi anni è giusto un graduale riassetto societario, nuove idee che possano rilanciare le sorti del club. L’idea più suggestiva sarebbe il ritorno di certi uomini che hanno fatto la storia del Milan, vedi Maldini Baresi Albertini Seedorf, pronti ad occupare le poltrone e la panchina (Seedorf) rossonere,magari proprio loro sono quello che serve per voltare pagina e riportare i valori che c’erano quando questi ex giocatori portavano il Milan sul tetto del mondo. Ma come potrà superare questo momento se il Presidente non caccia un centesimo?Senza Galliani al timone si spera davvero di fare le fortune della società come in passato?Le domande sono tante e non hanno risposte sicure,il futuro è incerto,l’unica certezza è la separazione consensuale tra Galliani e il Milan, e scusatemi se è poco!






Mirko Scimemi


Mirko Scimemi

martedì 12 novembre 2013

Violenza politica e sociale: (i) perché no?


Abbiamo chiamato la carogna del nostro tempo Berlusconi, Bush J, Sarkozy. Abbiamo gridato per il portafoglio vuoto. Abbiamo votato tutto ed il suo contrario non rendendoci conto della verità. Il male, abbiamo sempre cercato di identificarlo in tizio o caio, e questo discorso valica i confini italiani. Siamo stati stupidi fondamentalmente. Ci siamo chiesti innumerevoli volte: “se io sono, per lo più, una brava persona, come la gente che mi sta accanto, perché il mondo vira sempre di più verso l'autodistruzione?” Domanda sensata che però non guarda alla natura delle cose. 

Ci siamo persino dati una risposta: “E' la Crisi Economica”. 

Certo la difficoltà aguzza l'ingegno, trasformandolo talvolta in bieca furbizia. Ma queste non sono altro che pie illusioni di chi alla fine sta bene persino nella disperazione, piuttosto che avere l'ardire di guardarsi allo specchio. In questi anni ci siamo raccontati la storiella della crisi, che c'è per carità, ed i ristoranti non sono tutti pieni. Ma abbiamo ascritto a questo tema i nostri problemi, in ciò le ansie sociali hanno trovato un facile contenitore. “La crisi c'è: è per questo che le anime si incarogniscono”. Per qualche tempo ci ho creduto pure io. Ma poi non più. Perché i ricchi sono dissennati o privi di etica? Loro non hanno “la crisi” che affligge il popolino. Perché gente che guadagna un patrimonio ogni mese sente l'esigenza di accumulare altro denaro, evadendo le regole e la morale, specie nel settore pubblico e politico, rischiando di perdere tutto? Loro dovrebbero essere esenti dall'anima incarognita che invece dovrebbe albergare in quelle periferie suburbane dove, purtroppo, il crimine è per lo più tollerato e concesso come palliativo. 

La tesi della crisi non funziona, od almeno non è esaustiva. 


Viviamo le cose intorno a noi, e non ci rendiamo conto che cambiano loro perché cambiamo noi, e vicendevolmente avviene anche il contrario. La crisi, di per se vuol dire poco. Dalla seconda rivoluzione industriale in poi i cicli economici si sono ripetuti più e più volte, e le crisi sono argomento di studio, spesso evocate dagli esperti. Qui il problema è alla radice. Nel corso degli ultimi venticinque anni, si è dato seguito ad un nuovo modo d'intendere la vita, dello stare al mondo. Potremmo dire che c'è stata una nuova concezione filosofica diffusa che ha animato il globo. Chi ne sono stati gli antesignani? Sarebbe un discorso riduttivo fare i nomi, se non appunto indicandoli come meri simboli di un processo più ampio e sicuramente complessissimo. Per farla breve il mondo è cambiato quando due figure hanno raggiunto il vertice del potere nei loro rispettivi Stati, ovvero Ronald Regan e Margaret Thatcher. Il loro potere, i loro supporti, la rete di potenze più o meno celate che li hanno sorretti nella loro azione, ha stravolto il modo di stare al mondo. Regan e Thatcher non solo hanno creato le impalcature post-sociali per ciò che ci sarebbe stato dopo la guerra fredda, ma hanno anche permesso di eliminare alcuni stereotipi su cui l'intero pianeta civile si basava. Le sponde, anche qui i nomi sono elementi simbolici, sono state sia nelle potenze economiche che avevano generato questo processo, sia in classi dirigenti a noi note, come ad esempio quelle incarnate da Andreotti e, più di lui, Craxi
La smaterializzazione della classe dei minatori britannici, o le prime deregolamentazioni al mercato finanziario, sono mosse di quel periodo, così come la corsa al Pil, l'aumento del debito pubblico per favorire la crescita. In quegli anni si è creato un mostro, travestito da falso benessere diffuso, basato sulla materialità. Certo non è il caso di perdersi in discorsi ideologici, la lotta tra capitale ed ideologia è finita, ed ha nettamente vinto il modello capitalistico. Moralmente si è accettato, anche capillarmente tra la gente, l'idea che tutto avesse un prezzo, tutto poteva essere comprato, e che quindi tutto avesse una vendibilità. Ci ritroviamo ora, a trent'anni da quei fatti, a giustificare la tracotanza di personaggi che hanno grandi conti in banca, o l'ignoranza di chi guida la più potente nazione del mondo, sol perché dietro ha le banche d'affari più influenti. Conscio che il discorso sia catastrofico e persino difficile da accettare in alcuni suoi punti, credo che sia necessario fare l'ultimo passo di questa analisi. Se in anni ormai lontani qualcuno ha disegnato una società dove lo sviluppo si misura sui soldi, il benessere sulle proprietà, ed oggi ne piangiamo le conseguenze, cosa possiamo fare? 

Sicuramente combattere il sistema. 

