Parlare non è solo ciò che ci è proprio, ma anche quello che serve alla condivisione,al superamento dell'io egoista, al raggiungimento del meglio. Questo non è sicuro, ma è NOSTRO dovere provarci, riflettendo le aspirazioni di chi ha disegnato il futuro, disdegnando chi questo futuro vuole portarlo via.
mercoledì 23 maggio 2012
venerdì 11 maggio 2012
Mazara: i politici ce li ho, l’ospedale mi manca...
Un giorno gli storici parleranno
della nostra epoca come di una fase di passaggio, come di un naturale transito
verso qualcosa di più grande, nel bene e nel male, che noi ancora non riusciamo
a distinguere, ma che ci sta già dentro ed attorno. Come ogni fase di transito,
dall’impero romano in poi, i cittadini non hanno coscienza degli anni che
passano sopra la loro testa, ma più che altro delle scarpe che hanno ai loro
piedi. Questo disegno, un po’ pessimista, vede com’è naturale che sia delle
cause e delle conseguenze ma soprattutto delle circostanze. Quando un trasloco
deve avvenire o un nuovo capo deve arrivare, l’incertezza su ciò che è da fare
o su ciò che è legittimo aspettarsi che venga fatto è massima. Così anche oggi
si hanno dubbi sul futuro, su cosa i giovani dovranno essere, su cosa gli
anziani dovranno sopportare, perfino sul destino dell’aria che respireremo.
Anche in Italia questo marasma sordo si sta compiendo. Certo però, da quando
Garibaldi ha unito la nostra nazione, ci sono le fasi di pioggia e di sole, ma
quando piove, non lo fa dappertutto con la stessa intensità. Se a Parma, città
in cui i Grillini concorreranno al ballottaggio, si può ancora sperare è perché
lo stato sociale, seppur scalfito, ancora esiste, e questo è retto in un circolo
virtuoso da un tessuto sociale che non si arrende. Se però piove anche nell’ex
paradiso parmense, da altre parti diluvia ormai da tempo: la provincia di
Trapani. Questo territorio, specie nella sua parte meridionale, descritto come
una terra impenetrabile ed oscura, annerita dalla latitanza, ormai da
cartolina, di Matteo Messina Denaro, sembra non accontentarsi mai dei
paradossi. Anzi, quasi vantandosene, ne è sempre alla ricerca di nuovi, più
grandi. Mentre scrivo queste parole, lontano dalla mia terra, ma con il cuore
tra gli amici mazaresi, mi suscita un po’ di rabbia parlare di un argomento che
non è come gli altri, perché a Mazara del Vallo nel caso in questione, non si
parla di buche o “quartare”. Parliamo di Salute! Miriadi di fatti sono accaduti
nell’affaire ospedale: farne una scaletta seppur sommaria risulterebbe
estenuante ed inutile, sia perché imprescindibile legge di natura è che il
passato non si cambia, sia perché, come recita il titolo di una celebre film, c’è
una “matassa”. Riconosco tanto la difficoltà della storia del nostro nosocomio
nell’ultimo anno e mezzo che coloro i quali me l’hanno spiegata, mi hanno
detto: “ci vuole tempo per capirla”. Per tanto cominciamo dagli ultimi fatti.
Il 23 aprile 2012 l’Asp ha
proceduto, dopo consultazioni legali con l’avvocato di fiducia, alla seconda
assegnazione per la gara d’appalto aggiudicatasi il 7 febbraio 2012 in favore di
un raggruppamento d’imprese, risultato quindi vincitore. Di fatto però il
vincitore viene estromesso perché si riscontrano problematiche circa la
documentazione fornita, fatto che avrebbe potuto causare i ricorsi degli altri
soggetti che avevano partecipato al bando. Proprio per questo si decide allora
di rifare l’assegnazione, quando poi appare certo agli addetti ai lavori che la
ditta esclusa, il primo vincitore, presenterà egli stesso ricorso per avere
conto e ragione di quanto accaduto, fermando, è questa la tesi più accreditata,
nuovamente l’iter dei lavori. Normali storture della macchina burocratica,
direte. Il problema è che anche una goccia d’acqua se costante buca il marmo.
Mazara, di fatto entrata nel vortice lecito e prevedibile del riordino prima
regionale e poi provinciale, sembra non riuscire a vedere la luce. La gara
d’appalto è solo l’ultimo tassello di un puzzle in cui le date di consegna
servono ai politici per finire sui giornali, e le smentite provocano titoli per
i politici avversi ai primi e disagi per la gente. Le foto che vedete lungo la
pagina sono quelle dell’edificio, che adeguatamente ristrutturato, avrebbe
dovuto essere il centro d’Emergenza, atto a fronteggiare la mancanza di un
nosocomio efficiente. Come vedete non vi è possibilità alcuna di errore, il
lavoro che doveva essere pronto da mesi è ben lontano dall’assomigliare ad un
ospedale o pronto soccorso che sia. In questa situazione, in cui sarebbe facile
confondersi e lasciar perdere, come spesso si fa sotto la bandiera della
trinacria, non tutti agiscono così. Ecco che come al solito (per fortuna!) ci
sono quelli che si sobbarcano l’incombenza di un impegno che dovrebbe essere di
tutti ma che è sul groppone solo dei più coscienziosi, il Movimento di Azione
Popolare, di cui in passato avevo già parlato, ed il comitato “pro Presidio
d’Emergenza”. Anche e soprattutto a questi ho fatto riferimento per capire
qualcosa di quello che stava avvenendo. E loro per la verità me lo hanno
spiegato, sempre con il freno a mano tirato circa le valutazioni personali per
la paura di una loro strumentalizzazione, cosa per altro cercata dai politici e
che la rete non dimentica. Il quadro che descrivono vede come protagonisti
principali: la dirigenza dell’ASP, l’assessore Russo ed il sindaco Cristaldi.
