Le parole sono la più bella cornice che un sogno può avere. Sembra quasi di capire dai libri di storia che il destino sia un vortice di parole che anima guerrieri e gerarchi, politici ed anarchici. Le parole sono un dono che non si può fugare, e saremmo diversi senza certe parole. Immaginate un mondo senza la frase "I have a dream" di M.L.K.? Immaginate una cultura che non si soffermi su quel "Ramo del lago di Como"? La storia è un continuo dire. Le parole però, da sole, confuse, anche quelle più giuste, risultano talvolta inutili o mediocri, e quindi bisogna riunirle. Certo non si possono ingabbiare le parole in scatole, in ampolle, ma si può influire sul loro incedere con un pensiero, con una volontà. La nostra volontà adesso ha un simbolo, un logo, una bandiera. Cosa rappresenta? Saranno le nostre parole a descrivercelo, noi intanto cominciamo a sognare.
Parlare non è solo ciò che ci è proprio, ma anche quello che serve alla condivisione,al superamento dell'io egoista, al raggiungimento del meglio. Questo non è sicuro, ma è NOSTRO dovere provarci, riflettendo le aspirazioni di chi ha disegnato il futuro, disdegnando chi questo futuro vuole portarlo via.
domenica 26 maggio 2013
mercoledì 1 maggio 2013
Mazara: l’estate alle porte
| Foto Diodato Pasquale |
Il caldo ed impetuoso vento di
scirocco, caratterizza ormai le attuali giornate mazaresi, quelle
giornate che sanno d’estate che verrà, presto e quindi di
preparativi frenetici, di progetti da portare a termine perché da
giugno si sa bisogna essere belli e pronti,senza pensieri, spiaggia e
sole. Potrebbe sembrare un discorso del tutto antropocentrico ma non
lo è affatto, la mia città (Mazara del Vallo) che per indole
proprio nel mare, nel sole e nell’accoglienza turistica ha sempre
cercato, anche se con affanni notevole, di dare il meglio di sé o
almeno di mostrare il suo lato migliore si ritrova oggi sotto le
raffiche di scirocco con gli stessi progetti incompiuti e
problematiche delle stagioni precedenti.
Non starò qui a cercare tantomeno ad
attribuire colpe di questi ritardi e queste mancanze croniche, che
caratterizzano la città del satiro, ma semplicemente intendo
evidenziare le problematiche che di fronte all’imminente arrivo
della stagione estiva, potrebbero incidere sul bilancio turistico ma
non solo, della stessa.
Dicevo per indole naturale Mazara si
trova a stretto contatto con attività che riguardano il mare in cui
si specchia e quindi le coste da esso bagnate, per ciò diviene
altrettanto naturale cercare di valorizzare e curare le spiagge, i
diversi ecosistemi naturali ed anche le infrastrutture che dal mare
dipendono.
Pensando alle spiagge fondamentale
parlare del preoccupante stato di “salute” di Tonnarella, che tra
abusivismo, erosione causata dal moto ondoso, (da sottolineare il
tratto di manto stradale non percorribile e quindi chiuso al
traffico,uno dei diversi divieti in girò per la città) ma
soprattutto incuria, rischia di presentarsi al flusso estivo in
maniera del tutto inadeguata.
Eppure avevamo tanto apprezzato l’idea
di poter usufruire della meravigliosa spiaggia e dell’intera zona
di tonnarella anche in stagioni non calde. L’intensione è rimasta
tale, la spiaggia inguardabile e pericolosa d’inverno, speriamo
almeno di poter apprezzare nel suo splendore , la nostra principale
costa sabbiosa.
Vero è che le condizioni precarie di
tonnarella non sarebbero meno gravi se fosse già attuabile il
progetto della spiaggia in città, ma viste alcune problematiche
serie presenti anche sull’intero lungomare Mazzini fino al
lungomare San Vito, diviene doppiamente preoccupante la situazione
complessiva delle coste mazaresi. Una causa su tutte è proprio il
divieto di balneazione imposto indirettamente quest’anno dal
decreto regionale 7 Marzo, che spazza via ogni aspettativa sul
progetto spiaggia in città, ancora per un altra stagione. D’altronde
era difficile aspettarsi il contrario, visto gli scarichi fognari
ancora in uso.
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| Pasquale Diodato |
Altro disagio riguarda il porto nuovo,
l’illuminazione fuori uso rende impossibile l’entrata e l’uscita
di tutte le imbarcazioni in orari di buio, disagio questo che
compromette il normale svolgimento del lavoro dei natanti soprattutto
pescherecci mazaresi. Viene cosi colpito ulteriolmente un settore già
disagiato come quello della pesca, uno dei polmoni economici della
città, insieme ad agricoltura ed turismo. Pesca ed agricoltura
attraversano un momento di crisi senza precedenti, per quanto
riguarda il turismo non possiamo dire lo stesso visionando alcuni
dati incoraggianti, ma ribadiamo le preoccupazioni espresse
precedentemente.
Altro punto da esaminare sono il
cantiere ancora aperto sulla SP 38, situazione delicata che rischia
di divenire grave a causa del pericoloso stato del manto stradale,
non vorremmo mai dover dire “ l’avevamo detto” , ci auspichiamo
quindi che il tutto venga finito al più presto, perché si può
dibattere sull’affluenza turistica, sulla spiaggia in città ma non
di certo sulla sicurezza in una delle strade più trafficate nei mesi
estivi.
Tutte le problematiche affrontate sono
ben visibili, e note ai cittadini; credo di potere affermare che la
cittadinanza tutta si auspichi di poter usufruire nel migliore dei
modi delle bellezze naturali ed infrastrutturali della nostra città,
insieme a numerosi turisti felici e soddisfatti della loro permanenza
a Mazara del Vallo città del Satiro, Città del pesce, del sole e di
mare… almeno quello non di ceramica.
| Foto Pasquale Diodato |
Pasquale Diodato
Chi riuscirà a fermarli?