Detta così è chiaro che sembro riferirmi ad un retaggio di anni oscuri per nostro paese. Ci siamo resi conto che le cose non vanno ed allora protestiamo. Bisogna capire quindi contro chi protestare e cosa fare. Dilemma di non poco conto, che quasi tutti i paesi a cultura occidentalizzata hanno declinato a proprio modo. Negli Usa, la vittoria di Obama prima e De Blasio poi, ci dicono che si è sovvertito, o si tenta di farlo, l'ordine delle cose. Prima il paese poteva essere fieramente discriminante e anti-socialista, ora si vota un nero ed un quasi comunista. In Francia dopo il sogno Sarkozy, si vota Hollande, personaggio goffo che fa della sinistra idealizzata il proprio metodo, con risultati discutibili, ma di sicuro con idee palesi. In Germania, dove le cose vanno piuttosto bene, si procede semplicemente cambiando i supporti alla Merkel, che governa ad ogni elezione con maggioranze a percentuali variabili. In Spagna dopo Zapatero, quello della bolla edilizia, sopraggiunge il popolare, e molto di destra, Mariano Rajoy, con tutte le sue ambiguità. 

Ed in Italia? Da noi la voglia di cambiamento si chiama Grillo. 

Beppe Grillo, con il suo movimento, hanno incarnato lo spirito di ribellione dallo stato di catalessi ed assoggettamento del popolo. Il nemico c'è e si vede. Grillo lo ha fortemente idealizzato nella classe politica, vecchia e stagnante, che da quarant'anni si barcamena tra Camera e Senato. I suoi voti, tantissimi, ne hanno decretato la forza elettorale e decisoria. I risultati? Opinabili, come tutto in politica

Il problema però nel discorso fatto non è Obama, ne De Blasio, ne tanto meno la Merkel, Mariano Rajoy o Grillo. Il vero tema, di delicatissima trattazione è: se questi simboli, presto o tardi falliranno, cosa accadrà? Se i portafogli continueranno ad alleggerirsi, le speranze a diminuire ed i suicidi ad aumentare, ci saranno altre soluzioni? Se le ultime speranze che il mondo democratico è stato in grado di fornire falliranno, che ne sarà del mondo istituzionalizzato? Difficile a dirsi. Di certo il mondo, la maggior parte di esso, guarda al problema con occhi inquisitori: c'è sempre un colpevole, qualcuno che ha la responsabilità. 

Obama e De Blasio vincono perché rappresentano la lotta ai poteri forti e finanziari; Hollande alla stupidità amministrativa di Sarkozy; la Merkel combatte contro i piagnistei dei popoli mediterranei, scansafatiche e cialtroni; Rajoy contro il socialismo idealistico di Zapatero; Grillo contro la casta politica, al grido di “tutti a casa”. 

Fin quando ci sarà un nemico, fin quando ci sarà il voto di pura protesta, poco o nulla cambierà in meglio. 

Il passo successivo non sarebbe altro che la violenza e la lotta politica. I moralismi non mi piacciono ne tanto meno auspico gli anni di piombo, ma se c'è un nemico, e questo non va via con le buone, presto o tardi scatteranno le cattive maniere. Non c'è da fare qui osservazioni di carattere ontologico, basti dire che è sempre avvenuto: laddove il regnante od i poteri oligarchici hanno afflitto il popolo, si è passati al tritolo ed alla presa della BastigliaSe Grillo fallirà, chi ha creduto nel suo sogno, considerando tutta la politica sbagliata e la sua vita un inferno per colpa di questa, come reagirà? Saranno tutti bonari e calmi nel rivedere le loro posizioni? Ci saranno solo coscienziosi padri di famiglia? E' evidente che il “no” sia la risposta certa. 

La violenza è il gradino successivo alla bomba sociale su cui siamo attualmente seduti. 

La violenza è già presente, ma ancora una volta non ci accorgiamo di essa, perché non chiamiamo violenza un figlio lontano migliaia di chilometri dal padre, un suicidio per un mutuo non pagabile, l'evasore con la Ferrari. Ancora ci culliamo nel sogno che ciò non ci sia e che non possa più accadere, e quindi ci sconvolgiamo di ciò che avviene in Val di Susa od a Roma per qualsiasi rivendicazione dal basso. Io però credo che la violenza, ancorché vicina, sia certamente da lottare perché sbagliata. La violenza, le insubordinazioni, il terrorismo, la lotta armata, sono termini imprescindibili dal mondo che abbiamo di fronte, ma che possiamo eludere se ragioniamo in modo diverso. Il problema è tutto qui a mio avviso. 

Dobbiamo renderci conto che il sistema del nemico non funziona. 

Il nemico, se esistesse, sarebbe facile da battere, invece non esiste. Possiamo chiamarlo mafia, terrorismo, speculazione, possiamo considerare nemici Riina, le Br, o Maddoff, ma eliminati loro, come abbiamo avuto modo di appurare, non è finita la speculazione, la corruzione o la malversazione. Il vero problema è altro. Il vero tema siamo noi stessi, il nostro egoismo. Berlusconi, Bush, Riina, Bush, Maddoff, Eta, Bin Laden, sono il frutto dell'egoismo individuale, più che sociale, che colora il mondo. Siamo noi che vogliamo il favore, la vita semplice, senza costi, con le furberie, a creare questi mostri sociali più o meno pericolosi. 

La violenza sociale verso cui andiamo in contro è eludibile solo se ci rendiamo conto che dobbiamo cambiare noi stessi per cambiare il circostante. Ciò, io credo, purtroppo che non accadrà. 


Ivano Asaro

Ivano Asaro

lunedì 11 novembre 2013

Focaccia: sapore di sale, sapore di casa

Valentina Ferrantello
Genuinità e semplicità:ingredienti segreti per una focaccia soffice e gustosa
Da tempo andavo alla ricerca di una ricetta che  accontentasse il mio palato.
Finalmente l’ho trovata. ALTA,CROCCANTE FUORI E SOFFICE DENTRO! Insomma la fine del mondo. Per non parlare del profumo che avvolge tutta la casa appena sfornata. Condivido questa MERAVIGLIA. Provala, è un ordine.
Ciao e buona impastata J


Ps: potete condirla come volete; io per esempio ho aggiunto anche delle olive snocciolate e del ciliegino.