Ognuno di loro in maniera diversa ha inciso su questa situazione, ognuno per
propria competenza, vera o presunta in campagna elettorale, ma questi discorsi
i comitati ed i movimenti non li fanno, limitandosi a formulare delle domande:Ivano Asaro
domenica 6 maggio 2012
Lettera aperta al Ministro Corrado Passera
DIECIeVENTICINQUE
Associazione Antimafie Rita Atria
I Siciliani Giovani
Mauro De Mauro (1970)
Giovanni Spampinato (1972)
Peppino Impastato (1978)
Mario Francese (1979)
Giuseppe Fava (1984)
Giancarlo Siani (1985)
Mauro Rostagno (1988)
Beppe Alfano (1993)
…
lunedì 30 aprile 2012
I pesci non votano (parte prima)
lunedì 23 aprile 2012
La Repubblica degli stronzi. Telejato non ti meritiamo.
Spendere parole in certe occasioni è quanto mai la cosa più inutile da fare. Spendere parole talvolta è davvero fuori luogo. In certe circostanze il silenzio è il cerotto di una società che ha ferite che non si possono sanare. La nostra Repubblica non è più quella immaginata dai padri fondatori, scritta nella costituzione, per cui migliaia di uomini sono morti. La nostra è piuttosto la repubblica degli stronzi. Non siamo più degni di definirci figli dei partigiani, tanto più che alcuni non si sono mai definiti tali, non siamo neanche più in grado di sostenere una bandiera che nei suoi colori aveva il verde della speranza ed il rosso dell’ardore e del coraggio. Ormai siamo un’illusione. Siamo figli dei professionisti della politica, gente che mai e poi mai manderà avanti qualcun altro migliore di loro, poiché sono schiavi dello stipendificio della politica. Stiamo tanto a perderci su parole che sono vuote, libertà e giustizia ad esempio, che senza una reale difesa di alcuni concetti essenziali, che partono sempre dall’idea di società, sono vuote. Invece no, i politici, che non s’immaginano nemmeno di porre idee contro i problemi si piegano al volere d’interessi superiori. Come può questo definirsi uno stato civile se neppure ciò che è evidente è sancito. Dove i disonesti giocano con due o tre mazzi di carte e gli onesti hanno talmente poco spazio che sembrano non esistere.
Il beauty contest cancellerà Telejato, forse ormai neanche le speranze hanno un senso. Un territorio quello del palermitano che grazie all’opera d’informazione costante aveva avuto una sua dignità, aveva finalmente ciò per cui vantarsi oltre a quello per cui vergognarsi. Pino Maniaci ha saputo nonostante tutto essere il vessillo nazionale di un problema che nazionalmente s’ignora: la mancanza di libertà, di pensiero. Si perché nessuno è libero di pensare se le verità non sono tutte raccontate. Se Pino Maniaci non avesse raccontato le malefatte dei mafiosi, quelli sarebbero soltanto imprenditori scellerati agli occhi della gente. Eppure i politici che sanno oliare i meccanismi dei listini bloccati e la pubblica amministrazione per le nomine, pardon, per le raccomandazioni, non sono riusciti a salvare un’emittente che da solo ha formato professionisti, ha fatto conoscere una terra esclusa pure dal mappamondo per volere delle mafie. E freghiamocene se la Bertolino a Partinico prima ed a Mazara poi non c’è stata anche e soprattutto per Pino Maniaci, e freghiamocene se le querele per il bene di tutti se l’è prese lui. Freghiamocene di tutto. Anche di un uomo che non ha più la sua vita, costretto com’è ad interpretare il ruolo di eroe, che lui umilmente dice di non essere, ma che in fondo è come del resto tutta la sua famiglia. Che vi credete che sia facile essere parenti senza scorta di Pino Maniaci nel territorio stesso di cui si raccontano le verità? Eppure Telejato chiuderà. Chiude non perché non si siano trovate le scorciatoie o i cavilli, quelli si trovano e si sono trovati perfino per questioni più grosse: ricordate l‘affaire rete 4? Per Telejato, in una piccola parte della Sicilia invece no. Certo.Ma bisogna chiedersi chi lo vuole, di sicuro non i partiti dei mafiosi, quelli sempre nominati da Maniaci; di sicuro non i partiti con i mafiosi, anche loro citati per le loro strane abitudini; ma fidatevi neanche i partiti meno vicini al potere mafioso, e perciò più colpevoli. Non uso giri di parole, il Pd si è dimenticato di Telejato, perché era bello farsi fotografare con Pino Maniaci, passare per il suo microfono, ma lo stesso poi diventava antipatico se diventavi sponsor di Lombardo, che con la mafia deve chiarire i suoi rapporti, in base a quello che ci dicono i magistrati. Chi lo vuole maniaci che è sempre stato il cane da guardia della Democrazia, il cane pazzo da guardia. Nessuno a quanto pare. Senza renderci conto che quando l’ultima parola da quella emittente verrà proferita non si spegnerà soltanto una televisione, ma una voce, un pensiero, un sogno, l’intero paese che perderà la sua dignità. Quando Telejato si spegnerà l’economia dello stato, per meglio dire degli uomini dello stato, avrà vinto contro i diritti sanciti in COSTITUZIONE, avrà vinto sulla testa delle persone che saranno meno libere e più deboli, insomma sempre più schiave. A Pino non servono i grazie per avere dato tanto, troppo ad un paese, una regione, un territorio che non lo merita. No Pino, noi non ti meritiamo, perché siamo pronti ad indignarci per Santoro, per carità degno di una battaglia di civiltà ma sicuramente in una situazione infinitamente più facile della tua. E scusatemi se dico solo Pino, conosco i membri della famiglia ma per discrezione non li cito, ma specialmente sua moglie sa quanto voglio bene a quella famiglia e quanta stima ho per loro, e quanta impotenza provo in questi momenti.
giovedì 5 aprile 2012
Il pericolo vero è l’avvento del Fascismo Bancario…. che i fatti ne stiano preparando l’avvento?