Sono iniziati da poco più di una
settimana i play off NBA, alcune serie sono già concluse, altre
stanno entrando adesso nella fase caldissima. I campioni in carica, i
Miami Heat, hanno liquidato con un facile 4a0 i Milwakee
Bucks, la seria più scontata degli ultimi anni è finita come
doveva finire con gli Heat che hanno superato facilmente i Bucks
senza forzare più di tanto, gli Heat danno sensazione di essere una
squadra quasi imbattibile in una serie di 7 partitee sembrano avviati
al bis del titolo.
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| Davide Mauro |
I campioni in carica ora dovranno affrontare la
vincente della serie tra Brooklyn Nets e Chicago Bulls,
i ''tori'' sono in vantaggio 3 a 2 nelle serie e dovranno affrontare la
decisiva gara 6 davanti il pubblico amico, la serie tra queste due
franchigie è uno spot per il basket difensivo. Magnifica gara 4 dove
i Bulls si sono imposti sui Nets solo dopo 3 Over Time. I Bulls
possono chiudere la serie in gara 6 ma rimane l'incognita Rose,
infortunatosi 12 mesi fa e che ancora non rientra in campo nonostante
si alleni regolarmente con la squadra. Se dovessero passare il primo
turno i Bulls con Rose in campo potrebbero sperare di vincere un paio
di partite contro gli Heat nel secondo turno. Dall'altra parte del
tabellone dell'est la sfida tra New Knicks e Boston
Celtics sembra essere vicina alla conclusione, con la squadra di
NY che avrà 3 match point a disposizione per chiudere la serie. In
questa serie New York ha dimostrato grande solidità difensiva
nonostante il loro miglior difensore, Chandler, non sia al meglio ma
hanno anche mostrato un attacco troppo Anthony dipendete. Per i
Celtics si sta sentendo tanto la mancanza di Rondo e l'età che
avanza per Garnett e Pierce, con questa sconfitta si chiude
definitivamente un era per i Celtics che adesso dovranno pensare a
ricostruire. L'ultima serie dell'Est è quella che vede scontrarsi
gli Indiana Pacers e gli Atlanta Hawks dopo
le prime 2 partite Indiana sembravano avviarsi verso un facile 4 a 0 ma
nelle 2 partite in casa gli Hakws hanno mostrato segni di vita e sono
riusciti a pareggiare la serie, alla fine per me la spunteranno i
Pacers che sono più forti e hanno più motivazioni .
Nell'Ovest
la più grande sorpresa è il 4a0 con cui i San Antonio
Spurs hanno annientato i Los
Angeles Lakers. L'assenza di
Kobe Bryant, infortunatosi al tendine d'Achille, ha pesato parecchio
ma il 4 a 0 era quasi imprevedibile, gli Spurs se non crollano sul
più bello come la scorsa stagione possono aspirare alla finale, nei
Lakers il prossimo sarò un anno di transizione con i contrattoni in
scadenza di Bryant e Gasol che alleggeriranno il CAP e permetteranno
alla franchigia di poter prendere i migliori free agent nel 2014.
Serie molto interessante nel West è quella tra Los Angeles
Clippers e Memphis
Grizzlies, in questa serie
ancora non è stato violato il fattore campo e le 2 squadre sono sul
2a2 in perfetta parità, la serie è molto equilibrata e
probabilmente si andrà a gara 7 e per trovare il vincitore bisognerà
vedere chi saprà usare meglio le proprie armi, se i Clippers
continueranno a lasciar dominare Gasol e Randolph sarà dura poter
vincere la serie. Altra serie equilibrata è quella tra
Golden State Warriors e Denver
Nuggets, i Nuggets, orfani di
Danilo Gallinari, sono sotto 3a1 e devono assolutamente vincere gara
5 in Colorado, la serie è molto spettacolare e basta un niente per
riportare l'inerzia a favore dei Nuggets che hanno perso il fattore
campo dopo una fantastica prestazione al tiro dei Warriors in gara 2.
Ultima serie dell'Ovest è quella tra i vice campioni, gli Oklahoma
Thunder e gli Houston
Rockets, dopo una gara 1
totalmente dominata dai Thunder abbiamo assistito a 3 partite
estremamente equilibrate, dove però i Rockets hanno ottenuto una
sola vittoria, adesso i Thunder conducono le serie 3a1 e sono avviati
a vincere con comodità. Nonostante il 3a1 però i tifosi dei Thunder
hanno poco da stare allegri infatti dopo gara 3 il loro Playmaker e
secondo miglior giocatore, Russel Westbrook, ha rimediato un
infortunio al menisco che lo ha levato dai giochi fino al termine
della stagione, con questo infortunio le speranze di titolo dei
thunder si riducono al minimo..
Dopo
aver visto un po' tutte le squadre giocare, sono dell'idea che solo
un infortunio ad uno dei 2 big può levare la possibilità agli Heat
di mettere un altro anello al dito, gli avversari o sono troppo
vecchi come nel caso degli Spurs o hanno alcuni uomini cardine fuori
come i Bulls e i Thunder.
Davide Mauro
lunedì 29 aprile 2013
Yamaha-Ducati-Yamaha: Rossi, paradiso-inferno andata e ritorno?
Come
nelle fiabe più belle, certi amori ritornano, talvolta più forti di
prima; altre, come una sbiadita copia di quel che in principio era
stato. Di certo, specie nell'immediato, è complesso stabilire di
quale ipotesi si tratti. Ed è altrettanto difficile valutare il
rinnovato matrimonio tra Yamaha e il pluri-iridato Valentino Rossi.
Dopo la più che opaca esperienza in Ducati, vedremo il Valentino spumeggiante che conoscevamo, o quello non più brillante e competitivo visto con la moto Italiana?
I primi due gran premi non sono riusciti a sciogliere la riserva:
- Gran premio del Qatar; In Virtù di prove non eccezionali , Rossi si ritrova a partire dietro, ma con una rimonta eccezionale riesce a giungere secondo al traguardo. Sembra un ritorno
| Gaspare Polizzi |
- Gran premio del Texas; Rossi parte dietro e lì rimane. Non riesce ad esprimersi come vorrebbe, si rivede una moto nervosa, un pilota che sembra non osare, ma accontentarsi di lottare con i mediocri; insomma, si rivede Il Valentino dell’esperienza Ducati.