INGREDIENTI:
500 gr di farina 0 (zero)
150 gr di Philadelphia
250 gr di acqua
sale
1 cucchiaino di zucchero
2 cucchiai di olio extra vergine di oliva
12 gr lievito
-per l'emulsione:
3 cucchiai di olio
3 cucchiai di acqua
sale

SVOLGIMENTO:

 - PRIMA FASE :  Mettete la farina nella ciotola  e versateci pian piano l'acqua dove avrete fatto sciogliere il lievito con lo zucchero.
 Impastate un poco, poi aggiungete la Philadelphia. Quando l'impasto è liscio versate il sale, impastate bene almeno 15/20 minuti.
 L'impasto deve essere bello elastico (il tempo di lavorazione è assolutamente necessario perché l'impasto è molto idratato).
Unite l'olio .
Impastate ancora molto bene fino ad assorbimento, dovrà risultare un impasto molto morbido ma non appiccicoso.


- SECONDA FASE:  coprite la ciotola con pellicola, poi far lievitare in forno spento con la lampadina accesa circa 1 ora e 45 minuti.
Terminata la lievitazione oliate bene una teglia di circa 36x26  e stendeteci immediatamente l'impasto bello lievitato senza lavorarlo di nuovo. Mettere sopra  l'emulsione.




- COTTURA: infornate a 200° fino a che sarà di un bel color dorato.


- RISULTATO FINALE






Valentina Ferrantello






Serie A: 12 giornata, parlavano di campionato finito...

Davide Mauro
Fino al 93° minuto di Roma-Sassuolo avrei cominciato parlando di altro, magari di splendida e spietata Roma, ma il gol di Berardi mi ha rovinato i piani e quindi mi sembra doveroso cominciare da quella che era la partita più importante del 12esimo turno, il posticipo serale Juventus-Napoli. Allo Juventus Stadium la squadra di casa vince e convince, contro un Napoli apparso in serata no. La vittoria bianconera è stata viziata da un gol in leggero fuorigioco (21 cm dice sky) anche se la Juve  alla fine ha meritato la vittoria segnando altri 2 gol al Napoli e giocando per la maggior del tempo meglio della compagine partenopea. La Juventus si porta a meno 1 dalla Roma che dopo il pareggio casalingo contro il Sassuolo entra in una piccolissima crisi, anche se, parlare di crisi dopo 2 pareggi consecutivi è un po' troppo eccessivo. Ma la super Roma di inizio stagione inizia a scricchiolare o perlomeno comincia ad essere umana e ad avere anche un pizzico di fortuna in meno rispetto le gare di inizio campionato. In realtà oggi la vittoria l'avrebbe anche meritata, ha sprecato tante azioni che le avrebbero dato il doppio vantaggio e alla fine è arrivata la beffa.
 Chi invece è realmente in crisi è il Milan di Max Allegri, la squadra rossonera non vince da quasi un mese, ha fatto 2 punti in 4 partite e pareggia in casa del Chievo ultimo in classifica. In attacco si sente la mancanza di Balotelli e dell'imprevidibilità di El Sharawi. La maggior parte dei tifosi rossoneri invoca un esonero del tecnico Livornese accusato di non aver dato un gioco offensivo fluido al  Milan, di non aver risolto i problemi cronici difensivi e di dare un assetto difensivo alla squadra anche contro l'ultima della classe. Io non credo che il problema del Milan sia Allegri, la squadra è quella che è, ma certe volte un cambio di allenatore può dare stimoli nuovi a giocatori e portare anche un po' di entusiasmo tra i tifosi, anche se c'è da vedere chi potrebbe essere il sostituto. Stimoli nuovi che ha dato Gasperini al Genoa, 13 punti in 6 partite per il Genoa che si tira fuori dalla zona calda grazie alla guida tecnica del Gasp, perde il Verona che deve migliorare fuori casa e sopratutto migliorare la fase difensiva sulle palle inattive dove quest'anno ha preso qualche gol di troppo. Si avvicinano al terzo posto la Fiorentina, di un super Giuseppe Rossi sempre più capocannoniere, che batte una Sampdoria in piena zona retrocessione, in crisi nera e con la panchina di Delio Rossi che è sempre meno stabile, e l'Inter che ha battuto nell'anticipo serale il Livorno grazie ad un ''regalone'' di Bardi e al gol sul finale di Nagatomo.
Da segnalare a San Siro il ritorno in campo dopo 195 giorni di assenza di capitan Zanetti, che grazie ad una sgaloppata delle sue comincia l'azione del secondo gol interista, ENCOMIABILE. Altro mezzo passo falso per la Lazio che pareggia a Parma in una partita con tante occasioni da rete, un pareggio che alla fine accontenta entrambe le squadre. In zona salvezza importanti le vittorie casalinghe di Catania Cagliari e Atalanta. Il Catania vince contro l'Udinese, una partita piena di errori arbitrali, 2 espulsioni negate a 2 giocatori dell'Udinese e 2 rigori non dati all'Udinese. La squadra Friulana non meritava la sconfitta ma è una squadra molto diversa dal punto di vista del gioco rispetto quella delle scorse stagioni. L'Atalanta priva di Denis, riesce a battere il Bologna, che rimane in piena zona B. Importante anche la vittoria del Cagliari che dopo 3 sconfitte consecutive riesce a risalire un po' la classifica.
 Da segnalare nelle serie minori il fattaccio di Salernitana-Nocerina, (punto che approfondirò nei prossimi giorni) dove gli ultras della Nocerina hanno obbligato i giocatori a non giocare la partita se tenevano alla vita e quindi dopo 3 sostituzioni nei primi 50 secondi e 5 infortuni nei primi 21 minuti l'arbitro ha dovuto sospendere la partita.
 Ritornando al calcio realmente giocato, da questa 12 giornata ne esce una Roma un po' meno infallibile, ma che adesso potrà riposarsi, c'è la pausa per le nazionali, e potrà ritrovare qualche infortunato tipo Gervinho ma sopratutto Totti vero regista offensivo della squadra capitolina. La Juve esce come meglio non poteva dalla partita contro il Napoli, anche se le polemiche sono già cominciate e si parla di quei 20 centimetri di fuorigioco che per i tifosi del Napoli hanno condizionato la partita, e che per quelli della Juve sono stati ininfluenti ai fini del risultato finale poiché la juve sul campo ha meritato la vittoria e che già dal primo secondo aveva messo in difficoltà il Napoli
. Io penso che alla fine nonostante l'errore la Juve avrebbe vinto ugualmente, perché era partita più carica ed è sembrata avere più voglia di vincere, ma per evitare queste discussione che alla fine alimentano solo l'odio tra i tifosi non sarebbe meglio farsi aiutare dalla tecnologia? Il fuorigioco di Llorente sarebbe stato facilmente rilevato e polemiche non ce ne sarebbero state. E' così difficile applicare al calcio il modello di moviola che molti sport, (Rugby, Basket e Tennis su tutti) adottano? E' possibile che ancora nel 2013 un arbitro, il signor De Marco in Catania-Udinese, possa sbagliare tutte le decisioni importanti in una partita? Perché la FIFA non vuole innovarsi da questo punto di vista? A pensar male si fa peccato ma spesso si indovina...
Per finire vi segnalo la perla di Pogba che fa un gol bellissimo con un tiro dei suoi. Ed è  il gol più bello della 12esima giornata..