E’ vero. Si è vero, qualcosa nel nostro paese sta accadendo. Lo strano concatenamento di eventi che da qualche tempo pregiudicano, e non solo semplicemente influenzano, le sorti del nostro stato è chiaro. Borse in fibrillazione quasi ad orologeria in tutte le fasi governative, giudici stranamente scelti, nonostante tutto, per l’amico più stretto e fidato di Mr B., Marcello Dell’Utri, il quale molto probabilmente non vedrà mai la galera, come se qualcuno volesse comprarne la silenziosità, a discapito di altri che in galera per lo stesso reato ci sono, eccome. E’ quasi tutto lineare, come se gli eventi ci vogliano consegnare una nuova Pax, è come se i fatti avessero un obiettivo comune, quello di aprire le porte a qualcuno che verrà dopo e che non deve essere ostacolato da chi c'è adesso, un po’ come accaduto per MrB. dopo tangentopoli. Ma Berlusconi e la sua ascesa, la cui spiegazione totale e definitiva deve essere ancora scritta, erano frutto d’interessi e di un vuoto, quello dei partiti che non esistevano più. Proprio quel momento infatti, post Mafiopoli e Tangentopoli, scacciò i socialisti, i democristiani, etc etc, costringendo perfino i comunisti a darsi una nuova anima, nonostante che il Compagno Greganti avesse, a torto od a ragione, salvato capre e cavoli. Ma oggi questo non c’è, anzi i partiti sono troppi e troppo alto e penetrante il loro potere. La politica decide su tutto anche quando, paradossalmente, non si pronuncia. I partiti sono il metro reale di quanto confuso sia il nostro stato, di quale grave crisi ideologica si stia vivendo, persone che la pensano per lo più allo stesso modo, tranne che per trascurabili sfumature, sono per convenienza in partiti diversi, perché in sedi e sezioni diverse hanno maggiore peso, ecco perché, persino, la trasversalità oggi non è più una brutta parola, quando fino a poco tempo addietro era sinonimo di trasformismo. Ma questo, considerando l’amoralità dei partiti, è un problema secondario, perché i partiti comunque ci sono. Il pd, pdl, udc, etc etc, hanno sempre i loro candidati, può succedere qualsiasi cosa, ma dovunque, comune o provincia del nord, centro o sud il loro simbolo campeggierà, e saranno in maggioranza od opposizione, ma sempre la a presidiare gli interessi di tutte le coorti formatisi dietro questo o quel candidato. Allora perché, mi chiedo, ma questo è solo frutto di una sensazione, qualcosa di nuovo sta per irrompere nella scena, presentandosi come la vera ed unica via possibile? Quando e come questo avverrà non lo so, però lancio qualche spunto di riflessione, che fra le riga è possibile leggere nei fatti di tutti i giorni. Partiamo dal principio. Che in Italia tutto per ora vada male non è indubbio, che non si salvi nessuno se non le realtà che più strettamente si confrontano con l’estero è un dato di fatto, la stessa Fiat, va bene, si fa per ridere, solo all’estero. Vanno male le aziende, si riduce il risparmio delle famiglie, aumentano le incertezze, i titoli di studio seppure non de-legalizzati hanno un peso infinitamente inferiore a quello di qualche anno fa, perfino il calcio sta per collassare, basterebbe solo che qualche grande club avesse un tesserato coinvolto per affossare l'intera serie A. Tutto, appunto, va male. Alle spalle abbiamo un 2008, annus horribilis, che molto peggio è rispetto a quel tanto citato 1929, anno che usano i notisti come metro di paragone per descrivere l’impatto sociale della crisi economica. Ancora di più, nelle fabbriche non è più strano vedere scene di umiliazione, di singoli di fronte alla massa, come a mettere uno contro gli altri gli stessi operai, e poi la ciliegina sulla torta, il potere Mafioso è, come prima, un vero e proprio interlocutore politico. A Milano, come a Genova, se vuoi essere eletto o sei fortunato oppure devi passare dai Boss. Tutto questo per una persona che abbia minimamente studiato è il panorama che gli storici descrivono prima della venuta, anzi per usare i termini didattici, della comparsa dei forti partiti totalitari, i quali nella forza del singolo Leader incarnano un’idea, sviluppano teorie e sogni, celano le malversazioni che in realtà i potentati, che sostengono il potere, vogliono ottenere. Una su tutte che mi ritorna nella mente in questi giorni, e penso non sia un caso, è la diminuzione dei diritti sociali, dei lavoratori e delle rappresentanze sindacali. Vi dice qualcosa questo argomento? Forse corro troppo con la mente, forse corro troppo con il rievocare il fascismo, come se qualcuno a breve volesse riprenderne le mire, come se poi i fascisti se ne siano mai andati. Forse esagero, ma se esagero lo faccio in quale verso? Esagero perché noto e metto insieme cose fra loro legate solo da coincidenze o perché il nuovo fascismo non avrà camicie nere e fasci littori ma palmari con l’aggiornamento dello spread, titoli di stato da piazzare, e persone da sacrificare sull’altare dei numeri? Non è che il nuovo totalitarismo si maschererà da diritto bancario, userà le armi della depressione finanziaria per ottenere qualcosa, anche attraverso quegli adepti che foraggia nei mass-media? La risposta non la so, e questo mio modo di fare mi ricorda il professore Ruffolo, che alle domande irrisolte a lezione sornione replica che le risposte possono essere molteplici, nella convenienza vostra troverete quella che un giorno vi sarà più utile, non essendoci univocità di vedute ed interpretazioni. Qui però non si parla di diritto, od almeno non solo, perciò Io alle prossime elezioni se vedessi un uomo candidato rappresentante delle Banche, più o meno direttamente, non lo voterò.