Il prosieguo della stagione ci darà delle risposte. Non sapremo mai con precisione quanto Valentino Rossi sia stato incapace di adattarsi alla Ducati, o quanto la stessa casa Italiana non sia venuta incontro all'esigenza del pilota. Ma risulta palese che ad uscirne ridimensionati ne siano stati entrambi.
Sicuramente, farebbe piacere rivedere un Rossi al top, se non altro per vedere la nostra bandiera innalzata ancora sulle piste, in giro per il mondo.
Sì, perché il compito spetta ancora al pilota Pesarese, vista la mancanza di piloti Italiani, capaci di lottare per il titolo iridato: anche se delle speranze sembrino arrivare dalle classi della moto 2 e moto 3. Di certo, sarebbe auspicabile da parte della Federazione Italiana Motociclismo un potenziamento dei Vivai, sulla farsa riga del modello spagnolo, che tanto bene sta facendo.
Gaspare
Polizzi
Sperando di avere torto: il dissenso armerà il malumore.
In questi giorni ho avuto
un fortissimo mal di testa. Sempre in questi giorni, mi sono più
volte avvicinato ad una tastiera per scrivere, e devo ammettere che
mai nessuna cosa scritta virtualmente, su questo foglio word, mi è
piaciuta o parsa intelligente. Consapevole che queste annotazioni non
v'interessano neanche lontanamente, evito anche di spiegarvi che il
mal di testa mi è passato e che forse è stato utile. Forse
quest'ultimo appunto però, e magari mi illudo, vi interessa di più.
I testi da me vergati con tasti sempre più usurati, erano tutti
rivolti a dare un'opinione personale ed umile di quanto consumato nei
palazzi istituzionali, affaire che da solo si riassume in un grande avvenimento: la rielezione di Giorgio Napolitano. Si è tanto discusso
circa l'opportunità giuridica, morale e politica di tale scelta, e
magari un giorno i nostri figli e nipoti ci chiederanno: <<perché non Rodotà? Perché non Prodi?>> Od ancora più
ironicamente ci diranno: <<vi siete tenuti per 25 anni il
berlusconismo, la rielezione di Napolitano (storica perché è il
primo bis della nostra Repubblica) non è che la costola di un
momento storico da cancellare>>. Certo che avrei voluto
scrivere di tutto questo, che avrei voluto dire la mia, magari un giorno lo farò. Il mal di testa mi ha però fermato e mi ha
fatto perdere quel tempo necessario, che ho impiegato a rendermi
conto che ancora una volta, a qualsiasi discorso l'italiano medio
presti orecchio, manca sempre una base logica, e cioè che <<bisogna procedere per priorità>>.
E' vero, in
buona sostanza, che ci si appassiona facilmente alle diatribe
“politicanti”, chi del resto non ha tifato per uno dei nomi
concorrenti nel palio del Quirinale. Tutto vero, e ve lo dice uno che
con la più genuina passione ha fatto le maratone televisive: <<sono
stato più io davanti la tv che Mentana su La7>>.
Poi succede il fatto, quello che ti
riporta alla verità, come il sole fu per Icaro.
Le mie ali molto più
misere erano i social network, strumenti che ti danno l'impressione
di potere incidere sul circostante, come se un tweet fosse un voto od
un proiettile.
Comunque la vediate queste convinzioni si sciolgono di
fronte a proiettili e voti veri.
Da un lato in una calda mattinata
romana nasce il governo Letta, quello della grande ammucchiata,
quello che potete vedere bene o male, ma che comunque sta la, c'è e
ci sarà, che vi piaccia o no; dall'altra parte nella stessa
mattinata romana c'è un uomo, uno come tanti, uno che come tanti ha
grossi problemi dentro la valigetta e dentro le tasche, che vede il
mondo un po' più grigio ogni giorno che passa, e che nella stessa
valigetta ha una pistola. Questo signore si chiama Luigi Preiti, ed
ha sparato sul serio, ha sparato nella convinzione di colpire chi ha
votato sul serio, ma ha colpito dei carabinieri, e qui non ci sono
più ne twitter o facebook che tengano.
Ecco, questa sberla ti riporta
alla verità, ti riporta alle immagini di frighi vuoti e case
polverose, ti riporta alle tasse scolastiche ed alla tristezza di un
padre. Queste cose spengono tutti gli account, rallentano i neuroni e
la smania del futile. Certo ci sono le frasi di circostanza, quelle su cui il Vespa o Giletti di turno si diletteranno, magari questa settimana ci saranno le frasi
contrite di Mara Venier e le, tristemente mitiche, espressioni di
Barbara D'urso.
Nonostante tutto le frasi di circostanza, i particolari succulenti per
le tv, però non serviranno a far si che un processo inevitabile s'inneschi. Come scrissi quasi tre anni fa
(http://sosta-vietata.blogspot.it/2010/10/lo-schiaffo-dellonda.html
), lo schiaffo sarebbe arrivato, e questo sarebbe stato ben più
gravoso da sopportare di una guancia indolenzita. Ve ne accorgerete
nei prossimi giorni. Il tam tam porterà a due sibillini discorsi,
che magari inizialmente si pronunceranno con voce sommessa, e poi
sempre più convinta:
- questo gesto è quanto meno addebitabile moralmente al vociare grillino;
- in fondo in fondo i politici se lo meritano.

Già fra le parole dei giornalisti schierati il primo
dei due messaggi è chiaro, ovvero, in maniera ipocrita e senza
scrupoli, giustificare il governo PD-PDL di Roma, come l'unica
soluzione al barbaro che avanza, tra battute e sfottò, cioé Grillo.
Dall'altra parte il sentimento popolare si colorerà di violenza ogni
giorno di più, fino a giustificare il sangue dei politici, di
qualsiasi rango e livello, e magari anche di chi politico non è ma
prende un lauto stipendio pubblico, e poi chissenefrega. La bomba che
non doveva scoppiare è in realtà implosa sotto Palazzo Chigi, e le
conseguenze sono intangibili ed ahimé incalcolabili. Per fare un
attentato di piccole dimensioni, ed il caso della Maratona di Boston
ce l'ha ampiamente dimostrato, non servono grandi mezzi, e neppure
grandi
Chi può dirsi salvo
dalla rabbia, chi? Un consigliere comunale? Un provveditore? Un
primario di un ospedale pubblico che nega un ricovero? Un
sindacalista che lucra sui costi di formazione? Nessuno è davvero
incolpevole di fronte al montare della rabbia, neppure i privati che magari hanno stili di vita particolarmente agiati e delocalizzano per lucro.