mercoledì 6 novembre 2013

Scandalo Datagate: spioni senza rispetto della democrazia



Nella scarsità di certezze che ci colorano la vita qualsivoglia tematica è di per se complessa. I più concordano nel dire che il metodo più facile di affrontare un tema, per quanto spinoso, sia quello di prenderlo in modo diretto. Mirare al centro, guardare negli occhi le questioni, è compito difficoltoso sia per l'arduo esercizio della verità, sia per i limiti mentali che abbiamo. Ognuno guarda sempre le cose da un proprio, personalissimo, punto di vista. Nessuno è perfettamente uguale e sincronizzato ad un altro, anche nei casi di grandi similitudini. Ecco, queste sono le difficoltà che il caso Datagate pone. La storia, di per se nota a molti, è la banale estrinsecazione di una insignificante storia di spionaggio.

La storia.

Il più forte dei poteri costituiti, gli Usa, attraverso la loro Intelligence, istituzionalizzata nell'agenzia Nsa, spia milioni di utenze in giro per il mondo. Gli scrupoli non esistono proprio, e di mezzo ci vanno capi di stato, leader politici, e se venisse confermato, anche autorità religiose. Storia semplice, che di per se, almeno ipoteticamente, tutti sottintendono alla loro esistenza quotidiana. La trama si complica quando Edward Snowden, tecnico di alto profilo dell'Nsa, decide di spifferare tutto alla stampa. Testa di ponte tra queste informazioni ed il mondo è il famosissimo giornale britannico The Guardian, ed in particolare il giornalista Glenn Greenwald. Il mondo adesso sa, quello che nei fatti ha sempre sospettato: gli Usa hanno un grande orecchio che ci spia, o per lo meno spia chi gli interessa. Si chiarisce anche che la regola è la medesima da decenni, quasi una prassi. Se fossimo nel “Padrino” di Fracis Ford Coppola ci sarebbe a questo punto chi, per spiegare la totale mancanza di moralità, direbbe la mitica frase:<< è solo una questione d'affari, niente di personale>>. Ed agli effetti è vero. E' sempre una questione d'affari, di soldi e di potere.

Controllare tutti per assoggettare.

Usare il grimaldello della paura, attualmente quella del terrorismo di matrice islamica, per ascoltare tutti, sapere le mosse finanche degli alleati. Ma questo non basta. L'analisi fatta così è semplicistica, non esaustiva. Bisogna rivolgersi al vero punto della questione, guardare in faccia il mostro. Questo stato di cose, ha mosso e spolverato quei vecchi termini che non si sentivamo dalla guerra fredda: spionaggio, segreti di stato, talpe, infiltrati. Gli stati sovrani, dalla Francia all'Italia, passando per la Germania hanno preso una forte posizione. Convocati gli ambasciatori e le personalità Usa in giro per il mondo, si è stati costretti a recitare la parte degli inconsapevoli, ovvero degli idioti che non possono pagare dazio. Il giochino purtroppo s'inceppa. Keith Alexander, capo dell'Nsa, dichiara:<<Sono gli ambasciatori che ci hanno chiesto di spiare i leader>>, facendo decadere la possibilità che gli venga attribuita una discrezionalità superiore alla sua. Obama, direttamente, o per mezzo del suo staff doveva sapereObama era certamente cosciente. Lo stesso segretario di Stato americano, Kerry, con un certo imbarazzo, di fronte al mondo è costretto a dichiarare:<< Ci siamo spinti troppo in là>>. Gli Usa hanno superato la normalità, hanno nel solo territorio francese intercettato più di 46 milioni di chiamate, un numero spaventoso. La storia ci porta quindi i buoni ed i cattivi, chi rispetta la prassi e le regole, seppure senza scrupoli, e chi addirittura sente il bisogno di andare oltre. Gli americani seguono il vecchio e cinico assioma del leggendario capo dell'Fbi J. Edgar Hoover:<< L'informazione è potere>>. Basterebbe quanto fin qui raccontato per scorgere un quadro a tinte fosche.


Purtroppo c'è dell'altro.