Ivano Asaro
Un alternativa d’obbligo

Sarà che in questo vecchio pazzo paese la normalità non è mai stata di casa, sarà che il confine tra ciò che è giusto o sbagliato (legale o illegale) è talmente sottile da essere abitualmente confuso, sarà che il qualunquismo è la patologia più comune tra la gente, e l’opinione pubblica è macchiata da un malsano relativismo che fa dell’ignoranza la sua arma migliore e della menzogna la sua primaria fonte di sostentamento , sarà che da quando riesco a capirci qualcosa la politica o almeno quella degna di tale nome l’ho vista tristemente soltanto sui libri di storia (nemmeno tanto recente)cosa già dette già sentite , sarà ; eppure in mezzo a questo oceano di considerazioni reali ma che erroneamente inducono ad avere un’ idea totalmente pessima e pessimista della nostra società, trova spazio la solita sciagurata speranza.
La solita sciagurata speranza, quella di un Italia diversa o meglio di italiani diversi, chissà se migliore mi limito a dire diversa; perché a questo “sistema” dove vige la legge del più furbo, dove la legalità solo talvolta è un dovere, una necessità, dove politica e corruzione, stato e mafie hanno avuto e continuano ad avere interessi comuni; destini incrociati, a uno stato criminale si può e si deve contrapporre un alternativa.
L’ anomalia è palese il nostro è in un paese dove la legalità rappresenta un alternativa e non la prassi.
Il quesito essenziale che mi pongo a questo punto, al di là della soluzione, al di là della via giusta da percorrere (credo di parlare a nome di un intero popolo affermando che la giustizia, il rispetto delle leggi, l’equità tra governati e governanti siano la via giusta da perseguire per una condizione sociale che ci avvicini ai nostri modelli europei ) è fondamentale capire chi?chi potrebbe nell’immediatezza rappresentare la giusta controparte?chi l’innovatore?
Sarò sincero non ho una risposta o almeno attualmente non ho una risposta “politica” che soddisfi pienamente i suddetti quesiti.
Scoraggiato anche dal fatto che i partiti che si avvalgono di maggiori consensi elettorali sono: il soggetto politico responsabile del disastro economico , sociale e culturale italiano degli ultimi anni: il reo PDL, e il PD che con un opposizione di facciata diventa di fatto corresponsabile e complice. Nessuna differenza tra gli schieramenti, se poniamo la questione morale al centro della nostra auspicata innovazione, i superstiti sono certamente pochi, sicuramente insufficienti.
A questa politica corrotta e corruttrice, che non può rappresentare un alternativa leale, e che non può aspirare minimamente ad essere un modello in Europa, voglio contrapporre la purezza di singoli che lottando quotidianamente portano alle spalle il peso di un intero popolo, quella sciagurata speranza.
Utopico si, Lecito anche, perché ho sempre criticato il qualunquismo insensato, il “sono tutti uguali” m’infastidisce parecchio e quindi cominciamo a selezionare gli ideali di quegli italiani onesti dai ladri, i vari criminali Dell’Utri, Riina, Provenzano, Mr B… & co. dai lodevoli ( ognuno a suo modo )Falcone,Borsellino, Pino Maniaci , Peppino Impastato,Don Peppino Diana, Marco Travaglio solo per citare i più noti all’informazione, vorrei citare anche le tantissime anonime persone, imprenditori, sindaci, avvocati, giudici che nel silenzio, nel buio, nel disinteresse generale, lottano e magari muoiono per la legalità e la giustizia.
Concludo questo articolo con le parole tratte da un documento che fu di Don Peppino Diana, ciò che sarebbe dovuto essere un discorso pubblico, ma arrivarono prima le armi,i killer e la morte.
“Non permettiamo uomini che le nostre terre diventino luoghi di camorra, diventino un'unica grande Gomorra da distruggere..” [cit].
Pasquale Diodato.