Ora magari i toni sono
pessimistici, ma io dico che sono più Gramsciani:<< il
pessimismo della ragione, l'ottimismo della volontà>>.
Io
spero che tutto ciò, che sembra concreto, non si verifichi, che la
rabbia non monti, che nessuna procura della repubblica scovi più
mega furti sui fondi regionali, o mega sistemi tangentisti. Ma se
succedesse chi sarà in grado di dire con forza <<la violenza è
del tutto ingiustificata?>> Non davanti una telecamera naturalmente, ma
davanti un caffè od in ufficio, in fabbrica come in famiglia, i
luoghi ad ogni modo dove il protocollo e l'etichetta lasciano spazio
alla spontaneità ancora prima della sincerità. Sono sempre stato
convinto che per mettere un bomba, per fare un attentato ad un
rappresentante delle istituzioni, non servano mille uomini, ma dieci e
novecentonovanta disposti a girarsi dall'altra parte, io di questi
ultimi ne conosco di più.
Voi?
| Ivano Asaro |
Ivano Asaro
mercoledì 24 aprile 2013
"Il corpo di Matteotti" di Italo Arcuri
"Voi volete ricacciarci indietro.
Noi difendiamo la libera sovranità del popolo italiano al
quale mandiamo il più alto saluto" Giacomo Matteotti, discorso
alla Camera dei Deputati del 30 Maggio 1924
"Illustre professore…
purtroppo non vedo prossimo il tempo nel quale ritornerò tranquillo
agli studi abbandonati. Non solo la convinzione, ma il dovere oggi mi
comanda di stare al posto più pericoloso, per rivendicare quelli che
sono i presupposti di qualsiasi civiltà e nazione moderna".
E' il 10 maggio 1924 quando Giacomo
Matteotti declina l'invito ricevuto da Luigi Lucchini professore
universitario a Bologna ad accettare la cattedra universitaria
offertagli, ruolo istituzionale che lo avrebbe allontanato dal
"fronte antifascista", per lo meno quello delle prime
linee; l'invito a riprendere l'impegno scientifico, che se accettato
avrebbe di certo salvato Matteotti dai fascisti, fu invece rifiutato
e rimandato al mittente.
Questa lettera, già di per sé
stimabile nelle parole, deve però essere contestualizzata nella
realtà storica per diventare eroica.
La lettera porta data 10 maggio 1924, la
prima aggressione fascista ai suoi danni risale al 18 gennaio 1921,
quando dopo appena 2 mesi di attività parlamentare, il deputato
socialista , recatosi a Ferrara viene a conoscenza per la prima volta
della viltà fascista, conoscenza che significò schiaffi ,insulti e
sputi.
Imperterrito il deputato Matteotti
compie la sua prima denuncia contro le violenze fasciste nell'aula di
Montecitorio, riportando, con precisione di dati, nomi , luoghi e
date violenze, saccheggi, incendi, minacce e violenze fisiche a danno
di donne e bambini.
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| Giacomo Matteotti |
Il 10 marzo compie la sua seconda
denuncia contro la violenza delle squadracce, verrà aggredito solo
2 giorni dopo a Rovigo, "dove viene prima rinchiuso, minacciato,
insultato, caricato su un camion, sottoposto a ripetute violenze e
minacce e rilasciato in piena notte a Lendinara, il parlamentare
polesano camminerà per 16 chilometri per essere presente la mattina
dopo a Rovigo dove era attesa la sua firma per la proroga del patto
agrario". (alcuni fascisti si vantarono di avergli riservato in quella
occasione anche violenza carnale).
Ad agosto dello stesso anno scampa
fortunosamente alcuni colpi di pistola.
Nel marzo del 1924 subisce nuove
aggressioni a Cefalù.
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| Giacomo Matteotti |
Non si piegò al regime ed il 30 Maggio
1924 pronunciò il celebre e fatale discorso alla Camera, nonché
l'ultimo.
Il 10 giugno dovette sopportare
l'ultima e la più alta sofferenza che gli uomini del duce gli
serbarono, rapito sul lungotevere Arnaldo da Brescia , fu ritrovato
senza vita il 16 Agosto 1924, mutilato.
Giacomo Matteotti fu ucciso
dai sicari del fascismo "buono", dai sicari di chi "ha
fatto anche cose buone", è stato torturato, umiliato, il suo
corpo spezzato e privato degli organi genitali, lasciato in una fossa
scavata alla meno peggio dove gli animali della selva hanno potuto
farne incetta.
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| Il cane "TRAPANI" che trovò il corpo |
Il suo corpo dilaniato, fu simbolo e
presagio di un Italia che di li a poco avrebbe fatto la stessa fine.
Quell'Italia che non capì subito ciò
con cui aveva e avrebbe avuto a che fare. La borghesia prima di tutti
fu responsabile, ha finto di credere che il regime fosse solo un
argine al disordine, all'anarchia, all'inflazione galoppante.Quando i fascisti con questo più che con altri episodi, svelarono la loro vera indole, il Paese era attonito e capì che
era ormai troppo tardi.
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| La Lanci Lambda utilizzata per il vile gesto |
Quando si ha a che fare con vite così
grandi è difficile trovare un episodio capace di raccontarle, questo
però più di altri secondo me ha la capacità di raccontare ciò che
più mi ha colpito di Matteotti, il simbolo del coraggio perseverante e
irriducibile di chi sa per cosa combatte, il coraggio infinito e
invincibile di chi ha esattamente chiaro il percorso e la
destinazione.
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| Italo Arcuri, autore del libro |
Una stretta cerchia di eroi ha
camminato le strade del mondo, in ognuna delle sue parti, una stretta
cerchia di persone è entrata di diritto nella parte dei "buoni
della storia", vengono chiamati santi, eroi sovrumani, niente di
tutto questo, sono umani, niente di meno e niente di più, sono
persone grandi che dimostrano ripetutamente come l'uomo sia fatto di
una sostanza molto più nobile di quella che crediamo, di quella che
ci fanno credere, la storia di Matteotti racconta di quanto grande
sia l'essere umano.