Snowden, la talpa, nel frattempo rifugiatosi in Russia, ha scoperchiato sostanzialmente un enorme vaso di pandora. Anche la “sua” Russia, avrebbe superato i limiti dello spionaggio, fornendo in occasione del G20 gadget spia, in grado di inviare informazioni riservate ai servizi segreti di Putin. La Russia, in buona sostanza, avrebbe agito come o peggio degli Usa. Ma siamo sicuri che questo sia tutto? In realtà no. Ancora possiamo e dobbiamo aggiungere che pure in Europa una rete di spionaggio fitta e temibile avrebbe superato i limiti, ovvero quella britannica, che in taluni casi avrebbe addirittura collaborato con quella Statunitense. Aggiungiamo poi l'esistenza di una collaborazione, quanto meno sopra le righe tra Francia, Spagna, Germania e Svezia, con obiettivi ancora da chiarire, ma anche qui torbidi a prima vista. Potremmo quindi cominciare a smentire quanto precedentemente affermato: non esistono i buoni ed i cattivi, c'è solo chi si è fatto scoprire per prima. In fin dei conti, calcolando tutto, perfino gli americani sembrano meno colpevoli. Un mondo che si spia, dove la parola alleato serve solo davanti ad un microfono. Certo, senza dubbio, la peggiore delle posizioni è quella di Obama, non credo però che nessuno per ora se la passi molto bene. Andiamo avanti man mano acquistando la certezza che tutto quello che succede è effetto di una sorte di Grande Fratello, dove però il regista non resta esterno, anzi agisce e guida i protagonisti, a loro insaputa, parafrasando il concetto del presidente Imposimato, il quale si riferiva con queste parole agli <<Anni di piombo>>.


La realtà è un deficit di democrazia

Dobbiamo compiere un ultimo passo logico ed arrivare <<veramente nella realtà>>. Ognuno, dicevo precedentemente, guarda il mondo con un occhio personalissimo. Io non posso fare altro che vedere in tutta questa storia, o tutte queste storie nel loro complesso, un comune denominatore: un deficit imbarazzante ed enorme di democrazia. Comunque la si veda, comunque la si consideri, pure se cominciate l'assurdo giochino di chi ha ragione e chi ha torto, bisogna dire chi ha preso queste decisioni. Se fosse confermato che i capi di Stato, le amministrazioni di vertice, i rappresentanti più autorevoli degli Stati sovrani hanno agito per limitare l'esercizio corretto della democrazia negli altri paesi, ci sarebbe il dramma più grande. Spiare i segreti dei capi di stato, le loro vite private, od al contrario subire queste invasioni a gamba tesa è angosciante. Uno stato deve essere padrone delle proprie scelte, della propria strada. Ma deficit di democrazia significa poco, specialmente in Italia, la cui debolezza politica ed economica la pone tra le vittime incoscienti di tutto questo. 

Ci siamo abituati a misteri che rimangono tali, a presidenti i cui assassini rimangono senza mandanti od a governi messi in minoranza da assisi non elettoralmente scelte.



Ivano Asaro


Ivano Asaro











lunedì 4 novembre 2013

Il sistema calcio in Italia è destinato a fallire.

Luciano Tumbiolo
La stagione calcistica 2013\14 è iniziata nel migliore dei modi : tanto spettacolo, tanti gol, mille emozioni e finalmente una Serie A degna delle stagioni d'oro che infiammavano le passioni calcistiche degli italiani e di innumerevoli affezionati nel mondo. 



Perché allora dobbiamo pensare ad un “sistema calcio” che in Italia è destinato al fallimento?




Pensiamo alla Nazionale, scivolata al 9° posto del Fifa World Ranking e quindi fuori dalle “teste di serie” ai prossimi Campionati Mondiali Brasile 2014 (non succedeva dal 1978); i motivi di questa debacle sono da ricercare all'interno di un ampio sistema che spazia dal tifo organizzato a Balotelli , dalle scuole calcio alla Figc. 




Uno dei maggiori problemi in Italia è sempre stato quello dell' “Esterofilia” che perpetuano i club militanti in Serie A, in media gli stranieri utilizzati dalle squadre della massima serie sono il 55,5% degli uomini in campo con percentuali anche maggiori nelle squadre che puntano al titolo; eppure di talenti italiani ce ne sono a bizzeffe, i vari Berardi, Gabbiadini, Immobile, Regini, Biraghi non hanno nulla da invidiare a Birsa, Anderson, Perea, Jonathan o Vargas; mentre negli altri campionati i giovani sono al centro del progetto tecnico ( Isco – Real Madrid; Wilshere-Ramsey – Arsenal; Reus – Borussia Dortmund solo per fare degli esempi) i nostri giovani vengono mandati a fare gavetta nelle categorie inferiori o in altre squadre che puntano al massimo alla salvezza; Morata in allenamento deve vedersela con Pepe e Sergio Ramos ed ha come maestro Ronaldo, è facile che sia spinto a dare sempre il meglio di sè e a crescere in funzione dei suoi compagni mentre in Italia ai talenti viene concesso al massimo la possibilità di svolgere il ritiro estivo con la prima squadra.




Se volessimo scavare ancora più in profondità nel problema, dovremmo addentrarci nei meandri della giungla “Scuola Calcio” : queste sono nate dall'idea di creare profitto dai sogni degli italiani ( diciamoci la verità, chi non ha mai sognato di calcare il manto dell'Old Trafford o del Santiago Bernabeu ? ) e sono divenute negli anni una fucina di potenziali campioni; ciò che però ritengo sia sbagliato è la gestione che ha la Federazione su di esse: i bambini vengono spesso affidati a preparatori poco qualificati (con un semplice corso di 80 ore si può diventare Istruttore di Scuola calcio FIGC) che non solo hanno una scarsa conoscenza tecnica, ma sopratutto una scarsa attitudine all'insegnamento, perché il Calcio non è solo una questione di mera tecnica ma innanzi tutto una questiona mentale (senso della posizione, giocata in anticipo, visione periferica, fair-play ecc).




La soluzione, a dire il vero alquanto utopistica, sarebbe quella di creare la figura professionale del “Tecnico Calcistico” , proveniente da uno specifico Corso di Laurea (utopistico appunto, perché conoscendo gli italiani ci sarebbero 100 mila iscritti all'anno, anche se si potrebbe ovviare con il “numero programmato”) che comprenda materie pratiche , sociologiche finanche psicologiche , che permettano alla figura professionale un adeguato insegnamento.