martedì 27 marzo 2012
#ammazzafuturo
E’ strana la vita, lo s’impara andando avanti. Un giorno ti senti fiero ed orgoglioso, anche per cose piccole, che per nessuno contano, il giorno dopo magari sei li a leccarti ferite che ancora non sanguinano, ancora forse neanche inferte, che forse non arriveranno mai. La vita è strana si, proprio strana. Ci sono i posti nella vita, che contribuiscono a dare colore e tono alla stessa, i posti dove gente serena e spensierata ti fa capire che il domani è molto vicino a quel passato dove le lotte erano quotidiane e producevano altro rispetto ai sogni. Ma ci sono anche i posti, quelli tristi, dove si concretizza il malaffare degli “ammazzafuturo”. Il danno è quando un posto non riesci a catalogarlo. Ci sono luoghi che il dominio dei soldi ha consegnato all’ambiguità, dove ti sforzi di vedere gente che pensa al futuro, termine che per sua stessa natura include la socialità tra le genti, ed invece ci trovi solo gente, che non pensa al domani, ma che semplicemente va avanti, rilanciando la bisca legalizzata sulla pelle della gente. Questi luoghi, incastonati nella città più bella ed importante del mondo, Roma, sono quelli del potere, si del potere, ormai i termini rappresentanza e sinonimi sono caduti in desuetudine. Il parlamento, le sedi dei ministeri, lo stesso Palazzo Chigi, li chi vede più uomini che progettano un futuro dove si deve stare meglio che nella generazione precedente? Chi può dire che dalle aule parlamentari si siano alzate voci in grado di disegnare una società che abbia un qualche pregio od almeno un tratto identificativo? Niente di tutto ciò. E fa ancora più impressione pensare che forse il più “fondamentale” dei Presidenti del Consiglio ebbe a dire che- i politici (politicanti) pensano alle prossime elezioni, gli statisti alle prossime generazioni-cit.. Già un altro mondo. Ma cosa ci è successo? Cosa ha determinato il fatto che una volta a parlare in tv e a dare lezioni ai tedeschi eravamo noi, proprio De Gasperi (autore della citazione precedente) creò la stessa necessità di una realtà Europea, e che i discorsi di fine anno erano letti da personaggi come Pertini. Le risposte possono essere le più disparate, e non tutte conducono a MrB. Ma adesso proprio lui, MrB, non c’è più, eppure noi siamo ancora qua a farci del male, solo che adesso al male diamo un nome ed un cognome, ci accorgiamo che qualcosa sta accadendo ma stiamo fermi, impassibili, lasciando che il mondo ci passi a fianco. Ci facciamo dire di tutto, persino le sciocchezze più bieche ci entrano nello stomaco, ed avviene che magari la mente si lascia asfaltare dalla parlantina, ma l’intestino proprio non ce la fa e ti viene il mal di pancia. Come si fa a non “incazzarsi” quando ci dicono che l’articolo 18 così strutturato l’abbiamo solo noi, ergo non è così fondamentale, neanche la tanto citata Germania infondo ce l’ha. A parte che su questo andrebbero aperte discussioni enormi, ma ancor prima dei tecnicismi mi chiedo: ”ma se vogliamo davvero imitare la Germania, ma proprio da li dobbiamo cominciare?” Ok rinunciamo all’art 18 così com’è oggi, ma prima dateci una classe dirigente dove ministri si dimettono perché rei di avere copiato ad un esame, datemi una classe imprenditoriale che partorisce le eccellenze in qualsiasi campo, e che va si in Cina, ma mantiene ed aumenta i posti di lavoro sul suolo tedesco. Datemi fabbriche dove i sindacati contino nel giusto modo, non come in Italia che i contribuenti hanno comprato decine di volte la Fiat e questa adesso fa la furbetta. Dateci tutto questo prima di parlare di Germania, dateci tutto questo prima di parlare di Liberismo. Liberismo altro grande tema. Anche li le parole si sprecano, gli economisti che sanno cos’è ci vanno cauti, i politici che non lo sanno si mettono a dire delle oscenità. Risultato che loro vogliono ottenere è che gli uomini siano trattori, che quando consumano troppo carburante si buttano e se ne compra uno nuovo, naturalmente portare a demolire un mezzo agricolo ha i suoi costi, che però saranno compensati dal risparmio di carburante del nuovo trattore, utile fino al nuovo modello. Così i lavoratori che costano troppo, saranno “demoliti” sull’altare del nuovo impiegato versando una mancia di massimo 27 mensilità, che sono tante si, ma troppo poche per rappresentare un ammortizzatore utile a sopperire alla mancanza di reddito prima del nuovo lavoro, sempre se a 45-46 anni un nuovo lavoro lo trovi, sempre se lo trovi a 50 poi. Stupidamente ci incartiamo nelle parole di qualche vecchio parruccone che ci dice dove sta la verità, una verità che dopo aver venduto a pochi euro la Grecia e l’Italia adesso si prenderà la Spagna ed il Portogallo. Discorsi che non piacciono a nessuno, certo, ma che è ora di fare, perché è ormai quasi 10 che paghiamo una costante perdita di dignità nell’interesse di un sistema, quello finanziario autoreferenziale, dove singoli manager guadagnano come stati. La realtà è dura ma come si reagisce alle cose dure? Come? Questo non lo so, in questo sfogo che la rete mi permette di diffondere non voglio giustificare certe reazioni, ma come ebbi a dire tempo a dietro, chi conosce lo sguardo di un padre che non può nutrire i propri figli? Chi conosce il cuore di un padre che deve dire al figlio all’università, non ti posso più mantenere? Chi sa cosa c’è nell’animo dei ragazzi che appena finito di fare l’amore in macchina immaginano la loro vita insieme, come fu per i loro genitori, certo con sacrificio ma con tantissima passione, e che invece non possono fare altro che ritornare ad essere bambini, condannati ad essere eternamente inutili? Io non so se sia giusto scusare certe reazioni, non lo so. La cosa che più mi preoccupa, però, è che una volta quando sentivo di certe manifestazioni violente, il mio disappunto era netto, totale e spassionato. Ora sempre più spesso mi capita di vedere le immagini della Grecia, della Spagna, della Russia, della Val di Susa, e non avere più la stessa serenità d’animo e farmi una domanda, “ma perché nessuno chiede il conto a chi ha creato questo casino?”