Il coraggio, la bontà, l'intelligenza,
l'eroismo, sono caratteristiche proprie , prima di tutto degli esseri
umani.
Giacomo Matteotti fu uomo non santo, ma
più di altri santi fu alta la sua morte.
Albino Volpi, "la pupilla dei miei
occhi", così lo chiamava il duce, sferrò la pugnalata
decisiva, l'ultima che l'Italia inflisse ad uno dei suoi figli più
grandi, interrogato in istruttoria rivelava che Matteotti morì con
un contegno quasi spavaldo :<<ha continuato a gridarci in
faccia, fino alla fine assassini! barbari, vigliacchi! Mai ebbe un
momento di debolezza per invocare pietà, e mentre noi continuavamo
egli ci ripeteva: Ucciderete me, ma l'idea che è in me non la
ucciderete mai!probabilmente se si fosse umiliato un momento e ci
avesse chiesto di salvarlo e avesse riconosciuto l'errore della sua
idea , avremo forse non compiuto fino alla fine la nostra operazione.
Ma no, fino alla fine, fino a che ha avuto un filo di voce ha
gridato. E' morto gridando viva il socialismo.>>
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| Giacomo Matteotti |
Se la pietà e la fantasia, si
trasformassero in sdegno, rabbia e ribrezzo allora il corpo di
Matteotti diventerebbe questione civile. Faccenda di denuncia
politica e sociale.
L'omicidio, passato alla storia come
conseguenza "naturale" del discorso del giugno 1924,
potrebbe avere risvolti diversi se si considerano alcuni dati,
Amerigo Dumini confessa che il movente dell'omicidio fu l'affare
Sinclair Oil, la moglie dice che la mattina del suo rapimento Giacomo
era diretto in parlamento con importantissimi documenti, il figlio di
Matteotti afferma che le scoperte del padre sul caso Sinclair Oil
furono il principale movente del suo omicidio, di cui fu complice
interessato lo stesso re.
Matteotti scoprì qualcosa, forse
qualcosa di più fastidioso del suo ultimo intervento parlamentare.
Perché dunque fu ucciso, da chi? per
conto di chi? questo e altro è raccontato dal libro il "corpo
di Matteotti", un saggio, una ricostruzione storica che mira
prima di tutto a dare dignità ad una figura che vive colpevolmente
nelle soffitte della storia.
"Il corpo di Matteotti è prima
di tutto una doverosa sfida all'oblio e al silenzio. Una sorta di
piccolo balsamo contro la malattia civile che tende a far scomparire
qualunque traccia della nostra memoria storica.E' anche una lotta
contro noi stessi, perché l'ignoranza non prenda il sopravvento e la
perdita di contatto con il passato non diventi una costante della
nostra già abulica civiltà".
"E' infine una schietta correzione a
quanto espresso in modo prepotente, da Roberto Farinacci, giornalista
e gerarca fascista che scrisse :"che fare dunque? continuare a
parlare di Matteotti? no perché il popolo italiano ne è nauseato."
Matteotti ci mise la faccia e quella
faccia fu sfigurata dal male "dell'indifferenza", <<Il Male
della Dimenticanza>> si cura guardando dritto negli occhi la storia del
Ventesimo secolo. E leggendola come se fosse oggi, perché se l’amore
per la libertà si affievolisce gli orrori che abbiamo alle spalle
potrebbero ripetersi oggi.
E
dunque "si invece perché il popolo italiano non dimentichi".
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| Alberto Arcuri |
Alberto Arcuri
domenica 14 aprile 2013
L'arroganza al potere a Bologna
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| Carlo Diana |
L'arroganza
del Sindaco di Bologna Virginio Merola non ha fine. Sin dalle
premesse è apparso chiaro il suo intento di boicottare in qualsiasi
maniera il referendum consultivo sull'abolizione del finanziamento
pubblico alle scuole dell'infanzia paritarie private. A dicembre pur
in un periodo di grave crisi economica decide d'imperio, dopo la
presentazione delle firme necessarie da parte del comitato promotore,
di non accorparlo alle elezioni politiche del 24-25 Febbraio, nel
tentativo di soffocare un pronunciamento di massa preannunciatosi
sfavorevole per gli interessi particolaristici che difende.
Dall'inizio della campagna elettorale referendaria si spoglia delle
funzioni di garante della collettività tutta, nel rispetto del
principio di equilibrio istituzionale che il suo ruolo dovrebbe
suggerirgli, per parteggiare insieme al PDL ed alla Curia nella
fazione che richiede il mantenimento dello status quo, accampando
motivazioni palesemente false ed offensive dell'intelligenza
generale. Poche ore fa "l'Incontinente", in fatto di
esternazioni da raccapriccio, spinto da una concezione della funzione
di Sindaco "legibus solutus" di medievale memoria,
preannuncia di fatto di voler ignorare l'eventuale esito a favore
dell'abolizione, infischiandosene delle conseguenze politiche di un
siffatto risultato.
Invito i cittadini di Bologna ad andare a votare
in massa Domenica 26 Maggio dalle ore 8.00 alle ore 22.00 dimostrando
ancora una volta l'alto senso civico di una città che non merita
tanto sprezzo democratico da parte di chi, tra immobilismo,
incompetenza e sempre più smaccante tutela di lobby
particolaristiche, è da tempo proteso a mortificare il concetto di
"bene comune" ed il senso della partecipazione collettiva
quale metodo per migliorare la gestione di un potere che vorrebbero
slegato da qualsivoglia controllo pubblico.
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| Carlo Diana |
Carlo Diana
venerdì 12 aprile 2013
Mazara e la lacrimuccia per il boss Agate
“Contro il carattere
non ci si può andare”. Gli anziani lo dicono sempre: “Il
carattere è carattere!”.
Quante volte ci siamo
resi conto che ci sono cose che non riusciamo proprio a non fare: non
essere eccessivamente ottimisti, irascibili, ritardatari o magari
semplicemente non sapersi tirare indietro in determinati contesti.