Ricollegandoci alle Scuole Calcio e spaziando fino alla massima serie uno dei maggiori problemi del sistema sono le Strutture: i centri sportivi proliferano nelle periferie delle grandi città, ma sono al solito strutture private costose e di difficile raggiungimento, il calcio così rischia di diventare, come il golf, uno sport per ricchi; sono sempre meno i centri di aggregazione gratuiti e molti dei nostri talenti crescono segnando un gol tra un palo zincato ed uno zaino messo a terra, per ogni Insigne e Cassano in Serie A ci saranno sempre 100 talenti sprecati in una strada di un quartiere popolare.




Non che in Serie A la situazione Strutture sia delle migliori... 


Gli stadi italiani sono vecchi (si, anche quelli di Italia'90), scomodi e pericolosi : specchi dell'Italia della I Repubblica sono dei mostri succhia risorse , costruiti male e ammodernati pure peggio , macigni sulle spalle di comuni indebitatissimi che fanno pagare cifre irrisorie per il loro usufrutto alle compiacenti società di calcio, e chi ne risente è il tifoso in prima persona (che avvilito ha abbandonato in favore della comoda Pay-Tv ) e l'economia indirettamente a causa delle perdite generate dal flusso negativo di spettatori.



Anche in questo caso le soluzioni ci sarebbero ma in qualche modo non vengono mai utilizzate, in primis si sente il bisogno di riportare il tifo buono allo stadio, basta con gli stadi violenti e razzisti, si deve riempire lo stadio di bambini, nonni e donne e quindi perché non incentivare con forti sconti (riduzioni del 75% sul prezzo del biglietto, fidelizzazioni dei nuclei familiari ecc.) il tifo buono?
Con la Nazionale la Figc ci è riuscita, a Palermo ad esempio la cornice di pubblico era magnifica, quando si riuscirà a vedere un così bel pubblico in Serie A sarà un successo per il paese intero.




E' recente la notizia di un testo presentato dal deputato Nardella (PD) alla Camera dei Deputati in materia di “rilancio dello sport italiano” , esso ripropone l'annosa ed eterna discussione circa la “leggi sugli stadi” , questa dovrebbe permettere la costruzione di nuovi impianti sportivi sempre che essi siano previsti all'interno di complessi multifunzionali , per intenderci modello Juventus Stadium o Nuovo Stadio Fiuli che assieme allo stadio in sé comprendono centri commerciali, centri polisportivi, sale convegni e tutto ciò che non sia a carattere prettamente residenziale (si rischierebbe infatti di costruire interi quartieri in deroga alle norme edilizie vigenti); altra novità fondamentale del testo è quella dell'introduzione della gara d'appalto comunitaria che permette una maggiore trasparenza nell'assegnazione dei lavori, nella quale comunque il promotore (che dovrebbe essere la Società Sportiva che ne usufruirebbe ) ha un diritto di prelazione potendo diventare aggiudicatario della gara pareggiando alle stesse condizioni l'offerta vincitoria.




L'Europa chiama e spetta all'Italia rispondere , il fallimento sarebbe catastrofico ma come in tanti altri campi possiamo aggrapparci al talento e all'ingegno italico , abbiamo avuto Da Vinci e Baggio , volete vedere che non ci salviamo?




Luciano Tumbiolo





domenica 3 novembre 2013

Aspettando le primarie: Renzi, la sintesi di un'Italia che non esiste più.

Ivano Asaro
Corpi silenziosi ed attivi di una società abituata alle rivoluzioni di cartone, il popolo italiano si appresta a vivere, l'8 dicembre, l'ennesima giornata di orgoglio politico. In quel giorno, la comunità militante di sinistra, verosimilmente poco più di due milioni di cittadini, con le primarie, dichiarerà Renzi nuovo punto di riferimento, forse immaginandolo come ultima speranza, o magari come ultimo vessillo. In quella data, se tutto andrà come taluni sperano, e altri scongiurano, comincerà compiutamente la <<Terza Repubblica>>. Diciamo subito che Renzi è il più accreditato a vincere, ma ha degli avversari di rispetto che sono Civati, Pittella e Cuperlo.

Avversari che pur se rispettabili, sono altresì lontani dalla capacità enfatica che Renzi riesce a proporre, e che per di più non hanno quegli sponsor che permettono di organizzare manifestazioni come la Leopolda.
Renzi sarà verosimilmente il prossimo segretario del PD e quindi forse anche il prossimo premier.
Il discorso però, quando si parla del sindaco fiorentino, non può essere così facile e neppure riduttivo. Al di là della <<c>> toscana, Renzi è altro, ed è a buon diritto definibile: figlio della storia degli ultimi vent'anni.
Quanto il popolo di sinistra ha agognato un Berlusconi Rosso? Quanto il popolo di sinistra ha voluto qualcuno che sapesse ammaliare, colpire, magari dare delle soluzioni facili a problemi enormi? Renzi è questo. Il sindaco di Firenze è figlio di questa cultura: dove non si arrossisce neppure se qualcuno dice che :<<davanti ai problemi non c'è destra e sinistra>>; dove non c'è più il pudore di andare in programmi targati De Filippi; non si ha neppure il timore di accettare i complimenti del nemico storico o farsi foto per giornali di gossip imitando Fonzie.
Matteo Renzi
Renzi è italiano nel senso più moderno del termine, e basta vederlo, da piccolo, ospite della <<Ruota della Fortuna>>, per capire quanto lui sia lontano dalla scuola del vecchio PC. Il suo stile, la sua capacità di attrarre grosse simpatie fuori dalla politica, e poi una volta mostrati i muscoli anche nel suo partito, è una dote indubbia. La sua forza emotiva, il suo saper fare opinione è qualcosa che taglia in due il paese e che solo i grandi uomini di spettacolo sanno fare. Renzi è quello li, ed è al contempo causa ed effetto del suo tempo: figura che ogni tanto il destino pone al centro della scena per imprimere una svolta. Dicevo che se vincerà lui, comincerà la <<Terza Repubblica>>, e come per il passaggio tra la prima e la seconda, i nodi saranno ancora fermi nel pettine e si cambierà solo per stanchezza, ed anche per la polvere ormai accumulata su alcuni uomini di potere. Berlusconi, che è la sintesi e la sostanza del periodo cominciato nel 1994, è ancora qua, alla fine del suo percorso certo, ma ancora qua: come nel 1994 Andreotti era ancora, e ci rimase per molti anni, su uno scranno parlamentare. I misteri ci sono, i movimenti nuovi ci sono anch'essi, una volta era la Lega Nord, ora il Movimento 5 Stelle. Insomma, la storia sembra già vista. Un simpaticone che ha un po di denari da spendere, certo non quanti Berlusconi, e buoni amici in un paese sbadato e sbandato con un governo para-tecnico, ed il malcontento che cresce esponenzialmente.