Ivano Asaro
venerdì 9 marzo 2012
Ci sono serate che non la smetteresti mai di camminare tra la gente. Ci sono serate dove le cuffiette non sono strumenti di distrazione ma ampolle di vetro dentro le quali nascondersi, osservare. Ci sono serate che ti senti inutile, ma non perché qualcuno sia più utile di te, neanche perché hai avuto qualche delusione. Niente di tutto questo, no. Ci sono serate dove ti senti inutile perché passi sotto grandi storie di gente che ha fatto qualcosa che andava oltre ed al di sopra della loro stessa vita. Gente che con un foglio ed un po’ d’inchiostro tesseva la tela dell’orgoglio. E tu? Ed io? Guardi la gente dentro le loro macchine, non sai a quello che pensano, non sanno che tu rifletti su cose importanti. Li guardi, a volte ti guardano anche loro. Pensi che quelle persone al semaforo mai più staranno in quell’ordine, che il ragazzo dietro di te con la bici è un essere umano come te e che forse mai più vi rivedrete prima di morire, eppure non vi fermate a parlare, non vi fate neanche un saluto, figuriamoci un sorriso. Ti vengono i brividi quando sotto mille tatuaggi vedi confusione e paura, quando le maniche di camicia sotto una bella giacca sono sdrucite. Ma tu che fai, noti tutto questo, sospiri e vai avanti. Poi magari ti vengono in mente frasi che hai sentito ed a cui hai anche colpevolmente sottaciuto.<< L’arroganza della cultura, c’è gente che ha l’arroganza della cultura>>. Ma che cos’è l’arroganza della cultura? Avete mai visto un professore di lettere non essere infastidito se qualcuno ignorante prende stupide posizioni sulle figure letterarie di una poesia? Beh io si, come pure ho visto meccanici infastiditi perché avevano di fronte uno stupido che voleva spiegargli com’erano fatte le automobili. No, non esiste l’arroganza della cultura, perché chi sa è naturalmente infastidito da chi sa meno di lui, in qualsiasi ambito. Altro è l’arroganza del nozionismo, tipo quelli che sanno tutto di scemenze colossali come il numero di lingotti d’oro che nascondeva in casa Gheddafi o l’aggiornamento sempre più aggiornato sulla situazione di Avetrana, anzi no ora ultimo aggiornamento: il testamento di Dalla. Poi cambia canzone, pochi secondi in cui senti il rumore dei tuoi passi, le cuffiette non sono più ne di vetro ne di plasma, sei li nel cuore della notte, il rumore delle auto nella testa, anche di quella vecchia Alfa Romeo. Ma dura solo pochi secondi la nuova nota è già pronta, li a farti sentire forte, invincibile, solo, fesso….
martedì 6 marzo 2012
L’incredibile caso di Palermo…quando i cittadini sono colpevoli.
Ad ore ormai dal verdetto delle primarie di Palermo, 4 Marzo 2012, questa domanda mi frulla per la testa vorticosamente. Ho cominciato quest’articolo svariate volte. La verità è che di preciso non sapevo cosa avrei voluto scrivere, fino a quando ho capito che io non volevo spiegare ne tanto meno illuminare le menti. La cosa che voglio fare è sfogarmi, mettere tutto insieme: quello che ho pensato in queste ultimissime ore, quello che ho sperato, quello di cui sono convinto. Cominciamo dal principio. Rita Borsellino, che non è solamente la sorella del Magistrato con la schiena dritta, non sarà la candidata del centro-sinistra per la carica di primo cittadino del capoluogo siciliano. A scalzarla è stato tale Ferrandelli. La notizia arrivata a notte fonda ormai ha destato sulla rete numerose polemiche, tanto da farmi realmente dubitare di quello che leggevo. Invece no, seppure con un vantaggio ridicolo Ferrandelli sarà il candidato unico, a meno di colpi di scena, rappresentante dell’Idv, partito da cui è stato messo fuori proprio per il suo forte temperamento, di Sel, che per il vero tenta di entrare nella vita politica siciliana, speriamo con esiti più felici rispetto a Campobello di Mazara, dove era nota la vicinanza con il sindaco Caravà, e del Partito Democratico, quel partito che fortemente aveva voluto Rita Borsellino, o per meglio dire quel partito che fortemente aveva litigato per arrivare alla candidatura di Rita Borsellino. La candidatura di Rita Borsellino non era una candidatura come le altre, non poteva esserlo in una città come Palermo, non poteva esserlo in un momento in cui i nomi di grossi latitanti sono diradati e che il nord si scopre affetta da un cancro che fino a meno di un decennio fa ignorava, la mafia. La candidatura di Rita Borsellino non era una candidatura manageriale ne tanto meno un moto d’impeto, no nulla di tutto questo, era l’istinto di dare ad una città devastata dalla non guida di Cammarata un assetto di normale convivenza civica. Chi dice che l’età della Borsellino era troppo elevata, 70 anni, mi troverebbe d’accordo sempre, perché la macchina amministrativa ha bisogno di progettualità, ha bisogno di ardore e lungimiranza, doti che è bello riscontrare in un giovane, ma non ora, non nel 2012 dopo quasi 10 anni di sfracello. Palermo è una città che bisogna amare, ma il primo atto d’amore è ammettere che ad oggi non è per nulla rilanciabile. Nel capoluogo siculo è tutto difficile, si arriva persino a discutere se le corsie per gli autobus nel budello di corso Tukory siano giuste o sbagliate, non ci sono sommosse per il ritardo degli autobus, che passano secondo il calendario lunare non secondo gli orologi; la Zisa, un gioiello europeo è contornato da un magnifico spazio verde, basta allontanarsi però 100 metri per trovarsi garage incendiati, gente che butta l’acqua sporca per la strada e zone in cui è normale passare sotto il giogo dell’infamia; la bellezza di Ballarò è in realtà ormai schiava del solo folklore, roba che neanche i mercati di Istambul; per non parlare del mercato della Vucciria, lasciato al degrado perché, e questo lo sanno tutti, i palazzinari aspettano di potere azzannare la preda rimediando spazi sulla centralissima via Roma a basso prezzo. Palermo è questo e molto altro, non si