Tutta colpa del carattere. Le idee, di fronte all'evidenza o a teorie
più convincenti, si possono cambiare, il carattere solo mitigare o
adattare. Il carattere è una vertebra del nostro agire, una costola
della nostra anima, forse la più efficace dimostrazione di una
connessione tra spirito e dna. Ma allora, se il carattere è una cosa
nostra, innata, può essere il tratto distintivo di un popolo (di
questa o quella regione), come lo è il colore dei capelli o degli
occhi?
![]() |
| Mariano Agate |
La scorsa settimana il
mafioso mazarese Mariano Agate è morto. Da boss (si è scritto), senza mai un pentimento e presumibilmente con i rimorsi tutti dentro
lo stomaco. Di lui si dirà che è passato a miglior vita, anche se
religiosamente parlando, la sua strada non è certo dritta per il
paradiso: l’uomo degli omicidi condizionati (o preannunciati) dal
carcere, dei summit mafiosi in stile imprenditoriale, ha avuto, tra
le altre cose, il disonore di curare la latitanza di Totò Riina
nella città del Satiro. Era quel potere muto ed indefinibile, che
non si sapeva dove cominciava e, peggio ancora, dove finiva. In una
terra di morti e di guerre intestine ha incarnato lo sguardo di Cosa
Nostra, quello sguardo che diventa giudizio, che trasforma una Vespa
bianca in una Mercedes, un maglione umile in una toga, una pistola in
una sentenza. Ecco chi era costui: più temuto di Messina Denaro, affrontava in
maniera gradassa i visi degli organi giudicanti. Dal suo arresto
tanto è cambiato: Mazara è ancora patria di mafia. Di quella
“stupida”, si dirà, dei piccoli avventori che hanno i covi
dentro gli uffici delle banche compiacenti, di coloro i quali si
nascondono dietro l'assegno post-datato e che non hanno neanche più
quella prosopopea dei romanzi di Sciascia. Una mafia in tono minore,
in grado solo di aggiungere paradosso al danno concluso dai loro
predecessori. Talmente diversa che spunta come al solito la frase
(quella che tanto poi arriva sempre, che impedisce di battere Cosa
Nostra, che tiene ancora in libertà Messina Denaro): “Una volta si
sapeva chi comandava. Uno aveva un problema, andava da loro e lo
risolveva, ora invece neanche più un posto di lavoro si riesce a
trovare”. Mariano Agate era uno di quelli che rintracciavi non per
simpatia, ma per utilità. Era, come tutti i boss precedenti, lo
specchio riflesso delle mancanze dello Stato. Alcune domande però sorgono spontanee:
- perché nel 2013 la gente (e non solo chi ha tante primavere alle spalle), reclama i tempi che furono?
- Perché sembra quasi, che sotto la coltre di buonismo ed ipocrisia, Mazara abbia versato una lacrimuccia per il boss deceduto?
- Forse è quel carattere di cui parlavo prima? Che i siciliani (e nello specifico i mazaresi) abbiano un carattere tendente alla mafia? Che la sentono una cosa loro?
- Frasi come quelle dette sopra, i riferimenti ai tempi andati, la nostalgia per i giorni in cui certi nomi non si potevano dire (figuriamoci attaccare), sono il segno che qualcosa di profondo lega la nostra città alla mafia. Ma è davvero frutto di una propensione naturale? E’ davvero questione di carattere se molti concittadini si sono lasciati scappare frasi di apertura verso tale personaggio?
Molti però
hanno messo da parte il cervello, il cuore e la morale per lasciare
parlare la pancia. Ma non nel senso politico del termine, ma proprio
alimentare. Mi spiego. Mazara, per fattori locali ed internazionali,
è arrivata già oltre il punto di non ritorno: anche se domattina
l'economia, dall'edilizia alla pesca, passando per l'agricoltura e
l'artigianato ripartisse, tutto sarebbe drasticamente diverso rispetto a tre o quattro anni fa. Queste
persone non possono perdersi in sillogismi aristotelici, non possono
stare con la schiena dritta perché non hanno una cultura in grado di
sorreggere un pensiero compiuto (la mafia direbbe "beata
ignoranza"), e poi ci sono figli da sfamare, affitti e mutui da
pagare. Chi rievoca quei tempi, in maniera stupida ed inconsapevole,
è pronto a barattare diritti e autonomia in cambio di tranquillità
e stabilità (un terreno ideale per chi come Matteo Messina Denaro
esercita il suo potere sulla valle del Belice e le coste del
trapanese). Certo chi è, seppure in minima parte, a favore della
mafia, non va giustificato, MAI.
Bisogna capire d’altro canto chi è
pronto a mettersi tra le lacrime sotto il giogo di un omicida, chi
svende la propria dignità per 50 euro di spesa.
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| Matteo Messina Denaro |
Ecco, Mazara è
questa. Non per carattere, ma per crisi, dilaniata tra scuole e vie
intitolate agli eroi della guerra ai mafiosi, strade piene di pseudo
imprenditori che fanno affari loschi ed una politica che già con
largo anticipo si preoccupa delle prossime elezioni. Mazara non è
più quella del metodo corleonese di Agate e Sinacori. Mazara è
semplicemente quella dei pezzi di merda che scimmiottano altri pezzi
di merda del passato.
| Ivano Asaro |
Ivano Asaro
venerdì 5 aprile 2013
“IO NON SONO COMPLICE”
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| Marta Gancitano |
“Grazie
per la tua voglia di RESISTENZA, non perdere mai la speranza, noi
continueremo a credere e a lottare finché la Verità non sarà
venuta alla luce e Giustizia non sarà fatta.
Ti
aspetto a Palermo per levare in alto insieme a noi la tua Agenda
Rossa.”
Sono
state queste forse le parole che più mi hanno convinto a non
arrendermi, a pensare che niente è davvero perduto, a credere che
esistono ancora persone che sacrificherebbero la propria vita per il
senso di LIBERTA’, GIUSTIZIA e VERITA’. Salvatore Borsellino ha
risposto con queste parole ad una mia mail, inviata quasi per caso
dopo aver letto un libro. La curiosità e la voglia di capire cose
significasse la parola MAFIA mi ha spinto a documentarmi, a chiedere
informazioni ad alcuni giornalisti locali che pazientemente hanno
risposto alle mie domande.