Perché sottolineare tutto ciò?
Per dire che Renzi è il male? Magari per smitizzarne la bravura? Tutt'altro. Studiare il personaggio, conoscerlo, serve ad immaginare il peggio, ovviamente sperando nel meglio. Per alcuni, a cui è difficile dare torto dopo una mole importante di coincidenze e circostanze, Renzi non è solo un altro Berlusconi, ma il nuovo gradino dell'Italia peggiore e populista, ovvero quella cominciata con i misteri di Andreotti, continuata con le tangenti di Craxi ed arrivata a noi con i misteri e le tangenti dell'ex Cavaliere di Arcore, avvezzo a non farsi mancare nulla. Renzi incarna quel pensiero li, quello del guascone simpatico che gestisce le cose a suo modo, modalità dove la coerenza non è una dote essenziale, e le risposte non devono per forza essere veritiere, ma verosimili. Per altri, al contrario, il sindaco di Firenze è davvero l'ultima speranza, l'unico in grado di mettere d'accordo un numero sufficiente di persone e governare un insieme di macerie dannatamente belle che chiamiamo Italia. Per questi, ovvero per i renziani più o meno tenaci, poco contano i giri di parole, o sapere che nell'ombra di Renzi c'è Giorgio Gori, che fu anche nell'ombra di Berlusconi: bisogna puntare giustamente alle soluzioni dei problemi, e non alla loro connotazione ideologica. Allo stato attuale immaginare chi sarà Renzi da grande è esercizio affascinante ma è un azzardo.
Matteo Renzi

Chi sarà lui da grande è difficile dirlo, più facile è dire chi non siamo più noi.
La sinistra, quella della falce e martello in un grande partito di massa non esiste più, e magari non è mai esistita; le destre liberali vere, giovanili per antonomasia, in Italia hanno i capelli bianchi di un professore della Bocconi, troppo in buona fede ed ingenuo nel fidarsi di una politica arraffona, tanto da esserne stato schiacciato; una parte dell'elettorato, cercherà sempre un Duce, un uomo forte che gli toglie i problemi e che la faccia sentire parte di qualcosa, anche se questo qualcosa non si chiama più Fascismo.
Siamo cambiati, o forse adesso ci vediamo più chiaramente rispetto agli scorsi decenni. Ecco perché Renzi esiste ed ha successo, ed ecco perché l'8 dicembre potrebbe solo essere il sigillo su un'Italia ormai da raccontare ai figli.

Ivano Asaro
Ivano Asaro












mercoledì 30 ottobre 2013

Tra Letta e Crocetta si fanno i conti a Mazara.

Parlare di elezioni amministrative a sette od otto mesi dalla loro celebrazione è esercizio di stile stupido, certamente anche a Mazara. Farlo significa affondare pesantemente le mani nel presente, disegnando scenari scarsamente futuribili, magari anche realizzabili, ma di sicuro non più veritieri di ipotesi altre, apparentemente errate in questa fase.
                                   
Il nocciolo della questione gira tutt'intorno a due fattori spaventosamente lontani culturalmente ma imbarazzantemente vicine nella contemporaneità del sud. Da un lato la capacità e sapienza politica di taluni soggetti, dall'altra la crisi non più strisciante ma che fa inginocchiare larghe fette della popolazione: anche chi, fino a qualche mese fa, era troppo orgoglioso per ammetterlo. 

Chi sono i sapienti della politica? 

Sicuramente è sapiente chi sa che, a parte alcuni patti di ferro fortemente personali, tutti i discorsi fatti la mattina potrebbero non esistere più al pomeriggio, e quindi è inutile scendere in una guerra di trincea, cercando accordi pubblici al ribasso. Meglio stare nell'ombra, vantando la propria forza vera o presunta.
Nicola Cristaldi
Questo fa Cristaldi, attuale sindaco, che lascia intendere la propria potenza personale, come al solito intrisa di tracotanza, e pone gli altri come nemici del suo “buon governo”: tutte le trattative che ci sono, perché ci sono e si vedono, sono sempre ammantate di personalismo, quindi ecco perché chi viene mandato via, finanche dalla giunta, ha sempre l'area del cacciato perché inutile o traditore.





In questo solco, magari con una cultura meno ostentata, forse perché meno presente, sta Torrente.
Vito Torrente
Il suo è uno star dietro meno silenzioso: <<chi non ha parlato del suo avvicinamento a Pietro Marino, ex fedelissimo di Scilla, ora passato alla corte di Torrente?>>. Il resto però è, per i più, soltanto un susseguirsi di illazioni circa la forza dei sui colonnelli, dalle liste che sarebbe in grado di tirare su, e delle amicizie all'ars, che nonostante le prese di posizioni, potrebbe ancora vantare. Vito Torrente vuole diventare sindaco, e lo voleva già anni fa, ma la prudenza tipica degli affaristi, ed il parere delle altre forze della coalizione, gli consigliò di deviare su candidati più rassicuranti come Vinnuccia Di Giovanni, che però stava alla politica come la neve la sera di ferragosto. Vito Torrente può diventare sindaco, ma è conscio di non potere sbagliare mosse, essendo il suo un gioco di potere al rialzo, pur basandosi sulla sorte della sola città di Mazara.