può pensare di partire da qua direttamente con lo sviluppo, chi volesse rilanciare Mondello, intendo gli imprenditori, chi troverebbe alla pro-loco, all’assessorato, chi? Sicuramente gli stessi che hanno abbandonato le strade di Mondello al proprio destino, che non hanno saputo gestire il centro storico e che hanno permesso che il Massimo, teatro mondiale, per una sera si trasformasse in una discoteca. Non voglio essere duro, solo che Palermo o si ama o si odia, ed io l’amo, come si ama un posto che ti sa di casa anche la notte, che ha come monumento un tribunale, perché sai la grandezza degli uomini che ne hanno delineato la maestosità oltre le pietre. A questo doveva servire la placida dolcezza di Rita Borsellino, la donna che ha sempre voluto il Pd degli onesti, il Pd dei buoni. Invece no. Ha perso, di poco, ma lo ha fatto. Il popolo ha scelto qualcun altro, che non giudico, sarà la storia a dirci chi sarà l’uomo Ferrandelli. Delle annotazioni però voglio farle. Rita Borsellino è risultata sconfitta, ma perché ha perso? Non ha perso in realtà contro Ferrandelli, lei ha perso contro altri attori più subdoli. Lei ha perso contro chi ha strumentalizzato Ferrandelli, quei Lumia e Cracolici, e chissà chi altro più in alto di loro, che avevano in mente di abbattere il segretario regionale Lupo e poi creare il dramma vicino a Bersani. Queste persone sono state sorrette da truppe di politicanti pronti a svendersi al miglior offerente, tutto sotto l’egida di Raffaele Lombardo, che non potendo avvicinarsi al Pdl, causa scarso amore con Miccichè fa il bello ed il cattivo tempo con il Pd. Rita ha perso contro il tafazzismo di coloro i quali sono sempre pronti ad affermarsi per un piatto di lenticchie, vedi l’episodio Faraone, l’unico con la tessera del Pd, candidato alle primarie, con il solo sponsor del Berlusconiano democratico Matteo Renzi e del compagno di Merende e reality show Giorgio Gori. Rita Borsellino ha perso però soprattutto con i siciliani. Si perché ipotizziamo che sia vero che le truppe dei Lombardini siano intervenute, come ne sono arciconvinto anche se non ne ho le prove, per votare Ferrandelli, il loro voto seppur determinante non potrebbe mai essere la somma totale di Ferrandelli. Quindi scientemente gente non ha votato, od ha votato contro la Borsellino. Innegabile quindi dire che c’è parte del popolo palermitano che non vuole la Borsellino sindaco, al contrario di tutto il centro-sinistra italiano, quello in buona fede s’intende. E queste sono le cose che ti scoraggiano pesantemente. Come trovare la forza per continuare a dire la propria se poi la gente si propone sempre di fare delle stupidaggini. So che il mio discorso non è obbiettivo, può darsi pure che Ferrandelli risulti il nostro Kennedy, anche se sono convinto perfettamente del contrario, ma nonostante tutto Kennedy, J.F., arrivò solo dopo il "new deal" di Roosevelt, non si sarebbe potuta lottare la guerra fredda o mandare l’uomo sulla Luna senza questa scelta, come Palermo non può essere capitale del mediterraneo senza gli autobus che funzionano, un recupero delle periferie, l’affluenza di capitali esteri, un migliore collegamento con l’aeroporto, la cucitura di un ruolo dei più degni laureati direttamente in seno all’amministrazione, un piano delle opere pubbliche, non solo di centri commerciali. La rabbia è tanta, perché si è persa un’occasione per cambiare, per seguire il treno su cui Napoli, Bari, Milano dettano legge, un treno che porta verso l’Europa. Certo poi ci sarebbero altre stupidaggini da commentare, come chi vorrebbe strappare la fantomatica foto di Vasto, tipo Enrico Letta, a cui chiedo: ma con le primarie di Palermo che c'entra la foto di Vasto?
Alla luce di questo è possibile sperare?
Ivano Asaro
mercoledì 29 febbraio 2012
La Corte dei diritti umani condanna l’Italia
La Corte dei diritti umani ha condannato ieri all’unanimità, in via definitiva, i respingimenti verso la Libia attuati dal 2009, per aver violato il diritto dei migranti a non essere sottoposti a tortura o trattamenti inumani e degradanti. Il caso nello specifico riguarda i 22 somali ed eritrei che assieme ad altre 200 persone circa vennero intercettati a 35 miglia da Lampedusa il 6 maggio del 2009 da navi italiane, trasbordati su queste e riportati in Libia. L’Italia dovrà risarcire a ciascuno dei ricorrenti 15mila euro per danni morali.
“Questa sentenza sarà esaminata con la massima attenzione ed alla luce dell’analisi di questa, prenderemo decisioni per quanto riguarda il futuro”, ha commentato il presidente del Consiglio Monti. Questa sentenza “ci farà pensare e ripensare alle nostre politiche sulle migrazioni”, ha concordato il ministro per l’Integrazione e la cooperazione Andrea Riccardi. L’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr), loda il verdetto definendolo “storico”. Sempre all’unanimità, la Corte ha condannato l’Italia per aver violato l’articolo che vieta le espulsioni collettive (è solo la seconda volta in 60 anni che uno Stato membro del Consiglio d’Europa viene condannato per questa violazione) e per non aver concesso un ricorso effettivo ai migranti contro la decisione di respingimento. Nella sentenza, contenuta in circa 80 pagine, la Corte rigetta tutte le tesi difensive italiane.
Noi Giovani dell’Italia dei Valori riteniamo che la condanna della Corte di Strasburgo costituisca un necessario atto di civiltà contro le scellerate politiche sull’immigrazione messe in atto dal precedente governo, che calpestano i più elementari e fondamentali diritti della persona. Una politica aggressiva che non ha prodotto alcun risultato positivo, se pensiamo alle considerazioni del vicepresidente del Csm secondo il quale l’introduzione del reato d’immigrazione clandestina non ha affatto diminuito il fenomeno e relega dunque tale azione politica ad una mera, pericolosa ed improduttiva campagna mediatica.