A
scuola sono state poche le volte in cui si è parlato di mafia e
tutte quelle poche volte in cui è stato fatto, l’argomento è
stato trattato con superficialità, gli uomini che venivano nominati
erano sempre gli stessi: Provenzano, Riina. Vedevo dunque la mafia
come qualcosa che non mi appartenesse, come qualcosa che fosse
lontana dalla mia città. Solo dopo ho capito che non era così. Tra
i tanti nomi dei mafiosi sentiti più e più volte nessuno aveva
fatto il suo nome, MARIANO AGATE. Era lui il boss della mia città,
era lui l’uomo che intratteneva rapporti diretti con Riina, era lui
l’uomo che era stato condannato per la strage di Capaci. Proprio
ieri ho appreso la notizia della sua scomparsa, e non posso fare a
meno di domandarmi quante saranno quelle persone che lo
ringrazieranno per tutti quei favori avuti. Sono stanca di sentire
dire che la mafia non esiste più, perché non è vero! Nel momento
in cui riceviamo dei favori, nel momento in cui otteniamo qualcosa
che non ci spetta per diritto noi siamo COMPLICI! Non è difficile
capire che la mafia si è evoluta nel tempo e che evolvendosi ha
smesso di uccidere. Perché è così, meno rumore si fa più
difficile è essere scoperti.
Chiudo
con queste parole pronunciate da Giuseppe Gatì, un ragazzo che in
pochi conoscono, un blogger che aveva tanta voglia di fare, ma che
purtroppo a causa della sua prematura scomparsa è riuscito solo in
parte nell’intento.
“E’
arrivato il nostro momento, il momento dei siciliani onesti, che
vogliono lottare per un cambiamento vero, contro chi ha ridotto e
continua a ridurre la nostra terra in un deserto, abbiamo l’obbligo
morale di ribellarci.”
Gancitano
Marta
lunedì 25 marzo 2013
Italiani contro Italiani, l’altra faccia della medaglia dello sport italiano
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| Mirko Scimemi |
Il
calcio italiano è in piena crisi! Lo dicono ovunque e non solo a
livello economico; la crisi è soprattutto l’assenza di valori.
Società e soprattutto i tifosi hanno perso quei fondamentali che ci
caratterizzavano nel mondo. Io non voglio soffermarmi sul piano del
gioco, voglio trattare un argomento di forte attualità come quello
del tifoso italiano che “gufa” le squadre italiane nelle Coppe
Europee. Come si fa a tifare contro certe squadre, in cui militano
alcuni giocatori che vengono convocati da Cesare Prandelli? Ma
soprattutto come si fa a tifare per squadre di altre nazioni quando
scendono in campo contro una italiana? Certo la presa in giro al bar
può starci dopo un eventuale sconfitta, ma durante la partita si
dovrebbe essere quanto meno imparziali e non esultare per il gol
“straniero”. L’esultanza è tipica dei tifosi che vedono la
propria squadra vincere, oppure che vedono un Italia che domina per
90’ contro la Germania per intenderci. È giusto dire che le
società non danno ai tifosi il giusto esempio, non riescono a
inculcare nelle menti dei loro tifosi questo senso di attaccamento ai
club italiani in Europa. Gli unici due che si sono espressi a favore
di questo mio pensiero sono Galliani e Conte. Galliani, la vera mente
del Milan, ha lanciato un chiaro messaggio qualche settimana fa: in
Europa tifo per le Italiane, compresa l’Inter. Conte, il grande
artefice della Juventus che sta facendo faville in Italia e anche in
Europa, prima di Milan Barcellona ha dichiarato che sarebbe stato
felice che il Milan passasse in quanto italiana. Questi signori del
nostro calcio andrebbero seguiti da altra gente come il Signor
Moratti che si limitano a battute di basso profilo in caso di debacle
dei nostri club. L’Italia nel Ranking si trova al quarto posto, al
rischio di essere sopraffatta da Portogallo e Francia e perdere così
un altro posto valido per la Champions League. Questo è un motivo
valido per sostenere maggiormente le squadre italiane in Europa.
![]() |
| Mirko Scimemi |
Le
rivalità non devono andare oltre il confine italiano, perché ne va
dell’onore del paese se un Club italiano riesce a vincere una
competizione europea. Potrò anche non trovare molte persone che
concordino con questo mio pensiero(ci mancherebbe, ognuno è libero
di credere ciò che vuole), ma mi sento di dire che coloro che
guardano in tv una sfida di Champions o Europa League e tifano per
una straniera non sono sportivi, sono soltanto l’altra faccia della
medaglia di un’ Italia che ama il suo calcio.
Mirko Scimemi
lunedì 18 marzo 2013
Il Gattopardo di Bersani e Grillo
| Ivano Asaro |
Il cambiare è una di quelle parole abusate nel gergo comune, specie a livello politico e civico. Sentiamo spessissimo frasi del tipo <<Si cambia; si fa questa cosa per dare un segno di cambiamento; serve un cambiamento>>. Senza scomodare i vocabolari più acclarati, è chiaro che il significato della parola cambiamento non sia di per se qualcosa di positivo, anzi un cambiamento può essere qualcosa di negativo, e spesso lo è;
senza poi disturbare il sonno dei vecchi filosofi ed il famoso “panta rei”, anche in questo istante tutto ciò che abbiamo intorno sta cambiando e non è più uguale ad un momento prima. Per riportarci ai temi della politica, anche li il cambiamento non è solo, purtroppo, una cosa positiva. Un esempio? Uno su tutti è che molti dinosauri della politica oggi non sono più in parlamento, è cambiato in sostanza il capoccione che occupa quegli scranni. Certo alcuni sono ancora li, ma in fondo in fondo anche loro sono cambiati: Casini non è più il Golden Boy della politica italiana, e non è mai diventato Capitano, e per estremi, persino l'inossidabile Giulio Andreotti oggi non è altro che un complicato libro di storia da maneggiare con cura, ponte tra un passato che rinneghiamo ed un futuro nascosto tra le ombre.