La domanda spontanea a questo punto è: chi sono gli ignoranti della politica?

Gli ignoranti, e ce ne sono molti, sono quelli che già vanno correndo per accaparrarsi posti di assessorato da questo o da quel candidato, o chi crede che già oggi i giochi siano fatti. Tutto, certamente troppo, deve ancora avvenire, e non scordiamoci che anche a liste chiuse i giochini sono ancora fattibili.

In mezzo, tra sapienti ed ignoranti ci stanno i <<sapienti costretti a fare la guerra di trincea>>. Due soggetti importanti per alterni motivi stanno muovendosi, pur essendo politici di lungo corso.
Giorgio Macaddino
Da un lato c'è Macaddino. L'ex sindaco, per questioni personali, alcune tristemente giudiziarie, non può apparire in prima persona, specie in un pd che ogni tanto si ricorda della questione morale. Allora cerca di guidare il partito da fuori. L'elezione a segretario del consigliere Francesco De Blasi, non con una mozione unitaria, è il chiaro simbolo che due cose sono cambiate: Torrente è meno vicino di quello che si pensi al pd; la fronda minoritaria, incarnata da Giampiero Giacalone ed il dott. Palermo, non può che uscire dal partito se non vuole adattarsi al volere dei Macaddiniani.


Nella sponda opposta a Macaddino, sta Pino Siragusa.
Pino Siragusa
Lui è il candidato naturale del Pdl-Forza Italia, è l'alfiere in città del senatore D'Alì, ed è sempre stato li. Per la forza ideologica che il Berlusconismo ha a Mazara e nel trapanese Siragusa dovrebbe avere vita facile, facilissima. Proprio il suo referente politico, però, mesi addietro gli ha un po rovinato la festa. L'entrata del forte Scilla nel pdl pone questioni di non poco conto nel partito di Berlusconi: può Scilla stare fermo e comunque mantenere il potere su un esercito così vasto e così ardito? Può Siragusa non essere il candidato a sindaco per il pdl-forza italia? Discorso espandibile anche ai colonnelli: quelli di Scilla vogliono correre, consci di una loro forza sul territorio, liberi da condizionamenti palermitani e romani; i pdellini al contrario voglio mantenere quella leadership sul pdl locale, che gli permetterebbe di avere anche una crescita maggiore a livello regionale e nazionale. Di certo Siragusa è artefice del suo destino, ma i voti di Scilla faranno gola a molti, insieme od in ordine sparso.

Ora starete pensando:<< ma questo non aveva esordito dicendo che era stupido addentrarsi nella guerra dei voti sette od otto mesi prima delle elezioni?>>.
Si, rispondo, e ne sono ancora convinto, ma stupido lo sono sul serio, e quindi penso anche che in questo momento, nelle intricate matasse sopra descritte, per sommi capi, vadano aggiunti altri dati per una reale comprensione degli avvenimenti futuri. Le sfere alte dell'amministrazione del nostro paese sono in fibrillazione, specie il governo Letta, ma quasi tutto potrebbe rimanere quello che è almeno per larga parte del 2014.
Enrico Letta
Il consiglio dei ministri attuale è difeso dal Presidente della Repubblica, che ne è di fatto il premier politico, e questo potrebbe essere una forte garanzia, anche se può esserci la furbata del decadente Berlusconi. L'ars, a meno di clamorose defezioni, improvvise ed inaspettate, è anche quella bloccata. Crocetta ha superato la mozione di sfiducia proposta dai Grillini, e il modo in cui l'ha superata dimostra che anche a Destra non c'è tutta questa voglia di lasciare la poltrona per paturnie ideologiche.
Toni Scilla
La domanda quindi è: ma se Scilla e Pecorella non possono essere sindaco di Mazara, chi per scelta, chi per mancanza di posto, che fanno visto che non possono ambire a fare gli onorevoli? Domanda che certo pesa molto di più a Scilla che a Pecorella, reinventato e reinventabile fin troppo negli ultimi anni.

La mancanza di spazio in alto, ovvero della possibilità di concorrere per la provincia, abolita per farla breve, per la regione e forse per le camere, potrebbe complicare le cose anche a sinistra: può stare fermo Giampiero Giacalone?
Giampiero Giacalone
Può bastargli una moglie consigliere comunale, od eventualmente ritornare a farlo lui? Sicuramente no, ma neanche quella di sindaco allo stato attuale è una strada percorribile. Certo lui non resterà a guardare gli svolgimenti con le mani in mano.

Ultima, ma non ultima, questione è quella della crisi.

Ne avevo accennato all'inizio e per forza di cose, non posso dimenticarla. Mazara, anche per motivi storicamente complessi, è quasi un cadavere, ed alcune sue realtà economiche e sociali sono ormai in decomposizione incontrollata. Questo è il primo dei motivi per cui si prevede un numero enorme di candidati al consiglio comunale, quei famosi “signor nessuno”, che non finiscono mai sui giornali, che però hanno l'ardire di conoscere tizio o caio e sono altresì, a loro unico parere, titolari di almeno venti voti. Questi, per ignoranza o cretinaggine sono persone che hanno il solo scopo di lucrare, anche per disperazione personale, sulla politica. Sono convinti di entrare in consiglio e mettere bocca su un po di affari, che ormai non esistono più, per tirare via qualche migliaio di euro per loro, confortati da una classe dirigente che del resto lo fa per milioni di euro. Alcuni devono riempire le liste e raccogliere un po di voti per ricambiare qualche favore ricevuto al politichetto di turno. Tutta questa gente è per diversi motivi comunque illusa dai potenti e disillusa dalla società e dalla politica. Se i candidati al consiglio dovessero superare le 500 unità, per soli 30 posti disponibili, Mazara ed i mazaresi dovrebbero vergognarsi: questa non è più democrazia, ma la peggiore delle “stronzocrazie”. 


Ivano Asaro
Ivano Asaro