Tale sentenza costituisce una condanna nei confronti di un governo illiberale, demagogico e populista, per colpa del quale un intero Popolo, quello italiano, che si è sempre caratterizzato per la tolleranza, l’accoglienza ed il rispetto dei diritti fondamentali, dovrà pagare per una condanna che denota tutta l’incapacità, l’arretratezza e l’inattualità di certe pratiche politiche che ci sono estranee ma che fanno presa su una certa classe dirigente.
Rudi Russo
Coordinatore nazionale Giovani IDV
Consigliere Regione Toscana
lunedì 20 febbraio 2012
Giovani IDV per la liberazione di Rossella Urru

Era il 22 ottobre del 2011 quando Rossella Urru, 29 anni, cooperante del Cisp è stata rapita nel deserto algerino sud occidentale, vittima della guerra tra bande terroristiche che infestano l’area. Insieme a Rossella, altri due colleghi spagnoli sono stati rapiti.
Centoventi giorni. E nessuna notizia. O meglio, le ultime risalgono a dicembre quando un gruppo dissidente di Al Qaeda ha rivendicato il rapimento. Si tratta del Movimento Unito per la jiahad in Africa.
I tre giovani lavoravano nel campo profughi di Tindouf, dove da 36 anni vive in esilio un intero popolo, quello saharawi , da quando l’ex possedimento spagnolo fu invaso dal Marocco nel 1975. Da allora i miliziani del Fronte Polisario rivendicano l’indipendenza del territorio e si battono per ottenere il ritiro del Marocco e un referendum per l’autodeterminazione del loro popolo.
Per il popolo Saharawi il rapimento potrebbe avere sviluppi fatali dal momento che la popolazione sopravvive quasi esclusivamente grazie al sostegno e all’impegno di organizzazioni umanitarie internazionali, moltissime delle quali spagnole ed italiane.
“Rossella è la parte migliore dell'Italia”, si legge sul web. Lei che ha lasciato l'Italia per “dedicarsi agli altri”. Ma l’altruismo non l’ha salvata. Si legge nel web, dove si moltiplicano gli appelli ed i comunicati.
Noi Giovani dell’Italia dei Valori aderiamo ai numerosi appelli per chiedere il massimo impegno alle Istituzioni affinché Rossella possa tornare a svolgere la sua encomiabile attività.
Chiediamo al Governo ed al Ministero degli Esteri di fare quanto più possibile per liberare Rossella e non lasciare da soli quanti, come lei, mettono a disposizione le proprie capacità, le proprie energie e si impegnano per non lasciare al proprio destino intere popolazioni che rivendicano il proprio diritto all’autodeterminazione e proprio per questo vengono perseguitati, uccisi e privati dei più fondamentali diritti.
La Comunità internazionale prenda esempio dalla Società civile che si organizza e si impegna affinché i più basilari diritti, internazionalmente garantiti, abbiano una reale ed effettiva tutela cominciando proprio dal non abbandonare chi dedica parte della propria vita impegnandosi in tal senso ed è vittima di sabotaggi e rapimenti.
Rudi Russo
Coordinatore nazionale Giovani IDV
Consigliere Regione Toscana
lunedì 13 febbraio 2012
Giovanardi e le sue ossessioni non ci rappresentano
Giovanardi questa volta l’ha sparata davvero grossa ed ha dimostrato un certo impegno nel ricercare parole offensive e provocatorie che ormai denotano infraintendibilmente l’inattualità di un personaggio politico retrogrado ed assolutamente fuori luogo.
Due donne che si baciano in strada? Sono come “chi fa la pipì in pubblico”. Il senatore del Pdl, Carlo Giovanardi ex sottosegretario con delega alla Famiglia, prosegue la sua personale “crociata” contro gli omosessuali, degna di Luigi IX di Francia, che visse nel 1200.
Ma Giovanardi, nelle sue parole, cerca una credibilità che non esiste fornendo bizzarre lezioni di educazione sessuale e di igiene. “Ci sono organi costruiti per ricevere e organi costruiti per espellere”, ha spiegato in una intervista radiofonica, aggiungendo poi: “Ci sono anche faccende delicate. Ci sono problemi di batteri, che richiedono una grande attenzione nel momento in cui si fanno certe pratiche. Quindi nel momento dell’educazione sessuale nelle scuole, è normale, dare un modello: gli organi dell'uomo e della donna sono stati creati per certe determinate funzioni. E non è altrettanto naturale il rapporto tra due uomini o due donne".
“A lei che effetto fa se uno fa pipì? Se lo fa in bagno va bene, ma se uno fa la pipì per strada davanti a lei, può darle fastidio”.
Parole che fanno effetto, specie se pronunciate dall’ex sottosegretario con delega alla Famiglia di un Paese civile come il nostro, in cui chi governa dimostra spesso di non essere all’altezza dei cittadini che rappresenta.
Noi Giovani dell’Italia dei Valori, da sempre attenti ed attivi nelle battaglie civili, riscontriamo una pericolosa ossessione nelle parole di Giovanardi che non rendono onore ad un Paese libero ed una comunità civile come la nostra. Affermazioni di una tale volgarità dovrebbero essere immediatamente censurate dal partito di cui Giovanardi fa parte, poiché irrispettose e non degne di un rappresentante del Popolo. Le uscite del senatore dimostrano quanto il nostro Paese abbia bisogno di una classe politica nuova, in grado di interpretare le propensioni di una società in continua ed inesorabile evoluzione. Chi rappresenta i cittadini ha il dovere di governare in nome del Popolo secondo il principio di universalità che vede gli eletti responsabili di fronte alla nazione intera e non una parte di questa.
Rudi Russo
Coordinatore nazionale Giovani IDV
Consigliere Regione Toscana