senza poi disturbare il sonno dei vecchi filosofi ed il famoso “panta rei”, anche in questo istante tutto ciò che abbiamo intorno sta cambiando e non è più uguale ad un momento prima. Per riportarci ai temi della politica, anche li il cambiamento non è solo, purtroppo, una cosa positiva. Un esempio? Uno su tutti è che molti dinosauri della politica oggi non sono più in parlamento, è cambiato in sostanza il capoccione che occupa quegli scranni. Certo alcuni sono ancora li, ma in fondo in fondo anche loro sono cambiati: Casini non è più il Golden Boy della politica italiana, e non è mai diventato Capitano, e per estremi, persino l'inossidabile Giulio Andreotti oggi non è altro che un complicato libro di storia da maneggiare con cura, ponte tra un passato che rinneghiamo ed un futuro nascosto tra le ombre.
Tutto ci cambia attorno e non di certo in meglio: nell'ordine dopo l'impero Craxiano, impero solo politicamente inteso, si è passati all'impero Berlusconiano, impero totale e come tale con i disertori e con i dissidenti.
Tutto cambia veramente allora?
Mah, dal Gattopardo in poi chi di noi non ha almeno una volta detto: <<tutto cambia per rimanere uguale>>?. Forse hanno ragione quanti sostengono questo pensiero, e per carità questa non è la sede per smentire Tomasi di Lampedusa, anzi l'esercizio che viene più facile è proprio accordargli consenso: è vero, per ritornare sull'esempio, che si è passati, da Craxi a Berlusconi, ma quanti di voi non trovano per lo meno qualche imbarazzante analogia tra i due? Certo ognuno ha poi il dovere di dare giudizi di merito sul loro operato, così come i giudici hanno il dovere di dare giudizi di legalità sulle loro condotte. Ed il discorso via via potrebbe allargarsi, corrotti c'erano ieri, corrotti ci sono oggi, poveri disgraziati c'erano e ci sono, e magari poi ci scappa pure qualche eroe che commuove e costringe tutti a spolverarsi la giacca per i giorni di lutto.
Potremmo fermarci qui, ma scrivere senza speranza e senza lotta è la peggiore delle cose, che neanche il freddo e gelido curatore fallimentare fa. Si scrive per indirizzare questo cambiamento verso la parte più giusta, o per lo meno quella che si ritiene tale. Cambiare si, ed in meglio per giunta.
Il tanto contestato Bersani, soggetto dei giudizi che si convengono più spesso per degli sportivi, è stato giudicato un brocco, come quell'allenatore che aveva Baggio e nonostante questo non vinceva. Bersani, leader di un partito reale e forte, arriva primo e non vince, fa cose buone e nessuno se ne accorge. Bersani insomma fa parte degli allenatori mediocri. Io stesso in passato, alla luce di sue scelte lo definii <<il peso morto della storia>>.
Poi però una mattina l'Italia si alza e può, finalmente, essere fiera dei propri presidenti delle camere: non più uno Schifani, su cui le procure ci diranno, ed un Fini, antipatico ex fascista ed ormai inutile sia a destra come a sinistra, non non più loro due,
ma Laura Boldrini (alla Camera), che oltre ad essere tante cose che il mondo ci invidia, è una donna capace e che quando parla fa un discorso con la speranza e non con i problemi, non negando questi ultimi ma aprendo uno spazio per il loro superamento;
![]() |
| Laura Boldrini, neo Presidente della Camera dei Deputati |
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| Piero Grasso, neo Presidente del Senato della Repubblica |
e Piero Grasso (al Senato), anche lui è tanto tanto importante, anche se certe battute sui premi se le sarebbe potute risparmiare.
Insomma gli Italiani possono dire di non essere più quelli del Bunga Bunga, per dirla spicciola, ma quelli dell'aiuto ai profughi ed ai più bisognosi e della lotta alle mafie, mica un cambiamento da poco.
E tutto questo grazie a chi?
Io un nome, con mille specifiche da fare, ce l'ho:
- è quello stesso nome che è arrivato primo e non ha vinto,
- quello stesso che ha fatto due primarie, vincendole,
- quello stesso che ha messo fuori due siciliani dal partito, che erano due pesi massimi elettorali, per i procedimenti a loro carico(roba che nel pdl ti fanno una pernacchia),
- che ha portato di suo pugno in parlamento Corradino Mineo e lo stesso Piero Grasso (la Sicilia sana e meritevole),
si si proprio il nome dell'allenatore mediocre, Bersani. Ora il segretario del Pd non ha fatto tante cose giuste nella campagna elettorale, in più si ritrova ancora brutta gente nel partito, ed ha responsabilità evidenti in alcune sconfitte al sud, specie in Sicilia, territorio su cui avrebbe dovuto vigilare di più. Al netto di questo, negarne però gli aspetti e le azioni positive sarebbe un crimine. Bersani in fondo non è così scarso, come abbiamo visto, ed ancora di più merita un'occasione vera per provare a raddrizzare questo paese. Già certi grillini questo l'hanno capito. Bersani, non sarà forse mai uno statista, forse non sarà mai Pertini, e magari non sarà mai l'Obama italiano, ma non vedo perché non possa essere un buon presidente del consiglio, soprattutto per fare specifiche cose di cui c'è assoluto bisogno. I grillini, in un colpo solo hanno l'occasione non solo di smentire la storia, ovvero la vecchia teoria che è la politica che cambia gli uomini e non il contrario, cambiare il paese e cambiare la letteratura, proprio quel Tomasi di Lampedusa.
Cambiare tutto, migliorandolo, non si può, naturalmente, specie in soli cinque anni, ma cambiare definitivamente certe cose si. Con l'aiuto dei Grillini, che possono avere la leadership morale del prossimo esecutivo, si può incidere sul cuore marcio di questo paese e diminuire fortemente il potere finanziario sulle nostre teste, oppure consegnarlo definitivamente alle banche ed alla parte malata del pd. Si può cambiare in meglio, è questo proprio uno di quei momenti che hanno il sapore delle occasioni.
Ivano Asaro
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